venerdì, 29 febbraio 2008, ore 15:10
scarabocchiato da Comicomix in riflessioni, vita, economia, fumetti, umorismo, attualità


Ci sono in giro dei disfattisti che dicono che la situazione economica non è buona. Che siamo alla vigilia di una delle peggiori recessioni economiche degli ultimi 30 anni. E che il sistema economico mondiale – che sarebbe quel modello di sviluppo basato su un'espansione continua di produzione di beni non sempre utili, consumi che molto spesso sembrano sprechi, disuguaglianza sociale ed economica tra ricchi e poveri in costante divaricazione – assomigli sempre più a un castello di sabbia in riva al mare prima di un uragano, o ad essere buoni una casetta che scricchiolia sempre più fotre e ,ostra crepe sempre più evidenti. Per fortuna, c'è George Bush. Che tranquillizza tutti: l'economia sta solo rallentando, tutto va per il meglio e tra qualche mese tutto ritornerà più bello e più superbo che pria. Di George Bush ci si può fidare. Ha dimostrato di avere la vista lunga, come quella di un’aquila, anche se è palese che non sia un’aquila. L’esperienza ci insegna che non sbaglia mai. Quindi, non c’è nulla di cui preoccuparsi, esattamente come dicevano a Pompei nel 79 dopo Cristo. E infatti, guardandosi intorno (e cercando naturalmente di non voltarsi verso i paesi del terzo mondo, dove ci si limita a morire di fame) i segnali sono tutti incoraggianti: si è sgonfiata la bolla immobiliare, provocando un impoverimento generalizzato della popolazione americana, e portando il debito dei consumatori americani con le società delle carte di credito a superare la soglia dei 2.200 miliardi di dollari (e tra il 1989 e il 2006 è cresciuto appena del 315 per cento). Il prezzo del petrolio ha sfondato i 100 dollari al barile, e c’è chi scommette - in quelle bische clandestine che qualche Professore di economia continua a chiamare mercati finanziari – che possa arrivare anche a 200 dollari. Il prezzo delle materie prime cresce a dismisura, gonfiato da una domanda sempre più elevata e dalle speculazioni che avvoltoi travestiti da broker si divertono a fare tra un drink, un lunch e un party. Il prezzo di una strana sostanza (che miliardi di persone nel mondo si ostiano a mangiare sotto forma di pane e altre vivande) chiamata grano ha segnato il nuovo record con oltre 31 centesimi di euro al chilogrammo, alla fine delle contrattazioni al Chicago Board of Trade. Insomma, è chiaro ed evidente che va tutto bene: stiamo solo ballando sull’orlo di un vulcano prossimo all’eruzione. Bush, però, con la saggezza che ha sempre dimostrato, ci invita a stare tranquilli. Lui ha un piano. Una proposta rivoluzionaria per un nuovo modello di sviluppo, rispettoso dell’ambiente (e cioè, delle generazioni future, cioè dei nostri figli)? Un pacchetto di soluzioni che affrontino la crisi dei mutui, magari accollandosi almeno in parte le enormi perdite di ricchezza a cui verranno sottoposti milioni di cittadini americani? Un "New deal" con il quale lasciare in eredità al suo successore una nuova stagione della politica americana perché gli USA non siano il ridicolo gendarme impotente ad affrontare i problemi di un mondo complesso a colpi di cannone ma il paese guida se non del mondo almeno dell’occidente? No, George Bush ha un piano molto più semplice, anzi semplicissimo, quasi inesistente (senza il quasi). Ci invita a stare tranquilli. George Bush, come il capitano del Titanic, nella indimenticabile canzone di De Gregori, non ha mai paura. Guarda verso l’orizzonte, e ai marinai e ai mozzi (che poi saremmo noi poveri piccoli esseri umani) sussurra sottovoce: “Signori, state calmi. Anche se io non vedo niente, c’è solo un po’ di nebbia, che annuncia il sole. Andiamo avanti tranquillamente”. Insomma, possiamo stare tranquilli. Con gente così al comando, se tutto va bene, siamo solo rovinati.
Buon tutto!

