venerdì, 28 settembre 2007, ore 15:18
Romano Prodi, si è svegliato stamattina con un pensiero in testa: c’è qualcosa oggi nell’aria. Pensa che ti ripensa, ha trovato. Ma certo! C’è il varo della Finanziaria! Il presidente del Consiglio, sorseggiando il caffè, riflettendo sul clima disteso che regna nella coalizione di governo, sempre più unita, ha deciso di convocare immediatamente tutti i leader di del centro sinistra. Appuntamento allo Stadio Olimpico di Roma, con la raccomandazione di non far tardi, per non rischiare di non trovare posto e dover restare fuori. I primi ad arrivare, alla chetichella, sono stati Dini, Di Pietro e Mastella. Poco dopo mano nella mano, sono arrivati Diliberto, Mussi e Giordano. E dietro, zitti e buoni, D’Alema, Rutelli e Veltroni. Tutti seduti, senza aprir bocca, ad ascoltare Padoa Schioppa. Dopo un paio d’ore, in cui ognuno ha serenamente illustrato il proprio punto di vista, senza grandi problemi, a parte la frattura al braccio di Bertinotti, l’occhio nero di Marini, il dente rotto di Fassino, il condottiero della coalizione ha deciso che era ora di andare a Palazzo Chigi, dove giornalisti e curiosi si assiepavano, in trepidante attesa. Tutti volevano sapere degli sgravi per le famiglie, o della riduzione di tasse per le imprese, dell’abolizione dell’Ici, dei tagli alla spesa improduttiva, ed altro ancora. L’autobus del Governo è partito dallo Stadio Olimpico. Al primo semaforo, Prodi ha chiesto: dove andiamo? A destra, ha risposto Di Pietro, assieme a Dini. A sinistra, hanno replicato Giordano e Angius. Fassino e Rutelli hanno discusso a lungo, indecisi sul da farsi, finchè Veltroni ha detto: “Al centro, idioti!”. Intanto Prodi restava fermo, mentre dietro i clacson cominciavano a suonare. Padoa Schioppa muoveva nervosamente le dita sulla calcolatrice, mentre parlava al telefonino con Montezemolo, Profumo e Almunia che gli urlavano: “Digli di andare a destra! A destra! A destra!” Sia come sia, faticosamente, l’autobus ha cominciato a zig-zagare per le vie della città, prima a destra, poi al centro, poi a destra, poi al centro, ogni tanto a sinistra, sennò Giordano e Bertinotti minacciavano di scendere dall’autobus in corsa. Intanto, passavano le ore, e l’autobus non si vedeva. Era finito in aperta campagna, in un posto immerso nel verde. Per la precisione, ad Arcore, dove un Berlusconi sorridente attendeva la carovana, che è scesa per un allegra scampagnata mentre Silvio il bello è salito sull’Autobus, ha ingranato la quarta ed è entrato trionfante, tra due ali di folla plaudente, a Palazzo Chigi. La pioggia cadeva, il ento urlava, faceva freddo. Ed è arrivata la Finanziaria. E tutti vissero felici e contenti.
Buon tutto!
Oggi, oltre alle nostre solite sciocchezze, vogliamo lasciare anche noi un piccolo pensiero per il popolo Birmano, preparato dalla nostra JollyViola. Eccolo:

Se vi va, fate una piccola cosa anche voi....
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On line su Comicomix un'illustrazione del nostro Eros, nella sua Galleria. Se vi va, nauralmente!
