venerdì, 29 giugno 2007, ore 15:03
scarabocchiato da Comicomix in italia, politica, riflessioni, fumetti, umorismo, attualità


Un evento importantissimo si è svolto mercoledì scorso. Un nuovo corso si è aperto, nella storia d’Italia. No, non stiamo parlando della convention di Torino, della discesa in campo del futuro leader del PD, del centrosinistra, del paese. Della venuta dell’uomo (della provvidenza?) che al momento giusto prenderà anche il posto di Benedetto XVI  e salirà al soglio di Pietro con il nome di Papa Walter “Sisto” Veltroni I. Stiamo parlando di un evento che si è svolto in una vecchia cascina vicino a Casale Monferrato, poco lontano dal luogo in cui Walter veniva incoronato Re d’Italia. Mentre il nostro eroe stava spiegando il suo programma alla nazione, in quel magnifico luogo circondato di alberi secolari si sono ritrovati il buon Fassino, padrone di casa (quello al Lingotto era un pupazzo),  Massimo D’Alema, con consorte al seguito (la moglie, che avete capito!), Romano Prodi insieme alla Binetti (forse era meglio Consorte dell’Unipol...) ed altri invitati. Tutti insieme per organizzare una cena (forse, l’ultima) in onore di Walter. Tutti riuniti per festeggiare il lieto annuncio del ritorno (pardon, venuta...è nuovo!) del figliol prodigo. Tutti consapevoli dell’importanza del momento. Perché con Walter, si sa, cambierà tutto. Lui non è solo l’uomo nuovo (ma nuovo veramente!) della politica italiana. Lui è l’asso spiazzatutti. Quello che dovrà risolvere in primo luogo il problema del lavoro (quello dei commensali, innazittuto!). Per riguardo bipartisan, in nome del nuovo corso “buonista”, alla cena era stato invitato anche Silvio Berlusconi, ma lui, si sa, è sempre impegnato. Aveva un appuntamento (al buio) con la Michela Brambilla, nella sua villa; un’importante riunione politica, senza precauzioni. Però Silvio si è preoccupato di mandare un sostituto, un giovane di belle speranze, un certo Rutelli, che si è portato anche Carra (Enzo, purtroppo, non la Raffa nazionale). La cospirazione, pardon la cena, è stata preparata con cura. Tutti ci tenevano che fosse un successo, come il discorso che stavano ascoltando per radio tutti insieme, in letizia, mentre felici e contenti si erano riuniti per fargli la festa. Ognuno con compiti precisi, secondo l’inclinazione. Fassino per il discorso di benvenuto, in cui avrebbe proclamato il nostro come unico erede di David Copperfiled (il mago, non il personaggio di Dickens). D’Alema e Consorte incaricati di cucinare per Walter una loro famosa ricetta, il risotto alla stricnina. Rutelli – che sull’argomento ricopre un’importantissima carica istituzionale – addetto ai frizzi ai lazzi e ai cotillons, che amorevolmente riempiva di spine, intinte nell’arsenico. Prodi sonnecchiava come sempre in un angolo. La preparazione è scorsa febbrile, anche se c’è stato un piccolo incidente: la Binetti ha scambiato gli aculei velenosi per un cilicio, li ha indossati ed è spirata in cucina mentre Carra (sempre Enzo), preso dall’entusiasmo, si è messo a cantare “Come è bello far l’amore da Trieste in giù”. A parte questo, il resto è filato liscio. Quando tutto era pronto, e l’auto di Walter è arrivata, i 12 commensali che l’attendevano si sono seduti, ciascuno al proprio posto. Una musica ha risuonato nella stanza (alcuni dicono fosse “We shall overcome”, altri invece sussurrano si trattasse di “Finchè la barca va”), Lui è entrato, circondato da dieci angeli vestiti da preti. Conscio del suo ruolo, si era vestito da Papa. Gli angeli (che erano in realtà guardie del corpo addestratissime) hanno iniziato a cantare “Osteria del Vaticano è successo un fatto strano”. Walter Veltroni con gli occhiali si è rivolto ai cardinali (pardon, commensali). Ha estratto un mitra a tripla gittata. Prima di sparare, con un sorriso beffardo ha detto a tutti: “My name is Sisto. Papa Sisto. Ma, per intercessione del grande Puffo, potete chiamarmi anche Felicetto de li Caprettari
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On line su Comicomix due bellissime fate, nella galleria di Alice e in quella di Anna. Se vi va, naturalmente...