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mercoledì, 27 febbraio 2008, ore 15:19
scarabocchiato da Comicomix in italia, politica, riflessioni, economia, umorismo, attualità


Umberto Bossi è furioso. E’ talmente arrabbiato che sembra il ritratto di Umberto Bossi. Ce l’ha, manco a dirlo, contro il Governo di Roma, insomma contro il Governo romano. Praticamente ce l’ha con Romano, e con i suoi Prodi, razza del profondo sud (residenti tra Bologna e Reggio Emilia, con qualche diramazione a Forlì) che complotta contro la laboriosa economia del Nord Italia (pardon, della Padania). E Bossi pensa male. Anzi, mal pensa. Pensa che i Prodi, accampati tra Fiano Romano e Spinaceto, con qualche diramazione a Fiumicino, abbiano inviato in missione speciale a Parigi l’agente segreto Carla Bruni (nome in codice: Cavalla di Troia) per accordarsi con i loro cugini Francesi, e mettere definitivamente al tappeto le terre del Lombardo-Veneto e del Regno di Savoia. Lo strumento oscuro delle forze del male è l’Air France, contro cui si scaglia a colpi di sassofono Roberto Maroni,  rievocando il ritorno dell’occupazione centralista parigina. Roberto Calderoli, con tutto il suo neurone eccitato, ha proposto di dichiarare guerra a Napoleone. Insomma, Bossi pensa male, Maroni mal pensa, Calderoli non pensa. Il complotto prevede l’abbandono dell’aeroporto di Malpensa, ultimo baluardo dello sviluppo del Nord Italia, per impedire i collegamenti aerei dei cittadini, isolandoli dal cuore dell'Europa. Per sventare il complotto, ed evitare l'uso di carretti, pagode, risciò per il traffico di cose e persone da Cusano Milanino a New York, i previdenti amministratori locali del lombardo veneto (molti dei quali, naturalmente Leghisti) hanno favorito il proliferare di tutta una serie di misteriose costruzioni che vengono chiamate aeroporti disseminate per le valli padane. E così, da Venezia, a Villafranca, da Orio al Serio a Linate, ma pure da Trieste a Bolzano, presto anche a Treviso (e, tra poco, inizieranno a costruirne anche a Monza, Gemonio, Como, Collio, Mantova, Valdobiaddene e San Donato Milanese) spuntano come funghi aeroporti che (Miracolo! Miracolo!) aumentano continuamente i flussi di traffico verso le varie destinazioni europee e mondiali. Gli italiani del Nord, chissà perchè, pare che preferiscano prendere un aereo a due passi da casa anziché fare viaggi di centinaia di chilometri verso Gallarate (dove ha sede Malpensa). Dicono che costa meno ed è più veloce. Forse, oltre che laboriosi, sono anche più svegli dei loro