venerdì, 31 agosto 2007, ore 15:19
Piero Marrazzo, Presidente della Regione Lazio. Ma, soprattutto, impavido eroe - senza macchia e senza paura - di “Mi manda RaiTre”, la trasmissione dove abusi e soprusi vengono smascherati, la Tv dalla parte del cittadino. Il nostro Marrazzo, prestato alla politica, ha portato la sua esperienza, la sua professionalità, il suo coraggio nell’Amministrazione regionale, mettendo in grande agitazione i corridoi del palazzo regionale, le diramazioni e succursali delle varie Agenzie, Enti dipendenti, Società controllate della stessa regione Lazio. Ma celava dentro sé un grande segreto. Il nostro Marrazzo, infatti, è stato costretto a fare il giornalista (forse per cause ereditarie, essendo il figlio del grande Giuseppe Marrazzo) mentre nutriva sin da piccolo una grande passione per il Valzer. No, non per il Valter (Veltroni). Per il valzer, il ballo. Aveva maturato questa passione guardando lo Zecchino D’Oro, il tenero Topo Gigio, il grande mago Zurlì, il piccolo coro dell’Antoniano. E rimase folgorato da Cristina d’Avena e dal suo mitico Valzer del Moscerino. Una passione che, non appena liberato dalloppressiva quotidianità del giornalismo d’assalto, avrebbe voluto sfogare. Ma, da Presidente di una Regione sommersa dai debiti (grazie alla bravura del suo predecessore Francesco Storace) cosa poteva fare? Per fortuna, è venuto in suo soccorso uno degli esponenti di punta del partito di Clemente Mastella, il grande Regino Brachetti (non Arturo, il trasformista). Il sor Regino, nominato in un primo tempo da Marrazzo - per indubbi meriti acquisti - Assessore al personale della Regione Lazio, sapendo della sua grande passione per il valzer, ha lasciato il suo posto dopo due anni a Daniele Fichera, un fedelissimo di Marrazzo. Il Presidente senza macchia e senza paura, commosso, ha ringraziato “l’amico Brachetti per il grande lavoro svolto insieme” dicendosi certo che “si troveranno presto altre occasioni di collaborazione”. Detto fatto. Marazzo, uomo tutto d’un pezzo, non un politicante come tutti gli altri, quello stesso giorno nomina il grande Brachetti (non il trasformista, il politico) Presidente del Collegio degli esperti (70mila euro annui), dove sostituisce Aldo Rivela (già segretario della Giunta, nominato dall’ottimo Storace) che viene a sua volta nominato commissario dell’Istituto regionale di Studi Giuridici Carlo Temolo. Tutto in poche ore. E poco tempo dopo, per non farsi mancare niente, Marrazzo nomina l’ottimo Brachetti anche Presidente della Lait (la Lazio Informatica, quella dell’affair Storace). Quando si sono salutati, il Presidente Marrano (padon, Marrazzo), preso dall’entusiasmo, ha detto: “Ti mando a Rai Tre?” E Brachetti ha risposto sorridendo: “Mi manda Mastella....”
Trullallà Trullallà questo è il valzer che fa là là là...
Buon tutto!
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mercoledì, 29 agosto 2007, ore 15:00
Micaela ha 34 anni. E’ bella, solare, dolce. Condivide con molte sue coetanee un destino simile. E’ laureata, con un lavoro poco stabile. Ama la pizza, la vita all’aria aperta, chiacchierare con le amiche. Adora i bambini, specialmente Luca e Sara, i suoi gioielli. Intelligente, curiosa, le piace leggere. Legge di tutto, dai quotidiani “seri” alle riviste “femminili”. E ha letto tempo fa che una neurologa americana, in un suo libro, ha scritto che le donne sono molto più chiacchierone degli uomini: dicono ogni giorno 20mila parole contro 7 mila. Ma su questo punto, non sono tutti d’accordo. Su un quotidiano ha letto di recente che una ricerca condotta da un’equipe di psicologi delle università del Texas e dell’Arizona, pubblicata nell’ultimo numero di Science, ha smentito questa tesi, sostenendo che più o meno uomini e donne dicono lo stesso numero di parole al giorno, circa 16 mila. Un argomento davvero interessante, pensa Micaela. Le verrebbe da sorridere, mentre sta seduta per terra, in salotto, appoggiata al muro di fronte alla Tv spenta. Ma non può. Le fa male la mascella. Oggi, dopo pranzo, Paolo, suo marito, il suo compagno, il padre dei suoi figli, l’ha picchiata. Anche questo, Micaela lo sa, lo ha letto da qualche parte, ora non se lo ricorda perché è un po’intontita dalle botte, succede. Spesso. Micaela ha letto che oltre 5 milioni di donne in Italia subiscono violenza, e che la gran parte di queste violenze avviene tra le mura di casa. E molto spesso, non se ne sa nulla, perché le donne si vergognano, come lei, di andare in ospedale, farsi medicare, denunciare. Sente qualcosa di caldo scenderle dal viso. Lacrime....Si asciuga le guance con il dorso della mano, che s’arrossa. Micaela vorrebbe alzarsi, ma non ce la fa. Le gira la testa, tutto è confuso, ovattato, lontano. E’ stanca, Micaela. Sente le palpebre chiudersi. Solo mezz’ora, ferma. Così. Poi, si laverà il viso, si darà una sistemata. Ci sono i bambini da andare a prendere. C’è la cena da preparare e, domattina, il lavoro. Piega dolcemente, semplicemente, la testa di lato. Dalla finestra, il traffico è un ronzio, sempre più lontano.
