lunedì, 31 dicembre 2007, ore 10:50
Fra poche ore, finisce un altro anno. Fra poche ore, un altro anno arriverà. Il capodanno è per definizione il momento dei bilanci, e dei propositi. Non siamo capaci di riflessioni di questo spessore. Noi siamo solo capaci di lasciare Parole nel vento. Piccole, inutili, e a volte pure scioccherelle. E allora, riprendendo una bella idea dell’amico pennachegraffia per salutare il 2007 e dare il benvenuto al 2008, lasciamo proprio qualche parola nel vento, riprendendola da due Scarabocchi vecchissimi, che pochi conoscono e ancor meno hanno apprezzato, aggiungendovi il riadattamento di una vecchia vignetta, altrettanto ignorata. Non sono certo memorabili come una dichiarazione di Casini o un intervento di Crepet a Porta a Porta. E neppure come un film dei fratelli Vanzina. Sono piccole riflessioni di un piccolo blogghino di provincia, per i suoi 36 piccoli lettori. Le parole nel vento del 2007 che è già quasi passato riguardano lo stare insieme, come esseri umani, in questa rete (reale e virtuale) che è la vita.
"Oggi l'universo elettronico ci suggerisce che possano esistere sequenze di messaggi che si trasferiscono da un supporto fisico all'altro senza perdere le loro caratteristiche irripetibili e sembrano perfino sopravvivere come puro immateriale algoritmo nell'istante in cui, abbandonando un supporto, non si sono ancora impressi in un altro...e chissà che la morte, anziché implosione, sia esplosione e stampo, da qualche parte, tra i vortici dell'universo del software (che altri chiamano anima) che noi abbiamo elaborato vivendo, fatto anche di ricordi e rimorsi personali e dunque sofferenza insanabile o senso di pace e amore". Questa frase è di Umberto Eco, ed è tratta dal libro In cosa crede chi non crede, dialogo tra lo stesso Umberto Eco e il Cardinale Carlo Maria Martini. La cosa buffa è che la si può incontrare per caso, leggendo semplicemente un fumetto. Una storia di Dylan Dog che s’intitola Lassù qualcuno ci chiama, è ambientata nel Galles e parla di presunte presenze extraterrestri ma, come è facile intuire, di molto altro. La tesi di questo fumetto è che esista una specie di aldilà laico - in cui, d'altronde, credeva anche Einstein perché diceva che l'energia non muore ma si trasforma... - insomma un'anima fatta di impulsi radio. Questa storia è affascinante per ragioni personali (che qui non interessano) ma soprattutto perché il passo di Eco fa pensare all’importanza della comunicazione, del dialogo, della contaminazione. Nelle sue forme “antiche”, la conversazione nelle strade, nelle case, nelle piazze. Ma anche nelle nuove forme del web, della “rete”, soprattutto grazie ad uno dei suoi strumenti più belli, i blog. Nulla di originale, per carità...Ma mi piace pensare che molti impulsi immateriali ci vengano dal confuso, incessante scambio di informazioni, notizie, riflessioni che la blogsfera in costante evoluzione propone ogni giorno. E che, nel Kaos che sembrerebbe sgorgare, ci sia invece un'anima vigile e viva, parallela, in parte sovrapponibile e in parte no, a quella che attraversiamo ogni giorno, nel nostro vagare su questo puntino sperduto nell'universo. Un’anima che, al cielo stellato sopra di me, alla legge morale in me, aggiunge e sovrappone la rete intorno a me.
Ma, per non dimenticare che sono sempre e solo parole nel vento, per non correre il rischio di prendersi troppo sul serio, mentre i botti di capodanno cominciano a farsi sentire, con qualche ora d’anticipo, penso che non vada dimenticato che ogni tanto si può provare a scherzare. A divertirsi.