rappresentanti. E allora chissà perchè Bossi si agita dietro a Malpensa? Pensa che ti ripensa, anzi, Malpensa che ti Malpensa (come diceva un tale, a malpensare si fa peccato, ma spesso ci si azzecca)  sembra che dietro tante grida di dolore ci sia una società, la SEA, la società degli aeroporti di Milano. Società che qualche responsabilità sul mancato decollo di Malpensa sembrerebbe avercelo. Società che ora, in nome del popolo padano, bussa cassa. E a chi? Ma è chiaro, a Roma Ladrona! In nome del libero mercato, infatti, il mantenimento di Malpensa passa per i cospicui finanziamenti che dal Colosseo dovrebbero viaggiare a velocità supersoniche (non come il Malpensa Express, la navetta che collega Milano all'aeroporto, che cammina come una Caretta Caretta sul bagnasciuga e pare abbia stabilito il record mondiale di lentezza). A capo della SEA c'è un certo Giuseppe Bonomi che – ma che strana coincidenza! – è un esponente di spicco della Lega Nord. Quello che ha pensato uno strampalato piano per il ri-decollo di Malpensa, e che intanto soffia sul fioco della polemica contro la "romana" Alitalia, madre di tutti gli sprechi. Alitalia che lui conosce benissimo, visto che, nel periodo 2002-2004, ne è stato il presidente, dandole il colpo di grazia. Di fronte alla costruzione della splendida cattedrale nel deserto della brughiera gallaratese e ai cumuli di denaro sprecato che ne sono seguiti, pare sia venuto in pellegrinaggio anche Ciriaco De Mita, che ha voluto incontrare Umberto Bossi, trattandolo come un figlio. Il memorabile incontro, svoltosi a Gemonio, si è concluso con De Mita in lacrime che diceva: "Bravo, Umberdo. Hai faddo un oddimo lavoro. Noi ber il derremodo dell’Irbina siamo stadi dei dilettandi!”. Adesso, con l'imminente trionfo elettorale alle porte, grazie anche all'alleanza stipulata con il Movimento dell'Autonomia Siciliana, capitanato (potenza dei nomi!) dal Sig. Lombardo, dalle valli del varesotto si canta "Malpensa non si tocca!" "Io Malpenso, e tu?" "Chi non mal pensa non ce l'ha duro!" Già si vedono dalle campagne romane salire messi di oro, incenso e birra (rigorosamente padana). Sarà una festa, come non se ne vedevano da anni. Umberto mangerà i cannoli di Cuffaro, di cui è golossissimo. Maroni continuerà a suonare il sassofono, Calderoli continuerà ad essere suonato. Verrà costruito un aeroporto mega galattico a Varese lido (cementificando il lago, pazienza...) e tutti saranno finalmente padani e contenti. Perchè sarà anche vero che Roma è ladrona. Ma anche Varese, a occhio e croce, non scherza...