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mercoledì, 27 giugno 2007, ore 10:38
scarabocchiato da Comicomix in pensieri, italia, economia, umorismo, attualità

Ma chi l’ha detto che al giorno d’oggi non si fanno più i miracoli? Ce ne sono fin troppi: una vera inflazione. Solo che, distratti come siamo, non li vediamo. Per esempio, ogni volta che andiamo ad acquistare la frutta assistiamo senza saperlo ad un miracolo. E così, quando acquistiamo frutta e verdura al supermercato o dal fruttivendolo, il miracolo si compie. Le carote, pagate all’agricoltore circa 10 centesimi al kg, in negozio costano 1 euro. Le zucchine passano da 30 centesimi a 1,30 euro. Le albicocche, dal produttore alla tavola, vanno da 65 centesimi a 2,10 euro. Che spettacolo sensazionale! E poi c’è il miracolo più grande di tutti. Più grande di quello che – con tutto il rispetto – fece con i pani ed i pesci quell’uomo che finì sulla croce. Il buon Gesù aveva solo pochi mezzi artigianali: la sua persona, la fede, l’amore; oggi siamo nell’era della fantascienza! Adesso c’è il miracolo dei meloni. I gustosi e dissetanti frutti dell’estate, che costano all’ingrosso tra i 35 e gli 80 centesimi al kg, ma che sulla nostra tavola ci arrivano pagando dai 3 ai 4,50 euro. O addirittura (sommo miracolo, neanche Berlusconi non è capace di tanto!), 7 euro al Kg in un negozio sul Lago di Garda, l’anno scorso, come racconta Mauro Aguzzi, coltivatore e Presidente del Consorzio del melone mantovano (dove si produce circa il 30% dei meloni nazionali). Ma come avviene questo fenomeno che fa lievitare i prezzi del 300%, 400%, o anche del 700%? Scoprirlo ci farebbe vincere almeno il nobel dell’economia. Ragioniamo: nella filiera di un prodotto agricolo, come si sa, avvengono numerosi passaggi: produttore, trasformatore, commerciante all’ingrosso, commerciante al dettaglio. E al costo di produzione vanno aggiunti raccolta, trasporto, stoccaggio, E poi, c’è il rischio d’impresa. Chi raccoglie la frutta prende circa 8 euro all’ora più i contributi (a spanne, circa 8 centesimi al kg di costo aggiuntivo). Fino a 8 centesimi di euro al kg ci vogliono per il trasporto. Poi ci sono le spese di amministrazione del negozio, le tasse, gli annessi e i connessi. Conteggiamo anche un onesto e sacrosanto guadagno per  grossisti e negozianti, che ci risparmiano la fatica di girare in lungo e in largo per andare dal produttore a comprare  zucchine, patate, carote, ecc ( con risparmi di tempo, di benzina, di disagio per la ricerca dei prodotti più gustosi). Allora va tutto bene? Non c’è trucco, non c’è inganno? Ricostruiamo, con qualche numero fastidiosetto i ricarichi dei vari passaggi di questo melone, sperando che nel frattempo non vada a male e non ci tocca buttarlo nella spazzatura. Forse, scopriamo dove si nasconde questo miracolo. Se nella “catena del valore” c’è un solo passaggio, cioè dal produttore al consumatore, per ogni 100 euro incassati dall’agricoltore noi ne paghiamo 177, 4 (che è già quasi il doppio...). Se c’è un intermediario, ai 100 euro che incassa il bravo agricoltore corrispondono i 232,9 euro che paghiamo noi per il melone, con un ricarico ulteriore del 55%. Niente male, no? Se poi gli intermediari sono due, all’agricoltore continuano ad entrare in tasca 100 euro, mentre noi ne paghiamo 390, con un ricarico ulteriore di “appena” il 157% e un prezzo di vendita che è 4 volte tanto. Il miracolo si compie. Inginocchiamoci con deferenza. Sì, perché, sempre facendo due conti, volendo incorporare nel prezzo un po’ di guadagno per tutti, un raddoppio (forse anche qualcosa di più) del prezzo ci potrebbe anche stare. E il resto, dove va? Ah, già. Il resto, mancia. 