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mercoledì, 26 settembre 2007, ore 14:58
Ieri sera. Ore 21 circa. Squilla il telefono. La nota compagnia di sondaggi TTA (come Truffa truffa ambiguità del mai troppo rimpianto Locke di Avanzi) chiama, chiedendo di rispondere ad alcune domande. A un sondaggio. Prima di tutto, va chiarito se faccio parte della popolazione compresa tra 0 e 99 anni. Dopo una veloce ma attenta riflessione, capisco che sono la persona giusta. Rispondo quindi senza indugio alle domande. Riattacco, pensando a quanto sia importante per l’umanità di sapere se sia meglio bere birra oppure vino (è l’oggetto del sondaggio). Trascorrono i minuti, e poi le ore, e un dubbio s’insinua nella mente e toglie definitivamente il sonno: in quest’epoca in cui tutti chiedono tutto a tutti, e l’ansia di sapere, di conoscere, di capire, se le persone pensano che sia meglio una giornata di sole o una di pioggia, o se sia nato prima l’uovo o la gallina, come si fa ad avere la certezza assoluta di cosa pensa la gente? Di fronte a quest’angoscia, che s’insinua nelle menti di milioni e milioni di persone in tutto il mondo, per fortuna ci sono degli esperti, pronti a dare un’esauriente e scientifica risposta a tutto. Le società demoscopiche, quelle che fanno i sondaggi. Persone che, dopo anni di studi, hanno sviluppato tecniche che permettono di sapere l’opinione di chiunque su qualsiasi cosa, di svelare qualunque dubbio. Per pochi spiccioli, o meglio per qualche centinaio di migliaio di euro, aziende, partiti politici, governi, possono avere risposta a ogni domanda. Così, grazie al faticoso e costoso lavoro di un team di esperti, una nota compagnia di prodotti cosmetici ha scoperto che la maggioranza degli uomini è attratto dalla bellezza fisica di una donna. Ricorrendo ad un sondaggio una casa farmaceutica ha scoperto che la quasi totalità della gente desidera vivere più a lungo. Grazie ad un approfondita analisi statistica un noto partito politico ha potuto affermare che la stragrande maggioranza dei cittadini era favorevole alla riduzione delle tasse. Con un sondaggio un famoso periodico ha saputo che i suoi lettori, verso il 20 di agosto, stavano soffrendo molto a causa del caldo afoso. Ma il popolo soffre a questa continua richiesta di opinioni: una società di exit polls, che ha fatto un sondaggio chiedendo se la gente intende partecipare ad un sondaggio si è sentita rispondere da un terzo degli intervistati che mai e poi mai lo avrebbe fatto. Mentre il tempo passa, e la notte mi sorprende mentre sorseggio dell’ottimo vino rosso (il mio preferito), una domanda continua a martellarmi la testa: come potrebbe essere triste, angosciosa, piena di terribili dubbi la nostra vita se non ci fossero i sondaggi? Come faremmo se non riuscissimo a sapere cosa pensa la gente? E – dubbio ancora più angoscioso – come si fa a sapere se la gente riesce ancora a pensare, tra una risposta e l’altra? Quasi quasi, penso (e finalmente, mi addormento), ci si potrebbe fare un sondaggio.
Buon tutto!
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lunedì, 24 settembre 2007, ore 15:04
I politici italiani sono inetti e incapaci. Lo dice anche Beppe Grillo! Ma tra le valli incontaminate dell’Alto Adige (anzi, del Sud Tirol) c’è un politico che opera scrupolosamente in silenzio per il bene della sua terra. E’ Luis Durnwalder, esponente di spicco della Sudtiroler Volkspartei. Uno che bisognerebbe esportare in tutte le regioni, le province e i comuni d’Italia. E anche a Roma, al governo del paese. In quelle ridenti campagne, tra i ghiacciai delle Dolomiti, chiunque può apprezzare – oltre alla simpatia e all’affetto verso i loro compatrioti italiani – l’efficienza delle pubbliche amministrazioni locali, in cui sono impiegati circa 40 mila dipendenti, in partica uno ogni 10 abitanti, una percentuale da guinness dei primati! Però regnano efficienza, managerialità, correttezza nella gestione della cosa pubblica. Certo, per questi risultati strabilianti ci vogliono uomini forti, come Luis Durnwalder, capaci di scelte coraggiose. Recentemente, infatti, il nostro eroe è riuscito addirittura nell’impresa di licenziare 5 dipendenti pubblici fannulloni. Bravo! Ecco uno che ha davvero gli attributi! Ma il nostro, un vero eroe impavido, un Braveheart della Pubblica Amministrazione, è capace di questo ed altro. E’ capace di tutto. Infatti la Provincia Autonoma di Bolzano, l’ente di cui è Presidente, ha il coraggio di avere 11.471 dipendenti e 14.722 consulenti (i dati sono di Andreas Poder, consigliere di minoranza della Union fur Sudtirol). Questo esercito di consulenti, record mondiale