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lunedì, 25 febbraio 2008, ore 15:09
scarabocchiato da Comicomix in pensieri, italia, riflessioni, vita, attualità, luigi tenco


Il sole, puntuale come ogni anno, buca il cielo e comincia a scrollarsi di dosso il freddo dell’inverno, sciogliendo la neve. Le mimose tinteggiano di una nuova luce fresca il paesaggio infreddolito. E torna, come ogni anno, il festival di Sanremo, con le sue luci, le ombre, le canzoni e canzonette, le invidie, le trame. Un po’ come la vita: tutto sempre uguale, eppure sempre diverso. Ogni volta, chissà perché, mi sorprende il pensiero di un giorno lontano, lontano nel tempo. E rivedo te in un sorriso, nell'espressione di un volto per caso. Te che, in una notte di gennaio del 1967, proprio nel corso di un Festival di Sanremo, hai detto “Ciao amore ciao”, e te ne sei andato. Non si sa bene come, non si sa perché. Semplicemente è andata così. E la vita, questa linea stretta che corre leggera, questo attimo breve come un fiocco di neve, svanì in un lampo, in quella notte di gennaio. Non so se tu abbia avuto ragione. Perché forse è vero (come dicevi tu) che la vita che scorre sottile, un giorno dopo l’altro, un passo dopo l'altro, sembra sempre la stessa, e dipinge il cammino di strade sempre uguali, delle stesse facce, delle stesse case. E forse è vero anche che i nostri occhi intorno cercano l'avvenire che avevano sognato, ma  i sogni restano sempre sogni mentre l’avvenire è ormai quasi passato. Ma anche se la speranza sembra a volte davvero un'abitudine, io continuo a pensare, nonostante tutto, che un giorno cambierà. Forse non sarà domani,  non so dirti come e quando, ma vedrai, vedrai che cambierà. Per questo continuo ad ascoltare canzoni, anche se spesso sono solo canzonette. Perché a volte capita che quella musica,  quelle parole che ci attraversano la vita, siano come i piccoli raggi di sole che sorridono in queste mattine ancora fredde. E magari guardando un paesaggio, prende come un'illogica allegria di cui non si sa il motivo; come se improvvisamente ci si prenda il diritto di vivere il presente. E allora respiro profondamente questa vita che passa veloce, come quel fiocco di neve che cadde in gennaio del 1967. La vita è forse una storia sbagliata, da non raccontare, ma è un’avventura, una storia diversa per gente normale, una  storia comune per gente speciale. Forse un po' complicata. E anche se spesso ti prende una strana amarezza, perché ti sembra che non ci sia una canzone per te, ti senti solo e sembra che la festa che è appena cominciata sia già finita, forse, in questa strana storia da non raccontare, forse c'è amore un po' per tutti, e tutti quanti hanno un amore, in questa strana e cattiva strada che corre impazzita senza un senso. E pensi che non sarà domani, ma un bel giorno cambierà. E ti guardi intorno, mentre il sole buca le colline, e pensi che c'è gente che ha avuto mille cose, tutto il bene e tutto il male, e che si perde per le strade del mondo come è successo a te, in quella notte di gennaio a Sanremo. Chissà se avevi ragione tu, oppure ho ragione io. Forse, entrambe le cose. Io so solo che a me piace vedere l’inverno cadere sul sorriso delle persone, e so che a volte basta poco per trovare una piccola ragione d’allegria; a volte può bastare persino una rosa. E ora, in questi giorni in cui il freddo comincia a svanire, e sul palco di Sanremo si stanno per riaccendere quelle luci che ti videro cantare, e nuove canzonette scivoleranno silenziose nell’oblio, penso che passerà anche questa stagione senza far male, e anche questa pioggia sottile, come passa il dolore. E la vita sarà, domani, e domani, e domani, sempre un giorno incerto, di nuvole e sole. Ma ad ogni istante c’è qualcuno a cui puoi regalare, o che può regalarti, una rosa. Basta poco. E così, mentre ripenso alla tua vita spezzata in quella notte di gennaio del 1967, e le luci del palco del festival di Sanremo sono ancora spente, ripenso alle tante vite silenziose spezzate troppo presto, ai troppi fiocchi di neve sciolti in un istante dal sole. Non so se ci sia il paradiso, ma  penso anch’io che se ci fosse, dio lo avrebbe fatto  soprattutto per chi non ha sorriso ma ha vissuto con la coscienza pura. E così, mentre un’illogica allegria accarezza dolcemente il mio sorriso, dico ai signori benpensanti che l'inferno esiste solo per chi ne ha paura. E che anche tu, Luigi, tu che come tutte le più belle cose vivesti solo un giorno come le rose, se c’è un paradiso, stai lì. In questa giornata di sole, nell’aria già primaverile, sembra quasi di sentirti cantare, lontano, lontano, nel tempo.
Buon tutto!

Questo post è dedicato a Luigi Tenco e ad altri amici che hanno allietato e allietano il cammino dei nostri giorni con le loro parole, i loro pensieri e la loro musica. A Fabrizio, Sergio, Giorgio, oltre che a Luigi, chiediamo scusa per avere indegnamente utilizzato la loro poesia, e speriamo che ovunque si trovino ci possano perdonare

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giovedì, 21 febbraio 2008, ore 14:53
scarabocchiato da Comicomix in pensieri, italia, riflessioni, vita, umorismo, attualità


