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On line su Comicomix due bellissime fate, nella galleria di Alice e in quella di Anna. Se vi va, naturalmente...

Ma chi l’ha detto che al giorno d’oggi non si fanno più i miracoli? Ce ne sono fin troppi: una vera inflazione. Solo che, distratti come siamo, non li vediamo. Per esempio, ogni volta che andiamo ad acquistare la frutta assistiamo senza saperlo ad un miracolo. E così, quando acquistiamo frutta e verdura al supermercato o dal fruttivendolo, il miracolo si compie. Le carote, pagate all’agricoltore circa 10 centesimi al kg, in negozio costano 1 euro. Le zucchine passano da 30 centesimi a 1,30 euro. Le albicocche, dal produttore alla tavola, vanno da 65 centesimi a 2,10 euro. Che spettacolo sensazionale! E poi c’è il miracolo più grande di tutti. Più grande di quello che – con tutto il rispetto – fece con i pani ed i pesci quell’uomo che finì sulla croce. Il buon Gesù aveva solo pochi mezzi artigianali: la sua persona, la fede, l’amore; oggi siamo nell’era della fantascienza! Adesso c’è il miracolo dei meloni. I gustosi e dissetanti frutti dell’estate, che costano all’ingrosso tra i 35 e gli 80 centesimi al kg, ma che sulla nostra tavola ci arrivano pagando dai 3 ai 4,50 euro. O addirittura (sommo miracolo, neanche Berlusconi non è capace di tanto!), 7 euro al Kg in un negozio sul Lago di Garda, l’anno scorso, come racconta Mauro Aguzzi, coltivatore e Presidente del Consorzio del melone mantovano (dove si produce circa il 30% dei meloni nazionali). Ma come avviene questo fenomeno che fa lievitare i prezzi del 300%, 400%, o anche del 700%? Scoprirlo ci farebbe vincere almeno il nobel dell’economia. Ragioniamo: nella filiera di un prodotto agricolo, come si sa, avvengono numerosi passaggi: produttore, trasformatore, commerciante all’ingrosso, commerciante al dettaglio. E al costo di produzione vanno aggiunti raccolta, trasporto, stoccaggio, E poi, c’è il rischio d’impresa. Chi raccoglie la frutta prende circa 8 euro all’ora più i contributi (a spanne, circa 8 centesimi al kg di costo aggiuntivo). Fino a 8 centesimi di euro al kg ci vogliono per il trasporto. Poi ci sono le spese di amministrazione del negozio, le tasse, gli annessi e i connessi. Conteggiamo anche un onesto e sacrosanto guadagno per grossisti e negozianti, che ci risparmiano la fatica di girare in lungo e in largo per andare dal produttore a comprare zucchine, patate, carote, ecc ( con risparmi di tempo, di benzina, di disagio per la ricerca dei prodotti più gustosi). Allora va tutto bene? Non c’è trucco, non c’è inganno? Ricostruiamo, con qualche numero fastidiosetto i ricarichi dei vari passaggi di questo melone, sperando che nel frattempo non vada a male e non ci tocca buttarlo nella spazzatura. Forse, scopriamo dove si nasconde questo miracolo. Se nella “catena del valore” c’è un solo passaggio, cioè dal produttore al consumatore, per ogni 100 euro incassati dall’agricoltore noi ne paghiamo 177, 4 (che è già quasi il doppio...). Se c’è un intermediario, ai 100 euro che incassa il bravo agricoltore corrispondono i 232,9 euro che paghiamo noi per il melone, con un ricarico ulteriore del 55%. Niente male, no? Se poi gli intermediari sono due, all’agricoltore continuano ad entrare in tasca 100 euro, mentre noi ne paghiamo 390, con un ricarico ulteriore di “appena” il 157% e un prezzo di vendita che è 4 volte tanto. Il miracolo si compie. Inginocchiamoci con deferenza. Sì, perché, sempre facendo due conti, volendo incorporare nel prezzo un po’ di guadagno per tutti, un raddoppio (forse anche qualcosa di più) del prezzo ci potrebbe anche stare. E il resto, dove va? Ah, già. Il resto, mancia.
Buon tutto!