“Il blogger si diverte, pazzamente, smisuratamente... non lo state a insolentire, lasciatelo divertire...in questo carnevale che ci stiamo a fare, apri il web, cerca il blog, regalati un sorriso, un pensiero, un'emozione...molte cose puoi trovare, falò di vanità e profonde verità, reale, virutale, chissà chi vincerà? C'é chi odia i blog a fumetti, c'è chi mangia gli spaghetti, chi s'offende per un post cancellato, chi sorride al cielo stellato... ma bloggate, bloggate e siate felici, incontrando veri amici, tutto è emozionante, ci si incontra e si conversa, si può anche crescere insieme, imparare ed insegnare, in un mondo un po'distratto che s'annoia per contratto, qui davvero puoi trovare delle cose da salvare, per giocare, per pensare, per ridere e scherzare. E non vi preoccupate, comunque la pensiate, non tutto sarà bello, ma tra mille e mille cose qui non mancano le rose..E allora amici cari, postate, postate e commentate..oggi i tempi son cambiati, gli uomini non domandano più nulla dai poeti: e lasciateci bloggare...”
Ed ora, mentre la sera scende su Perugia, auguro a tutti, blogger o semplici lettori, bravi e meno bravi (per chi, poi?), famosi o sconosciuti (famosi per chi, poi?) che nel 2008 si provi un po' tutti ad uscire dal guscio e ad esprimere quel qualcosa di speciale che ognuno di noi ha dentro. Nel web, per strada. VIVERE, insomma. Senza guardare la propria vita passare solo da spettatori, brutta o bella che sia. Saranno forse solo Parole nel vento, ma magari a qualcuno farà piacere sentirle passare, anche se solo per un attimo, magari stasera, mentre ci s’inventa l’allegria, o tra un mese, o un anno, o quando vi va.
E, scusate se mi permetto, dedico questo post ad Alessandro, una grande persona che spero mi ascolti, in qualche modo. In questi giorni a lui penso più intensamente. Con immutato amore.
Buon tutto (e buon 2008), comunque la pensiate!
E speriamo anche che Immanuel Kant e Aldo Palazzeschi ci perdonino...
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venerdì, 28 dicembre 2007, ore 14:57
A Casa Veltroni c’è un’aria strana. E molta preoccupazione. Zie, cugini, parenti di ogni ordine e grado ogni giorno telefonano e chiedono: “Come va?” Un’ambulanza staziona ormai in permanenza davanti all’abitazione del primo cittadino di Roma e leader del fu (pardon, futuro...) Partito democratico. Le preoccupazioni sono fondate. Veltroni, come il personaggio di una canzone di Giorgio Gaber, perde i pezzi. Per essere precisi, perde i peli (perderà anche i vizi?). Anzi, per essere ancora più precisi, perde i capelli. Questa calvizie, all’inizio appena accennata, sta diventando sempre più evidente. E sembra ormai inarrestabile. La perdita dei capelli è naturale, dopo una certa età, e sono ormai lontani i tempi in cui il nostro Valter capeggiava a Roma i giovani comunisti (acc...non bisognava dirlo? Ci è scappata! Scusa, Valter...). Sono lontani anche i giorni in cui Veltroni dirigeva, con grande capacità, l’Unità, quotidiano comunista (accipicchia! Ancora? Ma non sarà un virus?) introducendo tra l’altro la rivoluzione (e dai...basta, è un’epidemia!) della raccolta delle figurine dei calciatori Panini. Ma Veltroni perde i capelli in modo anomalo. Copiosamente. Vistosamente. E questo è il motivo per cui da un po’ di tempo frequenta Silvio Berlusconi: non perché - come ha pensato qualche anima candida – vogliano assieme metterlo nel didietro a Prodi o ai partiti minori, o perché abbiano intenzione di fare una legge elettorale alla tedesca con salsa spagnola, ma anche un po’ francese e con correzione polacco-lituana. E non è neppure per fare quelle scorpacciate di bambini che Veltroni si concedeva un tempo assieme ai suoi compagni di merende (ricordi, Valter?). Scorpacciate di cui Berlusconi, sotto sotto, è sempre stato invidioso. Veltroni s’incontra con Berlusconi nella speranza di scoprire il mistero della ricrescita “spontanea” dei capelli di Silvio. Insomma, per trovare un rimedio alla calvizie ormai incipiente. L’ultimo tentativo disperato di un leader che vede svanire la propria capigliatura così come l’entusiasmo attorno al suo nuovo (nuovo?) partito. All’inizio si pensava che i capelli di Veltroni cadessero per le preoccupazioni della sfida all’ultimo sangue delle primarie (l’incertezza di arrivare al 97% o all’85% o al 77% ha provocato a Valter uno stress nervoso, tipo un calciatore che batte il rigore decisivo nella finale dei mondiali); poi si è creduto dipendesse dalle preoccupazioni per la guida del nuovo partito. Ma non è così. Il motivo è un altro. Abbiamo scoperto la causa del male che ha colpito il nostro amico Veltroni, quando siamo andati al suo capezzale. Tutto ha avuto origine quando Valter Veltroni si è recato in visita al Vaticano, si è lasciato sfuggire durante le udienze che aveva il terribile problema di non riuscire a tenere in ordine i suoi capelli ribelli, frutto di una gioventù scapestrata e da dimenticare. Non sta bene, disse in quell’occasione, che il Sindaco della città eterna, nota per i suoi famosi venticelli – gradevolissimi per il clima ma fastidiosi per le acconciature – se ne vada in giro con la chioma in disordine. Ed ecco il suggerimento che, all’unisono e con grande premura, le eminenze Ruini, Bertone, Betori, e Bagnasco hanno dato al nostro Valter. La soluzione finale. Il rimedio. La Brillantina. E gli hanno suggerito una marca,: la Brillantina Binetti. No, non la Brillantina Linetti, quella del famoso spot pubblicitario e ora passata di moda. La Brillantina BINETTI. Quella che si mette al mattino, subito dopo aver indossato il cilicio, e che ti accompagna in ogni momento della giornata. Quando devi decidere se a Roma vada istituito il registro delle unioni civili, quando vuoi scrivere una legge che consideri reato di razzismo la discriminazione nei confronti degli omosessuali. Un toccasana che ti aiuta in tutti i momenti in cui hai la tentazione di tenere la schiena diritta, insomma. Un rimedio al grande peccato di voler vivere in uno Stato che rispetta le opinioni di tutti. Uno stato laico (scusa la bestemmia, Valter...). C’era però una controindicazione. Quello che, ridendo e scherzando, (scherzi da Prete...) le eminenze e monsignori non hanno detto al povero Veltroni, è che la Brillantina Binetti parte dai capelli ed entra nel cervello, provocando repentine conversioni (ne fa uso abituale, e ben oltre la “modica quantità” anche Lucio Dalla, e non a caso porta il parrucchino...) del circuito neuronale e rapide genuflessioni della corteccia celebrale. E fin qui, tutto bene, soprattutto per il Vaticano. Ma non gli hanno spiegato dei terribili effetti collaterali sui bulbi piliferi e sul cuoio capelluto. La calvizie. In molti (anche Eugenio Scalfari su Repubblica) hanno cercato di dirgli che il rimedio rischia di essere peggiore del male, e che si comincia con il perdere i capelli, poi si perde l’anima e – come nella canzone di Gaber - la faccia e tutti gli altri pezzi. Ma Veltroni pare intenzionato a perseverare. Che, però, dicono sia diabolico. Noi, che dei nostri capelli siamo molto gelosi, gli abbiamo spiegato in privato, e lo ribadiamo in pubblico, che per quanto ci riguarda, nel nostro piccolo, in un partito di calvi non ci piacerebbe proprio stare. Anche se da tempo abbiamo abbandonato le lunghe chiome della gioventù, preferiamo ancora pettinarci i capelli, la mattina. E alla brillantina, preferiamo il gel. O meglio ancora, il vento nei capelli...
