
L’Italia è un paese magnifico. C’è il sole, c’è il mare, la gente è sempre allegra. In questi ultimi tempi incontri le persone per strada, e tutti ti sorridono, ripetendo il titolo di un vecchio varietà: Bambole, non c’è una lira. E giù risate. Infatti, aprendo il portafogli, di lire non si vede nemmeno l’ombra, sembra quasi il governo di Veltroni. E l’Istat nel suo Rapporto annuale sostiene che il 50 per cento delle famiglie vive con pochi soldi al mese. Insomma, ci sarebbe poco da stare allegri. Eppure, c’è un sacco di gente contenta, che canta e balla, anche se non ha una lira in tasca. Gli italiani sono poveri ma non lo sanno? Eppure dovrebbero: qualche settimana fa, quando scoppiò lo scandalo dei redditi on line, abbiamo scoperto che solo una manciata di italiani dichiara più di 200 mila euro l'anno. Non dovrebbero esserci dubbi: gli italiani in tasca non hanno una lira. Ma molti non lo sanno: secondo un sondaggio dell’Astra Ricerche ci sono un milione e 700 mila italiani che si sentono ricchissimi. Ma come è possibile questo strano e curioso fenomeno, oggetto di approfonditissime indagini da parte di scienziati, politici, economisti e giornalisti di tutto il mondo? Dopo lunghe e laboriose ricerche, forse abbiamo scoperto il mistero. Quel milione e 700 mila italiani si sentono ricchissimi, nonostante non abbiano una lira, perché in tasca hanno un bel po’ di euro: in Italia, secondo l’indagine 2007 sulla ricchezza individuale di Merrill Lynch e Capgemini ci sono più di 205 mila famiglie con più di un milione di euro in banca e, tanto per gradire, circa 718 mila italiani con un conto corrente di oltre 500 mila euro. Forse è per questo che ridendo e scherzando, in 3 mesi in Italia sono state vendute 18 mila auto di lusso. E nella sola Milano ci sono 150 mila persone che spendono 20 mila euro al mese in beni di lusso, mentre il mercato delle barche extra lusso batte record su record. A conoscere da vicino questi poveri ricchi si fanno scoperte formidabili: uno di questi allegri poveracci si chiama Gaetano Paradiso, socio fondatore di Valore Italia, padre amorevole e tenerissimo: per la festa della sua bambina le ha regalato le Winx. Non le bambole, ma quelle vere, noleggiate per una serata per la modica cifra di 20 mila euro. Uno che non si fa mancare nulla: è appena tornato da una vacanza al Polo nord, dove per 34 mila euro ha dormito in tenda per una settimana a 42 gradi sottozero. Se ci teneva tanto, poteva andare gratis sotto un ponte assieme a qualche barbone quest’inverno! Eppure, anche i ricchi piangono: quelli ad esempio che devono aspettare dai 18 ai 30 mesi per acquistare una Ferrari. O quelli che cadono in depressione e vanno dallo psicanalista perché non possono permettersi un Jet personale. Ma sono anche persone sensibili, spesso soffrono per motivi meno materiali: a volte perchè si sentono soli. Per loro per fortuna c’è Quintessentially, agenzia fondata dal nipote di Carlo d’Inghileterra, di cui è socio anche quel simpaticone di Flavio Briatore: per la modica cifra associativa di 36 mila euro all’anno, questa benemerita agenzia organizza al povero ricco tutta la vita, anche 24 ore al giorno, facendo di tutto. Prenotando un tavolo all’Harry’s Bar di Venezia, oppure una cena a lume di candela per la propria moglie in compagnia di qualche uomo bello e famoso, o acquistando e recapitando in poche ore quel leoncino che l’amichetta desidera più di qualsiasi altra cosa al mondo. Oppure, quelli che si fanno portare il giornale con un elicottero, in qualsiasi parte del mondo, perché il loro cagnolino Fuffi è impegnato, deve fare i bisognini. E quando il giornale arriva, i poveri ricchi si sdraiano sul ponte dello Yacht acquistato per qualche milione di euro, sorseggiano un drink, cullati dalle onde del mare, cominciano a leggere e scovano una notizia divertentissima: l’evasione fiscale in Italia è stimata in circa 316 miliardi di euro. Ma dite la verità, non ridereste anche voi, al loro posto?