Buon tutto.
Vi chiediamo scusa se oggi su lo Scarabocchio non c’è proprio nulla da ridere. In Italia il 31, 9 per cento delle donne tra i sedici e i settanta anni hanno subito violenza fisica o sessuale nel corso della loro vita. 5 milioni di donne vittime di violenza sessuale, 3,9 milioni hanno conosciuto "solo" violenze fisiche, (minacce, schiaffi, ecc...). La quasi totalità degli abusi (il 96%) non viene denunciata. Dietro queste aride cifre, c’è dolore, umiliazione, visi e storie di migliaia di donne. C’è un pezzo d'Italia che pochi conoscono. Perché è più comodo non vedere.
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lunedì, 27 agosto 2007, ore 15:11
Secondo molti giornali, stamattina in Italia non si dovrebbe parlare d’altro. Questo fine settimana molti milioni di italiani hanno purtroppo concluso le loro meritatissime vacanze. E oggi, nelle fabbriche, negli uffici, nei negozi, nei tram, insomma dappertutto, ci raccontano di tante facce tristi. Angosciate. Disperate. Distrutte.Una tristezza infinita, impossibile da misurare si starebbe impadronendo delle nostre coscienze. E’ lo stress da rientro. Una gravissima malattia, di cui giustamente parlano e parleranno ancora di più nei prossimi giorni tutti i media, dedicando all’importantissimo argomento dossier, sondaggi, inchieste, interviste a Psicologi, Neurologi, Psichiatri, Sgarbi, Crepet e alla new entry Fabrizio Corona. In effetti, dopo aver trascorso un lunghissimo periodo di vacanze (una settimana, dieci giorni, due settimane per i più ricchi) rituffarsi nella propria vita di tutti i giorni sembra un trauma difficilmente superabile. E fioccheranno i consigli per evitare che, sotto il peso della normalità, molti non riescano a farcela e si ammalino o, peggio, decidano di farla finita. In giro, però, abbiamo visto anche delle facce allegre. Chi saranno questi fortunati? Incuriositi, abbiamo chiesto in giro. Allora: c’è Francesca, che lavorava in una piccola azienda tessile che ha chiuso il 30 luglio. Felice e contenta. Luigi, carpentiere di una ditta edile che lo ha licenziato per esubero di personale, che ride a crepapelle in modo compulsivo. Simona, che ha la madre ammalata, che non può muoversi. Canta a squarciagola. Marco, che ha un contratto a progetto in scadenza il 30 settembre e poi non sa cosa farà. Balla da solo, ebbro di felicità. Guardando la nostra faccia tetra allo specchio abbiamo pensato che il prossimo anno, anziché il solito mese di ritiro sabbatico sulla Costa Smeralda, passato a giocare a golf, nuotare, fare pesca subacquea e a cenare al Billionaire con Flavio Briatore e Lele Mora, andiamo a fare un mese di volontariato in Darfur. Al rientro, staremo così bene, avremo il viso così fresco e riposato, che c’invidieranno tutti.
Buon tutto!