Buon tutto!
P.s. Oggi non avremmo tanta voglia di sorridere. Se lo scarabocchio non è un granchè, ci spiace molto. Avremmo voluto ricordare una donna straordinaria, che ci ha dovuto lasciare. Benazir Bhutto. Non ce la siamo sentita di scrivere nulla, non avremmo trovato le parole. Vi rimandiamo al post che le ha dedicato il nostro amico Riccardo Gavioso della Penna che Graffia. Leggetelo qui.
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mercoledì, 26 dicembre 2007, ore 15:09
L’Italia è stanca. Protesta, si lamenta. La situazione è insostenibile, così non si può proprio andare avanti. La gente è stufa. Tutto va male, e la crisi terribile distrugge anche la meritata serenità di questi giorni di festa. Dalle Alpi alla Sicilia, è un fiorire di lamenti, rabbia, sconcerto. Siamo andati in giro per le strade, nelle piazze, negli aeroporti e nelle case dei nostri connazionali. Tutti si lamentano.
JollyViola e Rosi, stamattina in Piazza Duomo a Milano, hanno fermato un signore con i suoi figli. La maggiore, 14enne, smanettava con aria insoddisfatta sul suo cellulare super high-tech ultima generazione mentre il piccolo giocava con il suo Nintendo portatile. Si lamentavano perché non era quello che desideravano. Il padre – che aveva fatto ore di coda a Torino alle casse per comprarli, aveva la faccia davvero stanca, e borbottava.
“Cosa c’è che non va, signore?”
“Guardi, non ne posso più. E’ tutto uno schifo. Sono 3 ore che giro in cerca di una farmacia, ma è tutto chiuso, alla faccia delle liberalizzazioni...”
“Ma che Le è successo?”
“Ma, guardi, abbiamo fatto Vigilia con mia moglie al Savini. Ostriche, champagne, Orate e Branzini. Abbiamo speso 140 euro a testa. Il giorno dopo mia suocera ci ha invitato a pranzo, e giù timballi, pasticci, Barolo...Insomma, a mia moglie è venuto un attacco di dissenteria. Ci ha rovinato il Natale, lo ha passato chiusa in bagno, uno schifo guardi, veramente uno schifo!”
E se ne andato, allontanando due mendicanti che chiedevano l’elemosina e smoccolando contro Prodi e Berlusconi.
Nin@ e Biccio, invece, sono andati a Roma, all’aeroporto. Dopo aver fatto 2 ore di coda sul raccordo anulare intasato di auto in viaggio, arrivati alla zona dell’imbarco, hanno incontrato orde di gente inferocita. C’erano centinaia e centinaia di persone in fila per le carte d’imbarco, il computer, sovraccarico, era andato in tilt. Una signora in pelliccia era veramente disperata.
“Signora, che è successo?”
“Per carità, guardi, in questo paese davvero non si riesce più a vivere! Sono 3 ore che aspetto il volo che mi porterà al meritato riposo nei miei Caraibi. Solo che vede che confusione, che inefficienza? Non vedevo l’ora di rilassarmi al sole dopo mesi di fatiche tra briefing, meeting, lunches & brunches. Il mio Enzo, che mi ha regalato un bikini D&G, e non vede l’ora di vedermelo addosso, ma non lo vede che è distrutto dallo stress? Io non lo so dove andremo a finire”
“Ai Caraibi!” ha risposto pronto Enzo, con la faccia annoiata, mentre la signora lo guardava con aria di sufficienza.
Rick è finito a Cortina, voleva sciare. Dopo qualche ora in coda sulla strada, ha dovuto rinunciare oggi. Proverà domani. Gli ski-lift sono pieni come le pance di signori, signore e bambini, che brontolano nelle code con la faccia ancora stravolta da pacchetti, tacchini, brasati e cotillon
Mister X invece, doveva andare a Firenze. Ma non ha potuto, perché c’era una coda di 15 km al casello di Firenze Sud. Dopo un ora di coda, in cui avrà fatto si e no 750 metri, al primo casello utile è uscito, mentre un uomo brontolava
“Che seccatura, vero?