ineguagliato di cui il nostro Durnwalder sembra vada molto fiero, costa all’erario (italiano, naturalmente ) la modesta cifra di 103,8 milioni di euro. L’efficienza ha un prezzo da pagare, e anche se a pagarlo è il contribuente lombardo o quello pugliese, poco importa, no? E – strano ma vero - pare che le consulenze spesso riguardino le stesse aziende e le stesse persone. Pare, perché (nonostante ci sia l’obbligo per le amministrazioni locali di trasmettere al Governo di Roma il numero dei consulenti e i loro compensi) il buon Durnwalder, troppo impegnato a moralizzare i propri dipendenti, se ne dimentica sempre. Che distratto! Ma bisogna essere indulgenti, perche l’uso dei consulenti in Sud Tirol è come lo jodler: un’antica usanza locale. Che però ha attirato anche la curiosità della Guardia di Finanza guidata dal comandante Domenico Fornabaio. Il comandante, forse ignaro di questi costumi locali, ha aperto un’inchiesta per accertare eventuali danni erariali. L’indagine è in corso, con risultati che promettono interessanti rivelazioni. Ma Fornabaio non la potrà concludere, perché per una curiosa coincidenza è stato appena sostituito e trasferito a Bologna. E quasi in contemporanea (ma tu guarda il caso!), le bellicose minacce del Ministro Padoa Schioppa sulla revisione dei meccanismi di finanziamento delle regioni a statuto speciale e della provincia autonoma di Bolzano (che gode di cospicui trasferimenti da parte dello Stato) sono svanite nel nulla, proprio quando Durnwalder e i suoi amici della Sudtiroler Volkspartei hanno minacciato di non votare più i provvedimenti del Governo al Senato, dove la SVP ha 3 decisivi senatori. L’efficienza e lo sprezzo del pericolo di Durnwalder non si fermano di fronte a niente e a nessuno. E’ davvero capace di tutto. Se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo.
Buon tutto!
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venerdì, 21 settembre 2007, ore 15:20
Clemente Mastella, piange. Come un coccodrillo, ieri, ha assistito con il cuore gonfio di tristezza al “voto a coriandoli” sulla Rai che ha minato l'unità di una maggioranza, fino ad ora sempre compatta, come per la base Nato di Vicenza, la riforme della Giustizia, del Welfare e delle Pensioni. Dopo questo carnevale, non ha retto alla disperazione. Clemente è un uomo tutto di un pezzo, con una coerenza inossidabile da ogni tentazione. Infatti, è stato coerentemente ministro, prima nel Governo Berlusconi nel 1994, poi nel Governo Prodi nel 2006. La tentazione dell’opposizione non lo ha mai sfiorato. E poi, ama il suo paese come nessun altro. La sua amata Ceppaloni, ovviamente. Ma Mastella è anche un uomo di buon cuore. E quando ha sentito Prodi lamentarsi dei canoni di affitto troppo alti, ha capito che non poteva restare insensibile a questo grido di dolore. E, per farlo felice gli ha intimato lo sfratto. Se ne è andato dall’Aula dicendo “La maggioranza non c’è più”. Con dolore, perché Mastella ama Prodi, lo considera un grande condottiero, un Giulio Cesare moderno. E Mastella è un uomo d’onore. Come Bruto. E’ uscito con l’idea di fondare un nuovo partito con Marini, Dini, Casini, insomma con altri uominini d’onore. Ma Prodi, che sarà forse un po’ fesso, ma è pur sempre un democristiano, ricordandosi che il medico gli ha consigliato l’aria dei Castelli Romani per la sua bofonchite cronica, ha chiamato Mastella e gli ha pregato di essere clemente. Toccando le corde dell’affetto, ha ottenuto il suo “Non lascio la maggioranza” in cambio di una partecipazione ad una puntata speciale di Affari Tuoi, gioco in cui Mastella sembra sia un vero campione. In premio, in uno dei Pacchi Clemente potrà vincere la Presidenza del Senato. In altri, a Mastella toccherebbe un posto nel CdA della Rai riformata. Si vedrà. Comunque vada, da uomo d’onore e di buon cuore, Mastella ha pensato anche a Prodi. Se qualcosa non filerà per il verso giusto, gli farà avere un’abitazione più consona e con un affitto più basso da pagare. Ad esempio, potrebbe fare il sindaco di Brescello, a due passi da casa sua, così non dovrà neppure fare le defatiganti trasferte a Roma. Quel Marcantonio di Veltroni è d’accordo, Fassino, anch’egli senza casa, ha protestato un po’ ma poi gli hanno promesso un posto di rilievo nel suo Piemonte, intanto chieda un passaggio in auto a Burlando e poi tutto s’aggiusterà. E tutti saranno di nuovo felici e contenti. Soprattutto Berlusconi, che commentando le votazioni al Senato sulla Rai ha detto testualmente: “Temo che presto avremo di nuovo la responsabilità di governare questo grande Paese che è l'Italia”. Eh già, caro Silvio. Lo temiamo anche noi.