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venerdì, 24 agosto 2007, ore 15:10
Sta crescendo pian piano un venticello che forse diventerà un uragano. Salvatore Vassallo, uno dei “saggi” che ha redatto il manifesto per il Partito Democratico, ha detto: “Basta con la Festa de L’Unità!” La dichiarazione, fatta da tanto “autorevole” pulpito ha fatto sobbalzare molti potenziali (ex?) elettori del Pd, ignari delle motivazioni (certo nobilissime) del Vassallo. Alcuni, tra cui il barista del Bar dello sport di Borgo a Buggiano, hanno pensato che il Salvatore fosse stato alla Festa de l’Unità di Piumazzo e gli avessero propinato del prosciutto rancido. Altri, tra cui un pescatore di Mazara del Vallo, hanno ipotizzato che dietro il Vassallo ci fosse la McDonald, stanca di vedersi rubare tanti clienti nel mese di settembre. Una minoranza, tra cui una casalinga di Voghera, ha insinuato che tutto dipenderebbe dai circa 350 milioni di euro che ogni anno si incassano alle Feste de l’Unità, che attualmente finanziano i 4.500 gruppi locali dei DS che le organizzano, e la loro futura ripartizione. Mentre già serpeggiava il panico dall’Alpi alla Sicilia, a sciogliere l’enigma ci ha pensato il nostro solito tabaccaio, che ha rivelato al mondo la verità: Non c’entrano le salcicce, le lotterie, il Sangiovese. E’ tutto un problema di nome! Lo ha poi definitivamente chiarito il famosissimo Antonello la Forgia, (un ex comunista, ora alla Margherita) dicendo che “con il Partito democratico le Feste de l'Unità devono cambiare nome, altrimenti molti esponenti del PD si sentirebbero a disagio, entrandovi”. Secondo molti, l’ottimo la Forgia ha ragione. Il Ministro dell’Istruzione Fioroni, sempre pronto ad aprir bocca su tutto (a parte sull’Istruzione) ha detto che la parola Unità pronunciata da un membro del futuro Pd è una bestemmia. Sono fioccate allora le proposte alternative. Il candidato alla segreteria Valter Veltroni ha proposto un rivoluzionario “Festa dell’Amore”, mentre Piero Fassino preferirebbe “Festa della Bagna Cauda” e Francesco Rutelli opterebbe per la “Festa der Pupone”. Mentre le polemiche dilaniavano i vertici, e qualcuno già temeva una scissione del Partito che non c’è, il responsabile nazionale delle Feste dell’Unità, Lino Paganelli dei Ds, ha avuto il lampo di genio: far scegliere il nome alla Festa del nuovo partito con le primarie, esattamente come avverà per il leader. Tutti i saggi del Pd (tranne Vassallo, che ha preferito astenersi) sono scattati in piedi e hanno applaudito per 32 minuti e 12 secondi netti. Tutti d’accordo, purché non si parli di politica. Anche noi, molto modestamente lanciamo la nostra proposta: Chiamimaola “Festa de la Divisione”. Se si guarda agli ultimi anni del centro sinistra, potrebbe andare bene. E comunque, domani è un altro giorno. Come diceva l’intenditore Ennio Flaiano: la situazione è grave, ma non è seria!
Buon tutto!
Dedicato a chi capisce quando il gioco finisce e non si butta giù. Ai miei pensieri a come ero ieri e anche per me.
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On line su Comicomix una nuova illustrazione nella Galleria Jolly: Farfalla. Naturalmente, se vi va
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mercoledì, 22 agosto 2007, ore 14:55
Domani, 23 agosto 1927. Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, finiranno la loro esistenza su una sedia elettrica. Accusati di aver compiuto una rapina a mano armata, uccidendo due persone. Ma non è vero. Il processo è stato truccato. Nicola Sacco ha 36 anni, viene da Torremaggiore (FG). Bartolomeo Vanzetti ne ha 39 anni e viene da Villafelletto (CN). Sacco e Vanzetti, Nick & Burt come li chiamano tutti qui, saranno uccisi non per il crimine di cui li si accusa ingiustamente. Ma per dare un esempio. Saranno uccisi perché sono due stranieri, due immigrati. E perché sono sovversivi. Sono dei rossi, degli anarchici. Domani, 23 agosto 1927, la loro vita verrà spezzata. Di loro, ai loro cari, resterà il ricordo di due brave persone, due umili italiani, un ciabattino e un pescivendolo, che partirono in cerca di fortuna e trovarono carcere e morte. E su loro calerà l’oblio. E’ una notte stellata qui a Charleston, nel Massachusetts. C’è una brezza leggera che accarezza dolcemente i rami. Tutto è pronto per l’esecuzione. Nick & Burt, piccoli granelli di sabbia, saranno presto sepolti. I loro cuori smetteranno di battere. In queste ore, le loro ultime ore, scrivono, Nick & Burt. Si vedono i lumi delle loro celle accesi. Scrivono una lettera ai loro cari, certo. Ma stanno anche scrivendo una piccola frase, per tutti gli altri. Un piccolo tratto sul grande muro bianco dell’esistenza. Una frase, poche parole, che tutti noi possiamo leggere.. Se lo vorranno potranno leggerla anche gli uomini che abiteranno il futuro. Basterà ricordarsi di loro, della loro storia, del loro esempio. E ora, qui, sotto questo cielo muto, mentre l’ora finale s’avvicina, il pensiero va a quando Nick & Burt, partirono dall’Italia, a bordo di una nave, assieme a tanti altri. Era il 1908, Nick aveva 17 anni, Burt 20. Ricordiamoli così: due giovani cuori che battono, gonfi di speranza per un mondo migliore, più libero, più giusto, un mondo dove tutti gli uomini sono creati uguali (come dice la Costituzione degli USA). Uomini che attraversano l’oceano guardando le stelle brillare. Milioni di Nick & Burt che vivono, lottano - talvolta, purtroppo, muoiono - in questo strano sogno che è la vita, per un futuro migliore per tutti. Here and There. Everywhere.