La voce correva di bocca in bocca, veloce come il vento, già da qualche tempo. Nessuno osava parlarne, neppure in privato. I segnali si sono intravisti già all’inizio del millennio. Timidi indizi che si sono via via moltiplicati. E facciamo mea culpa. Dovevamo capirlo, che qualcosa di grave stava accadendo, ma non siamo stati sufficientemente attenti. Quando, nel giro di poco tempo, George W. Bush divenne Presidente degli USA, Vladimir Putin venne acclamato campione di democrazia, Bruno Vespa fu definito giornalista, Enzo Biagi fu cacciato (pardon: gentilmente invitato ad andarsene perché aveva rotto i co…siddetti) dalla Rai, Giulio Tremonti nominato Ministro dell’economia, avremmo dovuto capirlo. Ma non è bastato. Chi lo faceva notare, veniva subito messo a tacere: si sa, il mondo è pieno di disfattisti e catastrofismi. Ma quando, qualche anno più tardi, Bush è stato rieletto Presidente degli USA, Gigi D’Alessio è stato considerato un cantante, Mastella è diventato Ministro della Giustizia, D’Alema è stato definito di sinistra, le prime pagine dei quotidiani italiani si sono riempite di Lele Mora e Fabrizio Corona, le tv si sono riempite di stupidi galletti e galline che si azzuffano per due minuti di notorietà, tutto era abbastanza chiaro. Ed è evidente che siamo tutti colpevoli. Non potevamo non sapere. Non potevamo non esserci accorti che era in atto uno stermino di massa, scientifico, programmato. Un genocidio. Lo stermino dei neuroni. In ogni testa che circola per strada dovrebbero essercene circa 100 miliardi, in tutto il mondo 600 miliardi di miliardi, Invece, secondo un censimento dell’Università della Lasagna (quella che il gusto ci guadagna ed è tutto una cuccagna) ne sono rimasti al massimo un paio di miliardi, dispersi all’interno di qualche scatola cranica sparsa per il mondo. Nessuno è in grado di dire come sia potuto accadere. Se ci sia stato un milleniun bag  delle sinapsi, o un virus propagatosi per contatto diretto o direttamente per le vie aeree. O se ci sia stata qualche casa farmaceutica che, su commissione di qualche potente della terra (fortemente sospettati, Silvio Berlusconi, Tony Blair e l’imperatore del Balengo) preoccupato che la forza del pensiero potesse provocare danni irrimediabili alla propria causa, abbia sparso nel mondo un’arma battereologica. Negli ultimi mesi i segnali si sono aggravati, ma c’era ancora chi si ostinava a negare l’evidenza. Ma quando una legge (o una magistratura con ancora troppi azzeccagarbugli?) permette a un noto violentatore di bambine di andare a braccetto con una bimba di pochi anni, e tutto sembra normale è chiaro che qualcosa non va. O quando nel mondo muoiono milioni di persone ogni giorno, per fame guerra, malattie, davanti alla vigliacca indifferenza di un'altra parte dell’umanità che nel frattempo si accapiglia per l’imminente inizio del festival di Sanremo, per le ultime nomination al Grande Fratello o per sapere chi andrà a letto stasera con Jessica Alba o Tom Cruise, non si può continuare a far finta di non vedere. Lo stermino di massa è ormai giunto in dirittura d’arrivo. Non c’è probabilmente più nulla da fare, ma dobbiamo comunque tentare di fare qualcosa. Dobbiamo salvare il salvabile e anche trovare i colpevoli di questa immane tragedia. Per questo, proponiamo immediatamente a Giuliano Ferrara di avviare una campagna presso l’Onu per la moratoria dell’imbecillità, anche se è chiaro che c’è un evidente conflitto d’interessi, ma tanto in Italia del conflitto d’interessi non interessa più a nessuno. Proponiamo anche di aprire una Commissione d’inchiesta che faccia luce su quanto è avvenuto in Italia e nel mondo in questi anni, come è potuto accadere che i cervelli svanissero così, giorno per giorno, senza che nessuno abbia fatto nulla. Per la sua indubbia competenza in materia, suggeriamo che l’inchiesta sia affidata a Roberto Calderoli, assistito da Mario Borghezio e (par condicio) anche da Lorenzo Cesa
Buon tutto!

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lunedì, 18 febbraio 2008, ore 15:09
scarabocchiato da Comicomix in italia, politica, riflessioni, umorismo, attualità