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Comicomix una bellissima illustrazione di Alice, Il lago di lacrime, nella
Galleria Jolly. Se vi va
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mercoledì, 19 settembre 2007, ore 15:07
Da stamattina c’è un aria nuova in giro. Strana. Festosa. S’incontra un sacco di gente allegra. L’ottimismo invade le strade, le piazze, gli autobus, gli uffici, le fabbriche. Tutti si sorridono, tutti si salutano. Bello. I malati in ospedale non hanno più dolori, le persone in cerca di lavoro guardano al futuro con fiducia. Prodi ha trovato i soldi per risanare il debito ed è pronto a distribuirli ai cittadini italiani? No, molto meglio. Berlusconi ha finalmente ritrovato la bacchetta magica smarrita in 5 anni di governo, ed è pronto a promettere il paese di bengodi per tutti? Di più, di più...Beppe Grillo ha rotto gli indugi ed è pronto a liberare l’Italia dai partiti fondando un partito? Niente affatto. Una cosa veramente sensazionale. Sì, perché, oggi, finalmente, dopo tanti mesi di assenza, ritorna l’Isola dei famosi. Il programma Tv più bello, interessante, intelligente che ci sia. E senti quest’eccitazione che invade l’intero paese, da Colico a Capo Passero, da Cormons a Bordighera, da Cesenatico a Punta Ala, da Leuca a Cantù. Ma tu ti senti escluso; questa festa non è per te. E te ne stai triste e in disparte, in un cantuccio solitario. Escluso da questo evento memorabile. Purtroppo stasera non potrai guardare la Tv, perché devi uscire con un tuo amico, che non vedi da tanto tempo. E non potrai neppure vedere le altre puntate: la prossima settimana, proprio quel giorno, dovrai andare al cinema con il tuo partner; glielo hai promesso. E anche la settimana successiva, niente da fare, hai giusto prenotato 3 giorni in vacanza a Metanopoli. E quella ancora dopo sarai costretto ad andare a teatro, a vedere la compagnia di Gabriele Lavia. E così, di settimana in settimana, non mai una sera per poter seguire le gesta dei nuovi Vip impegnati nelle emozionanti gare di sopravvivenza. Niente Alessandro Cecchi Paone, niente Cristiano Malgioglio, niente Francesco Coco e niente Debora Caprioglio. Come riuscire a sopravvivere a questo dramma? Sarà davvero difficile. Per sicurezza, controlli freneticamente sull’agenda, e ti accorgi di avere una serata libera. Senza nessun impegno. Vuota. E’ la sera del 24 novembre, proprio in occasione dell’ultima puntata. L’ansia ti assale, per un attimo, solo un attimo. Poi dopo, il viso si distende. Un tuo amico ti ha prestato sei mesi fa un Dvd con tutte le interviste rilasciate da Prodi e da Berlusconi negli ultimi 12 mesi. Non puoi deluderlo, ci tiene tanto ad un tuo parere. Anche quella sera, sarai costretto a perderti l’Isola dei Famosi. Peccato!