Buon tutto!
Here's to you Nicola and Bart
Rest forever here in our hearts
The last and final moment is yours
That agony is your triumph!
Vi rendo omaggio Nicola e Bart
Per sempre restino qui nei nostri cuori
Il vostro estremo e finale momento
Quell'agonia è il vostro trionfo!
(Joan Baez e Ennio Morricone)
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lunedì, 20 agosto 2007, ore 14:56
Si dice che il battito d’ali di una farfalla in Amazzonia può provocare un uragano in Florida (o in Texas?), oppure lo scioglimento di un ghiacciaio al Polo nord. Le farfalle sono importantissimi bio-indicatori per i biologi di moltissimi paesi: sono in grado di fornire indicazioni importanti su presenza e abbondanza di piante e animali e, in generale, sulla salute dell’ambiente. Di recente sul tema si è svolta una conferenza internazionale. Le farfalle, investite di tanta responsabilità, tacciono. Sia come sia, le farfalle sono soprattutto bellissime quando volano nei prati e in mezzo ai fiori...Volano? Ma dove sono andate a finire? Qualche anno fa (ormai parecchi, in verità…) i giardini erano pieni dei loro mille colori nella bella stagione. Oggi, molto meno. Un desolante vuoto. Gli studiosi (ancora loro?) confermano: le farfalle stanno emigrando, lasciano l’Italia. Una fuga lenta, inesorabile. Ma perché se ne vanno? Ci sono varie cause: il riscaldamento delle temperature, l’uso indiscriminato di insetticidi e pesticidi in agricoltura, un habitat sempre meno “a misura di farfalla”. Ma forse, gli studiosi hanno torto. Ci sono persone che pensano che forse le farfalle sono solo delle smorfiose, saccenti e anche ingrate. Sì, è vero, negli ultimi anni fa un po’ più caldo. Ma...insomma, non siano tirchie! Si comprino un bel climatizzatore, magari portatile: ce ne sono anche a buon mercato, e con comode offerte a rate. I pesticidi e gli insetticidi? Certo, ci sono, e chi lo nega? Ma (dicono sempre queste persone) care farfalle: adattatevi, è il progresso. In fondo anche gli umani sopportano ogni mattina (quando vanno al lavoro o a scuola) una deliziosa arietta, densa di monossido di carbonio! Diamine, un po’ di pazienza! Quanto all’habitat, dicono sempre queste persone, le farfalle fanno le difficili, le sostenute: non amano colori e profumi intensi? Allora cosa c’è di meglio che svolazzare tra insegne, vetrine, luci al neon – che poi, se si avvicinano, possono pure abbronzarsi un po’ le ali, gratis – annusando i profumi di hamburger, pizze, Chanel (solo n.5, naturalmente). Ma insomma, in fin dei conti, cosa vogliono, queste svergognate? Già ci si erano messe le lucciole, che da anni scioperano e la sera si rifiutano di uscire a illuminare i prati! Adesso anche le farfalle boicottano? E sì, perchè fino a qualche anno fa (forse, i meno giovani se lo ricordano...), dopo una bella sosta al chiaro di luna, in un bel prato pieno di lucciole che sembrava un cielo di stelle intermittenti, ascoltando musica a basso volume in auto, si poteva concludere la serata con il classico “Vogliamo andare a vedere la mia collezione di farfalle?”. Oggi, tra lucciole in sciopero e farfalle che scappano, se continua così, ai ragazzi e ragazze (cresciuti o meno...) d’Italia non resterà che concludere la serata, magari dopo una bella passeggiata in un centro commerciale, con un “Vogliamo vedere la mia collezione di telefonini?”
Buon tutto!
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