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lunedì, 25 giugno 2007, ore 15:10
scarabocchiato da Comicomix in italia, politica, riflessioni, umorismo, attualità


Non ne posso proprio più.  Questa volta va a finire che lo faccio davvero.Noi di Comicomix siamo arrabbiati, stanchi, delusi. Questa volta lo facciamo per davvero. Sarà il caldo, sarà che siamo in auto da un’ora, in fila sulla strada che porta da Perugia al Lago Trasimeno. Da quando hanno iniziato i lavori per l’ennesima rotonda, è sempre la stessa storia. Maledetti amministratori di centrosinistra. “Stiamo lavorando per un Umbria migliore” dicono...ma va! Uffa, stavolta lo faccio davvero: tra mezzo chilometro, c’è la svolta per la vecchia strada. Giro a destra e..puf! La fila sparisce. Lo so che ora c’è il divieto di accesso per le auto. E’ diventata una pista pedonale, o ciclabile. Ma chissene frega, non controlla mai nessuno. Da quella si arriva al Lago in 5 minuti! Si, sì, stavolta lo faccio. Intanto, sul sedile posteriore, Biccio e Rosi parlano del Massimo baffetto, che faceva con gli amici le orge con sua moglie. Già. “Consorte, facci sognare” era un’invito alla sua signora a indossare per la sera l’ultimo intimo sexy acquistato proprio per i PD party con La Torre e con Valter...Ma che schifo, basta! Stavolta lo facciamo sul serio. No, dico: solo 100 metri in 15 minuti. Però, ancora un po’ e ci siamo...ho deciso: imbocco la pedonale. Ma sì! Me ne frego anch’io! Nin@ e Jolly intanto parlano del Tafazzino che va da Fiorello a cantare “Per 24 mila voti” e non si sa se parlava delle elezioni o della scalata BNL, che poi se la ricorderà la frase di Brecht che “Rapinare una banca è un reato ma avere una Banca è un reato ancora peggiore?” No, basta. Stavolta lo faccio davvero. Ecco, ci siamo. Mi metto a destra. Svolto. Basta code, basta regole. Via, veloci, verso la libertà. Ormai mancano poco più di 10 metri. Ci affianca un’auto, volume stereo a tutta, Dvd acceso su un vecchio film degli anni ‘60, “Il sorpasso”. Davanti un signore scamiciato con il viso paonazzo e una signora piacente (e un po’svestita). Dietro, una ragazzina che smanetta il cellulare e un ragazzino che gioca con il Game boy. Mette la freccia a destra. “Anche voi per la ciclabile? Ci passo anch’io!” Mi fa lui. Accenno un lievissimo sorriso. Lui sta parlando con su moglie, ad alta voce. “Non ne posso più! Ma guarda te che schifo, questi compagni! Non si può più fare niente, in questo paese, da quando comandano loro. Sempre a rompere le scatole a noi bravi cittadini. E poi, li hai visti, che facce tristi? Non se ne può proprio più. Ma dove andremo a finire?”. La moglie, finge di ascoltarlo distrattamente, ma guarda verso di me. Sorride. La fila si muove. Ormai ci siamo. Sono pronto. Lui prosegue: “Oh, era ora. Dai, che ci siamo. E vedrai che ci libereremo presto anche di questi coglioni della sinistra, e torneranno i nostri. Gente seria, preparata. E poi vitale, allegra. Ah, che bello, rivedere al potere Silvio, Bondi, La Russa e Calderoli” E allora, mosso da qualcosa più forte di me,  ho sgommato, tagliandogli la strada (tra gli applausi degli altri Comicomix) e mi rimetto sulla carreggiata principale, mentre lui ha svoltato a destra, sulla pedonale. Ma non si è arrabbiato, anzi, ci ha salutato, alzando il braccio, pugno chiuso con l’indice e il mignolo alzati, dicendo qualcosa come Forzuti, o Nerboruti, o Seduti, non lo so. Per educazione, abbiamo risposto alzando tutti e 5 i nostri pugni sinistri, sventolando i nostri orologi (un antico detto, molto noto, dice che ognuno mostra quel che ha...) e ci siamo rimessi in coda. Abbiamo sentito una frenata alla nostra destra. Tra gli alberi, s’intravedeva il nostro amico in mezzo a due poliziotti che erano lì di pattuglia. Smadonnava. Abbiamo fatto un’altra ora di fila. Al bivio, mentre molti svoltavano a destra, per godersi un po’ di fresco al Lago dopo quelle due ore di fila, noi (insieme a moltissimi altri) abbiamo proseguito a sinistra. Da quella parte c’è una collina, Un vecchio borgo immerso nel verde e un chiosco dove fanno la torta con il prosciutto. Era squisita. Siamo stati molto bene.