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lunedì, 17 settembre 2007, ore 15:14
Buone notizie. L’Italia è una repubblica una e indivisibile, come dice l’art.5 della nostra Costituzione. La certezza di questa solida unità ci viene dalla nostra tre giorni lombarda, trascorsa tra Milano e i laghi, quello di Como e, soprattutto, il lago Maggiore. Sempre splendido, solo un po’ più spruzzato di cemento, parcheggi, centri commerciali. Come dappertutto. E’ il progresso. Sulla sponda lombarda, anche una quindicina di nuovi cantieri nautici. Attività economiche molto redditizie, ma purtroppo un po’ inquinanti e ad alto impatto ambientale. Chiedendo un po’in giro (curiosoni!!!) ci è stato detto che questi nuovi cantieri non sono autorizzati, quindi non pagano canoni e tasse regionali. Insomma, sono abusivi. Illegali. Conoscendo la fattiva operosità degli amministratori lombardi e la loro spiccata attenzione per la legalità, non può che trattarsi di un problema temporaneo; la legalità sarà ben presto ristabilita. Infatti, chiedendo ancora in giro, ci è stato detto che il Consorzio del Lago Maggiore, composto da 35 Comuni, ha intentato una serie di azioni giurisdizionali per ristabilire la legalità, vincendo tutte le cause. Il Tar della Lombardia, il Tribunale delle Acque, il Consiglio di Stato hanno decretato la demolizione dei cantieri abusivi. La Lombardia dei paladini della legalità non delude. Infatti, qualcosa si è mosso. Raffaele Cattaneo, Assessore alle Infrastrutture della Regione Lombardia (l’ente truffato, quello che avrebbe dovuto e dovrebbe incassare le tasse regionali che i proprietari dei cantieri si rifiutano di pagare), ha ordinato di fermare le ruspe che erano pronte a demolire gli abusivi. Il nostro eroe, la piccola vedetta lombarda degli anni 2000, ha dichiarato che è vero che i cantieri sono abusivi, ma costituiscono una risorsa economica. Sono opere utili, e pure belle. Sono “abusi migliorativi”, e “i proprietari hanno pure ragione a non pagare le tasse, troppo alte”. Il Cattaneo, forte del suo pragmatismo lombardo, ha concluso: “Se ci sono tanti cantieri abusivi, significa che c’è un problema. Allora va cambiata la legge”. Di fronte a questa esibizione di logica, a questa profondità di pensiero, a questo esempio di rettitudine e di senso dello Stato, si resta senza parole. Sabato sera passeggiando per Milano, abbiamo incontrato il nostro tabaccaio, che stava andando a casa del Presidente Roberto Formigoni, e ci ha chiesto di accompagnarlo. Sua maestà ci ha accolto nella sua umile residenza, in compagnia del prode Cattaneo, suo braccio destro in Regione. Assaporando un po’ di Grana padano, discettando di politica e di finanza, gustando un Martini con le olive, il Cattaneo ha proposto di adottare un inno per la Regione Lombardia; ovviamente, ha detto il nostro con gli occhi lucidi per la commozione, il “Và pensiero” di Giuseppe Verdi. Sommessamente, ci siamo permessi di dire a Sua santità Formigoni che, alla luce delle dichiarazioni del Cattaneo, il pensiero dovrebbe avere già da tempo lasciato il Pirellone (la sede della Regione Lombardia) e che per sancire il nuovo corso che regna in quella splendida regione si può anche trovare una canzone più “mediterranea”. Formigoni ha sorriso, dicendosi molto interessato. Mentre Cattaneo stava proponendo di abolire il reato di omicidio (“Se ci sono tanti omicidi, significa che c’è un problema. Allora va cambiata la legge”) e l’Imperatore di Milano e di Cassano Magnano rifletteva sul da farsi, ce ne siamo andati. Ma le nostre speranze non sono andate deluse: il giorno dopo, sull’ Eco di Cernusco sul Naviglio, un raggiante Roberto Formigoni, nel suo nuovo abito, un completo Pulcinella tagliato su misura nella notte da Caraceni, ha annunciato al mondo il nuovo inno della Lombardia: Funiculì Funiculà. Cattaneo è già all’estero, precisamente a Napoli. Vorrebbe convincere il Principe Antonio de Curtis ad accettare l’incarico di Vicerè della Lombardia, con sede distaccata nella città partenopea. Che delusione avrà provato quell’uomo la cui intelligenza è seconda solo all’onestà, quando avrà saputo che il Principe non può accettare, per inderogabile impedimento.
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