E’ fatta. Pierferdinando ha varcato il Rubicone. Quando Silvio Berlusconi gli ha detto, chiaro e tondo, “O Entri nel Partito della Libertà o non voglio più saperne di te”, Pierferdi ha accusato il colpo e ha detto: “Silvio, tu così mi Ruini!” Di fronte all’insensibilità di Silvio, che ha anche staccato il suo cellulare e si è fatto sempre negare, mandando a rispondere il suoi maggiordomi (Bondi e Cicchitto), Pierferdinando ha provato a chiamare il suo vecchio amico di Bologna, Gianfranco Fini. Ma è rimasto interdetto quando, dall’altro capo del telefono, di fronte alle sue domande,  l’unica cosa che sentiva (una segreteria telefonica?) era “Bau! Bau!”. Pierferdinando ci ha pensato qualche giorno, in attesa di un cenno di papà Don Camillo. Nel frattempo, come Amleto, si è chiesto: “Essere o non Essere di nuovo un servo di Silvio Berlusconi?” e alla fine ha compreso che “CEI del marcio (oltre che in Danimarca) nel Partito delle Libertà!”. E ha deciso di partire per la guerra. Ha indossato l’abito talare, che gli dona moltissimo, ha messo nello zaino brillantina, crocefisso e fondotinta, ed è partito per la nuova avventura, come un guerriero senza macchia e senza paura. Solo contro tutti. Insomma, non proprio. Potrà sempre contare su Totò Cuffaro, esponente del Partito del Cannolo Siciliano, anche se non si porterà dietro tutta la pasticceria. Forse ci sarà anche quel galantuomo di Ceppaloni, un tale molto Clemente. E poi, forse qualcuno gli donerà anche una Rosa, naturalmente Bianca. Ma soprattutto potrà contare sul sostegno del padre. Sì, di suo papà: Don Camillo. Pierferdi ha subito convocato una CONFERENZA programmatica, e con il suo stile EPISCOPALE ha detto che la Repubblica ITALIANA può contare su di lui. La battaglia sarà dura, ma non mancano le speranze per poter vedere il trionfo dell’AVVENIRE. Infatti, grazie a complicatissimi calcoli matematici, in cui si è cimentato un famosissimo  scienziato  (molto noto a Erice e dintorni, un tale Antonino Zichichi) e considerando che il Partito della Libertà avrebbe circa il 36-38%, la Lega Nord, apparentata al Pdl ma solo nel Nord, avrebbe circa il poco più del 4%, il Partito Democratico ( e affini) avrebbe tra il 30 e il 35%, la Sinistra Arcobaleno circa  il 5-7%, e la Destra di Storace potrebbe prendersi il 4%, ecco che l’area di Centro, vagamente frastagliata tra UDC, Udeur, Rosa Bianca e altri fiorellin del prato, potrebbe arrivare anche al 10, forse 15% dei voti. Tenendo conto della distribuzione regionale dei voti, sarebbe quindi probabile che al Senato (comunque finiscano le elezioni, che diventerebbero un fastidioso anche se purtroppo inevitabile contrattempo) nessuno schieramento possa avere la maggioranza senza i voti di Pierferdi e compagnia. E questo sì che sarebbe uno splendido risultato! Bisognava proprio farci cadere un governo, no? Pare che, quando qualche consigliere un po’ meno addormentato degli altri abbia fatto questo complicatissimo ragionamento a Silvio Berlusconi, il cavaliere si sia mostrato preoccupato. La preoccupazione è aumentata quando gli è stato riferito che il buon Pierferdi è stato visto andare a fare un bel Bagnasco a Ostia, guidando una Bertone rosso Cardinale ultimo modello, e poi a cena con Don Camillo, Don Antonio, Don Peppino e la Malafemmina. A Silvio hanno anche spiegato che, dopo una concitata telefonata con Mons. Betori, Prodi, indossando il cilicio, e frustandosi a sangue, abbia deciso di varare il famoso Election CEI, accorpando politiche, amministrative e messa domenicale. Si dice anche che da oltre Tevere siano in partenza barconi di parroci con i manifestini dell’UDC in mano. Dicono che Silvio, guardando i sondaggi che lo davano sicuro vincitore 15 di giorni fa, e che adesso sembrano meno favorevoli, abbia esclamato mentre lanciava un osso a Fini, La Russa, Tremonti, Rotondi, Mussolini, Dini e Formigoni: “Cribbio, ragazzi, siamo proprio nei Casini!”
Buon tutto!”