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venerdì, 22 giugno 2007, ore 15:10
scarabocchiato da Comicomix in pensieri, riflessioni, vita, alessandro


Una notte stellata. Guardo il cielo da questo piccolo punto di vista che è casa mia. Un buon bicchiere di vino rosso e i miei pensieri a farmi compagnia. Pensieri che si affastellano l’uno sull’altro, insieme ai ricordi lieti e no che mi accompagnano in questo viaggio che veloce se ne va via. Quante notti ho passato disteso su questo prato; e quanti me stesso sono stato io; e quante cose mi è capitato di osservare. Un po’ di tenerezza assonnata fa capolino tra questo groviglio di sensazioni, e il ricordo di chi ho amato con tutto me stesso s’impossessa di me. Dicono che il tempo è galantuomo. Mah, sarà…dipende per chi. Inevitabile, un principio di lacrima comincia a accarezzarmi gli occhi e quella domanda, che spesso tintinna nella mia mente. Perché? La domanda delle domande, Perché? Quella che tutti spesso si fanno, da quando, ancora bambini, imparano a parlare. Ma stasera,  sarà il vino che annebbia l’ultimo neurone attivo, o perché ho appena ascoltato il grande Francesco De Gregori, o forse perché ho ripreso a sfogliare distrattamente un romanzo di Gabriele Romagnoli, L’Artista, mi sembra di avere meno confusione in testa del solito. In un paragrafo di quel romanzo (che è la storia di tre generazioni maschili di una famiglia che sfilano nella totale incomunicabilità tra di loro), una ricercatrice di Taiwan racconta un episodio che le è accaduto, durante una conferenza tenuta alla Columbia University, in un'aula affollata di docenti e studenti. Il terribile imbarazzo del non riuscire a farsi capire, a causa del suo inglese dalla pronuncia incomprensibile. Solo un uomo la segue, prendendo appunti su di un quaderno. Solo per lui la donna riesce a continuare la conferenza, nonostante la voglia scappare via. E quando, finito il discorso, chiede se ci siano domande ad un uditorio semideserto e scocciato, è lui che alza la mano, è lui che fa una domanda. E poi più tardi, fuori dalla conferenza, la invita a cena. Ed è quest’uomo che la sposa, e – come lei continua a raccontare – è al suo fianco, e seguita a tradurre per tutta l’America quel suo inglese incomprensibile per tutti gli altri. E la donna di Taiwan dice che, dopo il matrimonio, ha ritrovato per caso quel quaderno di appunti; e ha riletto le pagine scritte da lui, quel giorno. E ha trovato solo scarabocchi, scarabocchi senza senso, e una scritta ripetuta tante tante volte: "She's a dream". Lei è un sogno. Perché l'amore non vive di miracoli, ma della scelta di provare a comprendersi, anche quando non ci si capisce. E l’amore è il motore della vita. Mentre ci penso, mi ricordo che sotto questo stesso cielo, ma a moltissimi chilometri da qui, nella prigione di Guantanamo, un uomo, Osama Abu Kabir, ha scritto una poesia. Che dice che i miracoli del mondo sono l’erba che ricresce dopo la pioggia, i fiori che sbocciano ad ogni primavera, gli uccelli che continuano a volare solcando i cieli. E mentre mi prende una strana allegra malinconia, mi sembra che una stella adesso brilli più forte di tutte nel cielo, quasi la posso toccare. Così, da questo piccolo angolo dell’universo che è il giardino di casa mia, in questa notte umida di stelle, mi sembra finalmente di capire che davvero non  so nulla, tranne forse che non c’è proprio niente da capire. E che in questa ricerca affannosa (e probabilmente inutile) delle ragioni e dei perché della vita, stiamo perdendo di vista quella che è la cosa più meravigliosa che ci resta da fare. Vivere. E allora, solo allora, sorrido.