“Non me ne parli, guardi...La benzina che aumenta sempre più, e uno che non può neppure andare un giorno a vedere se in Via de’ Calzaiuoli e dintorni Gucci, Ferragamo e compagnia fanno dei saldi interessanti. Sa, la vita è sempre più cara, e mia moglie ci teneva tanto a quella borsa presentata alle ultime sfilate autunno-inverno”
Mentre diceva così, uno zingarello fermo al casello si è avvicinato, e lui lo ha cacciato in malo modo, dicendomi “In Italia non si può davvero andare avanti!”
Ora sono qui, in casa, e vedo le vedove degli operai di Torino intervistate da un Telegiornale, quelle dei carabinieri e poliziotti caduti per mano della mafia che si lamentano perchè sono state dimenticate da tutti.
Credo che le persone che abbiamo intervistato stamattina a MIlano, Firenze, Fiumicino e Cortina abbiano ragione. L’Italia è davvero mal ridotta.
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lunedì, 24 dicembre 2007, ore 10:18
Tra poche ore arriva Natale. Comunque la si pensi, laici o credenti, Gesù bambino o Babbo Natale, presepio o albero di Natale, è la festa più importante per questa fetta di terra dove ci è capitato di camminare lungo quel sentiero che chiamiamo vita. Ed è difficile scrivere qualcosa che non sia già stato detto, pensato, scritto.. Si potrebbe pensare a chi lo passerà in una mangiatoia, scaldato dal fiato di un bue o di un asinello, in qualche parte sperduta dell’Africa, o dell’Asia con poco da bere e da mangiare. Oppure a chi sta appeso a una flebo di chemio in un grande ospedale. Ma anche a chi s’incolonna nel traffico di città illuminate da migliaia di colori rappresi per cercare l’ultimo indispensabile regalo per domani. Oggi, come in tutti i giorni dell’anno, ci saranno bambini che s’affacciano alla vita, raggi di sole che illuminano la strada verso il futuro, e ci saranno persone che se ne vanno, in silenzio, come fiocchi di neve che si sciolgono nel pallido sole d’inverno. Ci sarà chi grida per un bacio non dato, chi aspetta un regalo da qualcuno che non arriverà, chi s’annoierà ad un cenone strafatto di cibo ma senza l’amore. E ci saranno quelli che lo passeranno tranquilli e sereni, senza pretendere altro che una banale carezza da chi vuole loro bene. Sono proprio occasioni in cui si rischia di essere banali. Per fortuna, ci soccorrono i grandi del passato. E tra le più grandi interpretazioni di questo giorno che sta per arrivare c’è il Natale in casa Cupiello di Eduardo de Filippo. Ecco, sembra di stare in quella casa, dove gente che sta assieme da anni non ha più nulla da dirsi, dove tutto è sommerso dalle ipocriti apparenze, e i sentimenti veri restano sempre sullo sfondo, come dentro a un presepe, troppe volte nascosti sotto il tappeto di storie di piccoli uomini e donne. Una casa, grande, immensa, quasi una città, una nazione, un continente, dove ognuno prova a sfuggire la realtà costruendosi un mondo candido, di pace e di armonia artificiali, in cui rifugiarsi anche se solo per poche ore. Senza la voglia di guardare davvero cosa accade nelle proprie famiglie e nel mondo intorno a noi. Fuggire in un mondo di apparente serenità, che forse esiste solo nella mente dei Luca Cupiello. Sembra di stare lì dentro, mentre gli eventi della commedia scorrono sotto i nostri occhi, in quella casa umile in cui la dignità ha lasciato piano piano il posto ad una sottile amarezza. In cui l’unica luce è quella delle stelle di natale. Triste? Forse sì, ma forse anche no. Dipende da noi. Eduardo, nelle note a margine del copione ha scritto una frase che ci piace ricordare: "La realtà dei fatti ha piegato come un giunco il provato fisico di Luca Cupiello che per anni aveva vissuto nell'ingenuo candore della sua ignoranza. Egli è andato a cercare fra le immote e rassicuranti figure dei pastori del presepe quella pace che aveva tanto agognato". Ecco, oggi ricordiamo i tanti Luca Cupiello nascosti in ognuno di noi. E sarebbe bello – anche solo per il tempo di un post - che quell'ingenuo candore si facesse strada tra pacchi, pacchetti, cenoni, dolci, auguri, sorrisi veri e falsi. E che fossimo tutti veramente d'accordo nel pensare che sarà davvero un Buon Natale il giorno che sarà davvero Natale in tutte le case Cupiello, per tutti coloro che, in Europa, in Africa, in Asia e ovunque nel mondo, si trovano a passare per un attimo breve come un sorriso, in questo pazzo mondo, pieno di tante meraviglie e di tante cose da cambiare. Perché cosi com’è, a me, O’ presepe nun me piace!