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Sono on line su Comicomix: Streghe nella galleria di Jolly e In gabbia nella Galleria di Rosi

“Io mi ricordo quattro ragazzi con la chitarra e un pianoforte sulla spalla...” inizia così una canzone di Venditti sulla maturità. Sugli esami di maturità. Ci pensavamo, questa notte, combattendo la nostra solita insonnia. Un momento importante nella vita di una persona. Il passaggio tra il mondo dell’infanzia e quello dell’età adulta. A questo dovrebbe servire la scuola, in fondo: a formare giovani uomini e donne, in marcia verso il domani. E la scuola, si sa, è la priorità per tutti, tutti ne parlano e hanno la loro soluzione sui mille mali che l’affliggono. Negli ultimi anni si sono alternate riforme e controriforme, un appassionante ping pong nel succedersi di governi e maggioranze che ha prodotto risultati che tutto il mondo ci invidia. La valutazione degli allievi. C’era il voto: l’agognato 6 per quelli con poca voglia di studiare, l’8 per i secchioni, il 4 per i somari, ricordate? No, via…troppo brutale. Meglio il giudizio. Più articolato, sfumato, elaborato. Più...moderno, ecco. “L’alunna non risulta sempre disponibile a elaborare compiutamente gli argomenti svolti pur in presenza di sollecitazioni da parte del corpo docente anche se presenta una spiccata predilezione per la discussione con i compagni su argomenti di varia natura” Volete mettere la poesia rispetto a un 4 in matematica o un 7 in condotta? Poi però si è deciso che forse era meglio un giudizio secco. Un aggettivo, ad esempio: Buono, Sufficiente, Così così. Meno verboso, ma comunque non netto e senz’appello come un voto. E la creatività di insegnanti ed istituti ha toccato vette sublimi. Memorabile il giudizio di una insegnante di filosofia al Liceo che, a proposito di una nostra compagna di classe, qualche tempo fa sentenziò: “Ha studiato, ma non ragiona”. Certo, un sistema così può avere qualche inconveniente. In una scuola lombarda all’inizio di quest’anno scolastico hanno chiamato i genitori di un ragazzo (trasferitosi da un’altra città) per chiedere spiegazioni sulla pagella precedente, che non riuscivano ad interpretare. Sciocchezze. Piccoli inconvenienti da pagare al progresso. E, per completare il quadro della pagella bricolage, è stata introdotta un’altra grande innovazione. Per smuovere questa scuola paludata, ci voleva aria nuova. Allora basta con le solite materie di studio, Italiano, Matematica, Disegno. Superate, inadeguate. Vecchie. Adesso ci sono materie come “Competenze psicomotorie in religione” oppure “Abilità linguistica della lingua”, che i ragazzi di una scuola di Terni si ritrovano da quest’anno in pagella. Che soddisfazione, per un padre o una madre, sapere che il proprio figlio/figlia non sa fare le equazioni di secondo grado, ma sa mandarli a cagare con abilità! E poi, gli esami. Che per 320 anni si sono svolti sempre nello stesso modo. Sbagliato. Assurdo. E che adesso, cambiano ogni 40 giorni. Prima con un solo membro interno. Poi con il Presidente esterno e tutti i membri interni. E ancora con metà interni e metà esterni. E poi i crediti, i debiti, la tesina. Che spettacolo, che innovazioni! Intanto, tra lazzi e frizzi, nei test PISA (che non si fanno durante la gita scolastica in Piazza dei Miracoli davanti alla torre pendente, ma sono test internazionali volti a misurare la capacità cognitiva e di apprendimento degli studenti) l’Italia è ormai agli ultimi posti in Europa. Intanto, la scuola sarebbe una delle priorità del programma di governo del centrosinistra, ma il ministro Fioroni sembra affaccendato ad occuparsi d’altro (DICO, assetti del Partito Democratico, ecc...). Così, in questa notte insonne, nel pensare ai quasi 500 mila ragazzi emozionati per il loro esame (che stanno svolgendo proprio in queste ore), oltre a un pizzico di nostalgia per i tempi della nostra adolescenza e alla speranza che loro abbiano il bel futuro che si meritano, ci è venuta in mente una frase del grande Ennio Flaiano: “La situazione è grave, ma non è seria”.
Buon tutto e...in bocca al lupo!
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Oggi abbiamo buone notizie. Ne siamo lieti. Ogni tanto, ci vuole. Allora: sono mesi che siete in ansia e non chiudete occhio la notte pensando al destino dell’Italia? State cercando un nome che possa risollevare le sorti del nostro sgangherato paese? Volete un nome per il successore di Romano Prodi alla guida del paese? Bene, cari amici e amiche, c’é. E’ Vincenzo Barlotti. L’uomo giusto al posto giusto. E’ perfetto. Innanzitutto, è ancora giovane. Ha 47 anni. E’ uno stimato professionista: fa il medico. E’ un uomo del sud, precisamente di Capaccio Scalo, il più popoloso centro abitato del comune di Capaccio, celebre in quanto in esso si trova la famosissima città romana di Paestum. E’ un uomo che vuole fortemente il riscatto della sua terra, della sua regione, della sua nazione. Perché è stanco della continua perdita di credibilità di questo paese agli occhi del mondo. Ha fantasia, coraggio, determinazione. Quest’uomo, per protestare contro il degrado del mezzogiorno, ed in particolare per lo scandalo dell’emergenza rifiuti in Campania, qualche giorno fa ha marciato a piedi per 4 chilometri e mezzo. Andando all’indietro. Camminando a ritroso: non è perfetto per guidare questo meraviglioso paese, e rappresentarlo nel mondo? Cosa c’è di meglio, dopo i 5 indimenticabili (ma da moltissimi già dimenticati) anni di Governo Berlusconi, in cui abbiamo disceso tutte le classifiche essitenti di credibilità, performance economiche, condizioni sociali. E cosa c’è di meglio, dopo questo splendido anno del Governo Prodi, in cui nle poche cose buone si sono dissolte in un minuetto continuo di chiacchiere, balletti, liti, giravolte? Vincenzo, invece, ha lanciato un segnale chiarissimo. Perfetto per rappresentare questo paese che si sbriciola, questa nazione impazzita, dove ci sono circa 270 miliardi di euro di evasione (più o meno 8 Leggi Finaziarie di Padoa-Schioppa) e al tempo stesso monta tra gli autonomi la rivolta per il fisco opprimente. Quest’Italia straordinaria, dove lo schieramento che difende a spada tratta la sacralità della famiglia e l’indissolubilità del matrimonio, ha 4 leader che sono tutti separati o plurisposati e nessuno si mette (almeno) a ridere? Per questo, e per molto altro ancora (ci vorrebbe un’enciclopedia) , Vincenzo Barlotti è quello che ha capito tutto. Quello che ha le chiavi per aprirci le porte del paradiso. Cominciando con un messaggio chiaro e condiviso da tutti. Lo vogliamo Presidente del Consiglio. Subito. Ora. Speriamo fondi un partito, un movimento. Scelga lui. Indietro tutta, Forza Vincenzo, la Marianna la va in campagna, quello che vuole. Se lo fa, se si candida, noi lo votiamo di sicuro. E’proprio l’uomo giusto al posto giusto!
Indietro tutta! Ops, scusate...Buon tutto!
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