Buon tutto!

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mercoledì, 20 giugno 2007, ore 12:06
scarabocchiato da Comicomix in riflessioni, scuola, giovani, umorismo

“Io mi ricordo quattro ragazzi con la chitarra e un pianoforte sulla spalla...” inizia così una canzone di Venditti sulla maturità. Sugli esami di maturità. Ci pensavamo, questa notte, combattendo la nostra solita insonnia. Un momento importante nella vita di una persona. Il passaggio tra il mondo dell’infanzia e quello dell’età adulta. A questo dovrebbe servire la scuola, in fondo: a formare giovani uomini e donne, in marcia verso il domani. E la scuola, si sa, è la priorità per tutti, tutti ne parlano e hanno la loro soluzione sui mille mali che l’affliggono. Negli ultimi anni si sono alternate riforme e controriforme, un appassionante ping pong nel succedersi di governi e maggioranze che ha prodotto risultati che tutto il mondo ci invidia. La valutazione degli allievi. C’era il voto: l’agognato 6 per quelli con poca voglia di studiare, l’8 per i secchioni, il 4 per i somari, ricordate? No, via…troppo brutale. Meglio il giudizio. Più articolato, sfumato, elaborato. Più...moderno, ecco. “L’alunna non risulta sempre disponibile a elaborare compiutamente gli argomenti svolti pur in presenza di sollecitazioni da parte del corpo docente anche se presenta una spiccata predilezione per la discussione con i compagni su argomenti di varia natura” Volete mettere la poesia rispetto a un 4 in matematica o un 7 in condotta? Poi però si è deciso che forse era meglio un giudizio secco. Un aggettivo, ad esempio: Buono, Sufficiente, Così così. Meno verboso, ma comunque non netto e senz’appello come un voto. E la creatività di insegnanti ed istituti ha toccato vette sublimi. Memorabile il giudizio di una insegnante di filosofia al Liceo che, a proposito di una nostra compagna di classe, qualche tempo fa sentenziò: “Ha studiato, ma non ragiona”. Certo, un sistema così può avere qualche inconveniente. In una scuola lombarda all’inizio di quest’anno scolastico hanno chiamato i genitori di un ragazzo (trasferitosi da un’altra città) per chiedere spiegazioni sulla pagella precedente, che non riuscivano ad interpretare. Sciocchezze. Piccoli inconvenienti da pagare al progresso. E, per completare il quadro della pagella bricolage, è stata introdotta un’altra grande innovazione. Per smuovere questa scuola paludata, ci voleva aria nuova. Allora basta con le solite materie di studio, Italiano, Matematica, Disegno. Superate, inadeguate. Vecchie. Adesso ci sono materie come “Competenze psicomotorie in religione” oppure “Abilità linguistica della lingua”, che i ragazzi di una scuola di Terni si ritrovano da quest’anno in pagella. Che soddisfazione, per un padre o una madre, sapere che il proprio figlio/figlia non sa fare le equazioni di secondo grado, ma sa mandarli a cagare con abilità! E poi, gli esami. Che per 320 anni si sono svolti sempre nello stesso modo. Sbagliato. Assurdo. E che adesso, cambiano ogni 40 giorni. Prima con un solo membro interno. Poi con il Presidente esterno e tutti i membri interni. E ancora con metà interni e metà esterni. E poi i crediti, i debiti, la tesina. Che spettacolo, che innovazioni! Intanto, tra lazzi e frizzi, nei test PISA (che non si fanno durante la gita scolastica in Piazza dei Miracoli davanti alla torre pendente, ma sono test internazionali volti a misurare la capacità cognitiva e di apprendimento degli studenti) l’Italia è ormai agli ultimi posti in Europa. Intanto, la scuola sarebbe una delle priorità del programma di governo del centrosinistra, ma il ministro Fioroni sembra affaccendato ad occuparsi d’altro (DICO, assetti del Partito Democratico, ecc...). Così, in questa notte insonne, nel pensare ai quasi 500 mila ragazzi emozionati per il loro esame (che stanno svolgendo proprio in queste ore), oltre a un pizzico di nostalgia per i tempi della nostra adolescenza e alla speranza che loro abbiano il bel futuro che si meritano, ci è venuta in mente una frase del grande Ennio Flaiano: “La situazione è grave, ma non è seria”.