Buon tutto!
E' sempre on line su Comicomix una nuova avventura, ispirata al Natale, della nostra serie a fumetti Venti. Se vi va, naturalmente...
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venerdì, 21 dicembre 2007, ore 15:29
Mi chiamo Luca, e ho 7 anni. Vivo nella mia città con mamma, papà, la mia sorellina Giada e il mio fratello Marco. La nostra vita è sempre stata tranquilla. La mattina a scuola, mentre papà e mamma vanno al lavoro. Poi a casa, il pomeriggio i compiti, poi o si va a nuoto o un po’ in giro, per compere. Io e Marco andiamo nella stessa scuola, lui ha due anni più di me. Spesso giochiamo insieme, ogni tanto si litiga un po’, ma poi si fa pace. Lui è sempre stato allegro, mi fa tanto ridere.Ha una bella voce, e gli piace tanto cantare. Soprattutto Eminem, i Green day, e Caparezza. Strani cantanti che a lui piacciono tanto, non so perché...Un po’ di tempo fa Marco è diventato strano. Sempre triste, non ha mai voglia di giocare. A volte anche aggressivo. E ha smesso di cantare. E’ successo a partire da un giorno che è rimasto chiuso per un po’ nell’appartamento di Mario, un signore che abita al terzo piano, che è sempre tanto gentile, riempiendoci di caramelle, sorrisi e qualche carezza. Spesso lo si incontrava giù al parco. E’ stato quella volta che quando siamo risaliti per tornare a casa lui ci ha fermato sulle scale, e ci ha chiesto di salire a casa sua, che aveva un bel giocattolo da farci vedere. Io avevo da fare, la maestra ci aveva dato un tema, e poi c’è sempre stato negli occhi di Mario qualcosa che non sono riuscito a capire, e che non mi piace. Ma Marco non se ne cura, Marco è forte, è coraggioso, è il mio fratello maggiore. E da allora, ogni volta che incontriamo Mario, abbassa gli occhi e mi dice “Corri a casa!” e io non capisco perché, ma in quel momento sembra che sia arrabbiato con me...Chissà, forse hanno un loro segreto, qualche magnifico gioco che Marco non mi vuole far sapere che cos’è. Non è che sarà stato invidioso di me? A tavola, a volte, mamma e papà gli hanno chiesto cosa è successo, che cosa c’è che non va. Anche le maestre hanno detto che a scuola non sembra più lo stesso. Disattento, svogliato. Mamma gli ha fatto delle strane domande, ma Marco è sempre rimasto in silenzio e con gli occhi spenti. Papà ha detto che sembra un usignolo a cui hanno spento la voce, come una bambola rotta senza parole, accantucciata in un angolo buio dell’armadio. Ogni tanto, di notte, l’ho sentito piangere. E, una sera che ci avevano messo a letto ma io – non so perché – non avevo sonno, ho sentito mamma e papà discutere ad alta voce. Mamma piangeva, e diceva qualcosa di brutto che non ho ben capito. Ho capito solo che ce l’aveva con Mario. Dopo qualche giorno, ricordo che Marco aveva ormai quasi smesso di mangiare, sono venuti dei signori vestiti da poliziotti, e hanno fatto un sacco di domande in giro. E poi sono entrati in casa di Mario, hanno portato via il suo computer e un sacco di altra roba. E poi, hanno portato via anche Mario. Ma non è stato via a lungo: dopo qualche settimana, è tornato a casa. Papà e mamma non lo salutano più, e non ci lasciano più uscire da soli nel parco. Mamma spesso piange di rabbia, la sento dire che non è possibile che non si creda alla parola di un bambino mentre un maiale gira indisturbato. Io non ho mai visto maiali in giro, a parte una volta in campagna. Chissà che vuol dire.....