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venerdì, 15 febbraio 2008, ore 15:04
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“La prima classe costa mille lire la seconda cento la terza dolore e spavento…” inizia così una canzone di Francesco De Gregori che parla del Titanic, la famosissima nave da Crociera che solcò i mari in quei bei tempi (era il 1912) in cui la nave era un mezzo di trasporto e non di piacere, e la prima classe era privilegio di pochi eletti. E le navi erano piene di gente rigidamente suddivisa in classi; come ha detto un altro grande artista, Giorgio Gaber,“Per tutti un buon trattamento, ognuno ha il suo posto nel proprio recinto, mi sembra anche giusto:  Prima Classe, seconda classe, terza classe e poi? E poi le donne,  gli extracomunitari, gli albanesi e i negri, eh sì…Anche i negri!” Sul Titanic, ad esempio, il biglietto di sola andata per New York, in prima classe, costava 3.100 dollari dell'epoca (circa 50.000 dollari odierni). Che lusso, che bello! Erano davvero bei tempi, in cui non si era costretti a fare finta di essere tutti uguali, in cui ancora non c’erano stati i grandi movimenti che avrebbero portato contadini, operai, impiegati, professori a smettere di vivere tra stenti e miseria. E i ricchi potevano spassarsela davvero. Ma per fortuna, questi oscuri tempi dell’uguaglianza da Crociera stanno per finire, e torneranno presto quei bei tempi in cui ci sarà chi viaggia nelle stive, chi nel ponte e chi nell’idromassaggio. Ma sì, basta con le crociere tutte uguali, basta con questa uguaglianza di facciata che non rispetta le differenze tra un miliardario e un povero cristo. Per fortuna, c’è chi ci pensa: la Msc Crociere, compagnia che fa capo all’armatore Gianluigi Aponte, varerà in autunno la nuova, grande, lussuosa, straordinaria nave ammiraglia. Si chiamerà Fantasia. Immaginiamo le centinaia di creativi che in lunghissime e faticose riunioni hanno partorito alla fine un nome così originale. In questa nave ci saranno spazi infimi e grigi, come un palazzo della periferia di Roma o di Milano, per i clienti “normali” come noi. E poi, rigorosamente per pochi fortunati disposti a pagare extra salatissimi, una nuova area Vip, la “Msc Yacht Club”, un angolo di paradiso con spazi riservati con solarium, idromassaggi, piscine skydome, ma soprattutto una conciergerie con maggiordomo a totale disposizione degli ospiti. Questo schiavo (pardon, maggiordomo..le parole sono importanti) sin dall’imbarco, affiancherà i passeggeri “speciali”, li assisterà nel check in, trasporterà i loro bagagli, servirà il tè, ecc.ecc…Potrà persino organizzare piccoli party in cabina, e chissà che con qualche extra non si possa avere Gorge Clooney (o Jessica Alba) presenti. Gianluigi Aponte, sorrentino di nascita (ma svizzero d’adozione) è davvero un genio. Uno che capisce il vento che cambia, come quei vecchi Lupi di mare che capivano al volo la direzione da intraprendere. Per lui, se vorrà, potranno presto spalancarsi le porte della politica. Potrebbe fondare un partito, e i suoi creativi gli suggerirebbero di certo di chiamarlo Fantasia al potere. Un programma semplice, chiaro, di pochi punti. Viva la differenza! potrebbe essere lo slogan. Tra i capisaldi, la fine della scuola  e della sanità pubblica. L’abolizione delle tasse per i ricchi, che avrebbero più soldi da spendere in crociera. Il ripristino dello Ius primae noctis. Se i consensi dovessero arrivare (e siamo certi che se si presentasse non mancherebbero), i punti successivi potrebbero essere anche il ripristino della mezzadria, e infine il ritorno della servitù della gleba. Che bella idea, vero? E a quel punto, eliminate quelle fastidiose parole come diritti di cittadinanza, uguaglianza, solidarietà, tornerebbe l'età dell'oro, e il futuro dell’umanità (quella ricca) potrebbe ripartire, sereno e felice, come in quella bella giornata del 10 aprile del 1912, da Southampton, quando il Titanic salpò verso New York. A proposito, qualcuno si ricorda come finì la storia del Titanic?
Buon tutto!

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Da domani Sabato 16 febbraio on line su Comicomix, un ritratto nella galleria di Anna. Sempre se vi va...

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