Buon tutto e...in bocca al lupo!

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lunedì, 18 giugno 2007, ore 13:37
scarabocchiato da Comicomix in italia, politica, riflessioni, umorismo, attualità

Oggi abbiamo buone notizie. Ne siamo lieti. Ogni tanto, ci vuole. Allora: sono mesi che siete in ansia e  non chiudete occhio la notte pensando al destino dell’Italia? State cercando un nome che possa risollevare le sorti del nostro sgangherato paese? Volete un nome per il successore di Romano Prodi alla guida del paese? Bene, cari amici e amiche, c’é. E’ Vincenzo Barlotti. L’uomo giusto al posto giusto. E’ perfetto. Innanzitutto, è ancora giovane. Ha 47 anni. E’ uno stimato professionista: fa il medico. E’ un uomo del sud, precisamente di Capaccio Scalo, il più popoloso centro abitato del comune di Capaccio, celebre in quanto in esso si trova  la famosissima città romana di Paestum. E’ un uomo che vuole fortemente il riscatto della sua terra, della sua regione, della sua nazione. Perché è stanco della continua perdita di credibilità di questo paese agli occhi del mondo. Ha fantasia, coraggio, determinazione. Quest’uomo, per protestare contro il degrado del mezzogiorno, ed in particolare per lo scandalo dell’emergenza rifiuti in Campania, qualche giorno fa ha marciato a piedi per 4 chilometri e mezzo. Andando all’indietro. Camminando a ritroso: non è perfetto per guidare questo meraviglioso paese, e rappresentarlo nel mondo? Cosa c’è di meglio, dopo i 5 indimenticabili (ma da moltissimi già dimenticati) anni di Governo Berlusconi,  in cui abbiamo disceso tutte le classifiche essitenti di credibilità, performance economiche, condizioni sociali. E cosa c’è di meglio, dopo questo splendido anno del Governo Prodi, in cui nle poche cose buone si sono dissolte in un minuetto continuo di chiacchiere, balletti, liti, giravolte? Vincenzo, invece, ha lanciato un segnale chiarissimo. Perfetto per rappresentare questo paese che si sbriciola, questa nazione impazzita, dove ci sono circa 270 miliardi di euro di evasione (più o meno 8 Leggi Finaziarie di Padoa-Schioppa) e al tempo stesso monta tra gli autonomi la rivolta per il fisco opprimente. Quest’Italia straordinaria, dove lo schieramento che difende a spada tratta la sacralità della famiglia e l’indissolubilità del matrimonio, ha 4 leader che sono tutti separati o plurisposati e nessuno si mette (almeno) a ridere? Per questo, e per molto altro ancora (ci vorrebbe un’enciclopedia) , Vincenzo Barlotti è quello che ha capito tutto. Quello che ha le chiavi per aprirci le porte del paradiso. Cominciando con un messaggio chiaro e condiviso da tutti. Lo vogliamo Presidente del Consiglio. Subito. Ora. Speriamo fondi un partito, un movimento. Scelga lui. Indietro tutta, Forza Vincenzo, la Marianna la va in campagna, quello che vuole. Se lo fa, se si candida, noi lo votiamo di sicuro. E’proprio l’uomo giusto al posto giusto!
Indietro tutta! Ops, scusate...Buon tutto!

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