Ora è passato un altro po’ di tempo. Siamo andati a vivere in un’altra città. Una nuova scuola, un’altra piscina, altri negozi. Di nuovo c’è che Marco va spesso con mamma da un signore simpatico e da un bella ragazza. Papà dice che sono due bravi dottori. Devono davvero essere bravi, perchè Marco da qualche tempo ha ricominciato a mangiare, anche se è ancora molto magro. La notte riesce a dormire quasi sempre, e ogni tanto s’affaccia alla finestra, i suoi occhi s’illuminano e, sfiorando le fronde degli alberi, accennano il sorriso di allora, in quel tempo che adesso forse non mi sembra più così lontano. Ieri sera, a tavola, ha anche canticchiato una di quelle canzoni che gli piacevano tanto. Fuori dal Tunnel. E, non so perché, mamma lo ha abbracciato, papà si è commosso, lo so come fa quando inizia a tossire e si volta per non farsi vedere. Forse chissà, uno di questi giorni, se non è troppo freddo, chissà, andremo a giocare nel parco qui fuori. Magari ci sarà pure un usignolo. Ma niente bambole. Solo bambini.
Buon tutto!
Comicomix aderisce incondizionatamente e senza riserve alla campagna lanciata da Psiche & Soma per informare e sensibilizzare quante più persone possibile al tema degli abusi sessuali verso i bambini. Vi chiediamo di aderire all’iniziativa, secondo le modalità indicate in questo post e di inserire il banner da questo post.
Perché la voce di Marco non venga più spenta. Perché la voce di Marco non venga mai spenta. Perché la voce di un bambino non sia mai spenta. Perché quando incontri gli occhi di un bambino, il mondo s’illumina dei suoi colori più belli.
I bambini non sono bambole. Lasciateli liberi. Lasciateli stare.
On line su Comicomix una nuova avventura, ispirata al Natale, della nostra serie a fumetti Venti. Se vi va, naturalmente...
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mercoledì, 19 dicembre 2007, ore 09:59
In Italia accadono cose veramente vergognose.. Delitti, soprusi, le puntate di Porta a Porta, insomma cose indegne di un paese civile e moderno. Ma questa che vi raccontiamo è addirittura raccapricciante. Un’ingiustizia così grande che non si riesce quasi a crederci. Una cosa talmente grave che tutti i partiti, senza nessuna eccezione, destra e sinistra, dimenticano le divergenze su sicurezza, welfare, tasse, e si ritrovano uniti nella lotta, come figli di...scusate, contro questa vergogna. La vera, unica, grande emergenza nazionale. La rivolta che vede uniti tutti i partiti parte dal Consiglio Comunale di Roma, dove tutti i Consiglieri hanno lanciato un’iniziativa per protestare contro una norma della Finanziaria di Prodi e Padoa Schioppa. Non perché destina poche risorse per la ricerca scientifica, non diciamo sciocchezze, ci vuole ben altro per sollevare l’indignazione popolare. E neppure perche non prevede soldi sufficienti alla prevenzione degli incidenti sul lavoro. In Italia accade di peggio. La causa non è neppure la carenza di fondi per il welfare, o la mancata lotta contro la precarietà, e neppure perchè non si fa abbastanza per le strade e per le ferrovie. I Consiglieri comunali di Roma non hanno tempo da perdere con queste sciocchezze. Il motivo di quest’indignazione è che la Legge Finanziaria in corso di approvazione prevede un taglio ai compensi percepiti dei Consiglieri Comunali. Da gennaio 2008 i Consiglieri della città eterna, prenderanno appena 1.700 euro al mese, contro il 2.100 finora previsti. I Consiglieri municipali, invece, scenderanno dagli attuali 910 euro alla misera cifra di 740. La cosa più vergognosa, come ha dichiarato a La Repubblica Pino Battaglia, capogruppo del partito Democratico in Consiglio comunale, è che “Stiamo parlando di gettoni di presenza, non di uno stipendio. Significa che ad agosto, o se uno si ammala e non può partecipare alle sedute, quella somma si dimezza o si annulla!” Poverini questi Consiglieri. Pino Battaglia è modesto e non lo vuole dire, ma non hanno nemmeno previsto la cassa mutua! Ma vi rendete conto dell’immensa tragedia? Il cuore generoso degli italiani non può restare insensibile al grido di dolore che si leva dalle aule dei Municipi, dei Consigli comunali, delle Circoscrizioni. Ed ecco che gli operai della Acciaierie di Torino, appena prima di finire arrostiti dopo 10 ore di turno, hanno immediatamente versato una lacrima sul povero Pino Battaglia e sul suo collega di AN, Marco Marsilio, indignato perché con questa riduzione di compensi “Occuparsi dei cittadini diventerà un mestiere da ricchi”. E i precari che lavorano nei call center hanno urlato la loro rabbia per il sopruso fatto ai Consiglieri comunali, sfruttati e senza alcun diritto. I braccianti del Casertano e gli edili di Borgo a Buggiano si strappavano le vesti per l’indignazione. C’è stato un bambino di Pescara che ha fatto gioiosamente notare che per un Consigliere Comunale non è proibito di lavorare, e che quindi, a parte le sedute (che comunque, gli vengono retribuite e che non impegnano 24 ore al giorno) può fare quello che fanno milioni di suoi concittadini. La mamma ha subito rimproverato quel bambino impertinente. dicendogli che se non impara a rispettare chi lavora sodo, potrebbe ritrovarsi un giorno a fare il Consigliere comunale. Noi siamo così addolorati per l’incresciosa vicenda, per il torto subito, che vogliamo aiutare gli sfortunati consiglieri comunali di Roma e di tutta Italia, così vigliaccamente colpiti in ciò in cui credono con tanta passione. Non possiamo vederli con le facce tristi e devastate dal dolore. E abbiamo deciso di lanciare la campagna “ADOTTA UN CONSIGLIERE”. Chiunque può aderire. E’ semplice. Chiunque lo vuole scelga semplicemente un Consigliere comunale della propria città. Lo fermi, lo coccoli, lo riempia di buone parole, pacche sulle spalle (non picchiate troppo forte, potreste farvi male) carezze, strette di mano. E poi, baci e sorrisi. Tanti sorrisi. Insomma, quello che fanno di solito i politici nelle occasioni di circostanza, ad esempio al funerale di un operaio morto sul lavoro. Vedrete che il viso rabbuiato e triste dei rappresentanti comunali, s’illuminerà d’immenso.
Buon tutto!
Se volete aderire alla campagna scrivetelo nei vostri commenti.
Alla fine invieremo una mail a tutti i Consiglieri comunali della Capitale, per far sapere loro quanto siamo vicini al loro dramma. E se il post vi è piaciuto, potete votarlo ciccando su OK nella finestra qui sotto. Grazie!
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