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Il Governo è pronto a mettere circa 6 miliardi di euro per a far rinascere
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Dopo la batosta elettorale,
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L’ambiente in cui viviamo è in grave pericolo: se ne parla spesso, nei giornali, in tv, per le strade. E’ l’argomento principale delle conversazioni che si svolgono nei tram, dal barbiere, al bar, non è vero? Ma non si parla spesso di quei pochi eroi che dedicano, con grande dedizione e spirito di sacrifico, le loro vita e le loro preoccupazioni alla causa dell’ambiente, alla salvaguardia della natura, del bello, del mondo in cui viviamo. Uno di questi è Jacopo Bondi Santi, il produttore del Brunello di Montalcino. E di questo, non possiamo che ringraziarlo. Ma è anche il proprietario di una tenuta di
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Flavia Veltroni, la moglie del principale esponente dello schieramento avversaro a quello che ha vinto le elezioni, è molto preoccupata per il suo compagno (oh pardon, per l’uomo che vive in casa con lei dopo averla sposata): Walter Veltroni è stato infatti colto da una strana malattia. Dalla sera del 14 aprile, subito dopo aver telefonato al vincitore delle elezioni, Silvio Berlusconi, Walter si è sdraiato sul divano, ha guardato la sua bella famiglia, e serenamente, pacatamente, si è addormentato. La signora Flavia dice che ormai è l’ombra dell’uomo che lei aveva sposato: riposa dolcemente e qualsiasi tentativo di svegliarlo è stato inutile. Ci ha provato Pierluigi Bersani, accusandolo di fare del Pd il partito di Bibì e Bibò, poi ci ha provato Romano Prodi, ringraziandolo a più riprese del convinto sostegno che Veltroni gli ha dato durante i 24 mesi del suo governo, ma anche delle belle parole che Walter ha detto, durante la campagna elettorale, parlando dell’azione e dell’impegno di Prodi praticamente in tutti i comizi e in tutte le interviste. Ma Walter non ha reagito, ha seguitato a dormire, serenamente e pacatamente: all’ombra dell’ultimo sole s’era assopito l’oppositore. Commossi dal dramma umano del loro collega, anche gli esponenti dello schieramento avversario sono corsi al suo capezzale, provando a rianimarlo. Ha iniziato Umberto Bossi con le battute sui 300 mila fucili del bergamasco. Niente da fare, anzi: Walter ha iniziato anche a russare, e qualche vicino di casa si è persino lamentato. Di certo un elettore della sinistra arcobaleno! Marco Travaglio per scuoterlo ha persino fatto finta di accusare Renato Schifani di sospette frequentazioni con esponenti della Mafia. Walter si è girato, dando l’illusione che qualcosa stesse succedendo. Ma ha solo cambiato posizione. Giulio Tremonti ha iniziato - con una certa riluttanza - a sparare corbellerie su ICI, detassazione degli straordinari e assenze di Tesoretti. Ma le sue dichiarazioni sono state peggio di una ninna nanna: di un segno di vita di Veltroni, neanche l'ombra. Hanno pure provato a fargli un grave sgarbo istituzionale, con la nomina di uno dei politici più geniali d’Italia, Antonio Tajani a Commissario europeo, anziché un esponente dell’opposizione, come vorrebbe la prassi. Niente da fare. I tentativi si sono fatti disperati. Al capezzale di Walter hanno portato anche il suo grande amico Massimo D’Alema, confidando nel fatto che era stato colpito dalla stessa sindrome nel 1997, quando Berlusconi lo aveva invitato per un incontro galante in un incantevole appartamento a due stanze, la famosa bicamerale. Massimo ha provato a svegliarlo cantandogli la canzone che Walter non riesce a sopportare, Bandiera Rossa. Uno sforzo davvero sovrumano, per D'Alema. Ma Veltroni non ha apprezzato: ha fatto il gesto dell’ombrello e a continuato a ronfare, serenamente e pacatamente. Allora, mentre sull’Italia calavano le prime ombre della sera, è stata tentata l’ultima disperata carta. Vincendo la sua proverbiale mitezza e bontà d’animo Roberto Maroni ha proposto una serie di misure contro l’immigrazione di stampo razzista e xenofobo, contrarie agli Accordi di Shengen, alla Convenzione di Ginevra, alla Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo. E soprattutto alla favola di Cenerentola. Walter a quel punto si è mosso, dando un timido accenno di vita. Tutti hanno pensato che finalmente si svegliasse. Invece, Veltroni ha iniziato a battere le mani, senza neanche smettere di russare, serenamente e pacatamente. A quel punto, Flavia, disperata, ha chiamato il presidente del Consiglio, che a Walter è molto affezionato. Silvio Berlusconi si è presentato vestito d’azzurro, bello come un principe, e al grido di Forza Italia si è chinato, sussurrando qualcosa all’orecchio del bel addormentato. Alcuni hanno capito le parole “spartizione della Rai”, altri “legge elettorale con sbarramento”, altri ancora “grazie per tutto quello che hai fatto per me”. Dopo qualche secondo, Silvio ha persino sfiorato le guance di Walter, con un timido bacio. Veltroni ha aperto gli occhi, si è guardato intorno, ha sorriso e ha sussurrato: “Si può fare”. E serenamente, pacatamente, si è rimesso a dormire.
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L’Italia è un paese complicato. Per rimediare a questo vizio nazionale, nel nuovo governo è stato istituito il Ministero per la semplificazione, affidato al genio indiscusso della politica italiana, Roberto Calderoli. Ma l’impresa è ardua anche per un uomo della sua abilità. Per questo è stato affiancato da un uomo di grande intelligenza, con una fantastica carriera alle spalle. Direttamente dal paese dei balocchi, quale sottosegretario alla semplificazione è stato nominato il famossimo fondatore dell’Associazione italiana amministratori di condomini, parlamentare della Lega Nord dal 1992. L’uomo giusto al posto giusto! Il suo nome è, appunto, Maurizio Balocchi, che della Lega è stato il segretario amministrativo, quello che amministra i soldi. Che in quest’incarico ha lavorato duramente, al grido di “Basta con gli sprechi!”. Un uomo che unisce alla fermezza una grande capacità di farsi apprezzare. E’ amatissimo da tutti i suoi colleghi, di destra, di centro e di sinistra. E’ l’artefice della Legge 157/99 “Nuove norme per il rimborso delle spese elettorali”, quella che assegna a tutti i partiti un miliardo di euro ogni 5 anni, anche in caso di elezioni anticipate, anche se non si sono avuti voti per entrare in parlamento. Dicono che quando esce dal paese dei balocchi e passeggia per i corridoi del parlamento, stuoli di deputati e senatori lo abbracciano, lo baciano, gli offrono il caffè. E pure quando esce, per strada, tutti i trombati delle ultime elezioni lo avvicinano e lo ringraziano, si commuovono e gli tirano i fiori. Semplice no? Ma Maurizio, nel paese dei balocchi, è abituato a giocare. Sembra che abbia sempre avuto questo vizio, da quando era amministratore unico e azionista di maggioranza della Bingonet, una società per la gestione di sale giochi che dicono fallì, nonostante il prestito avuto dalla banca della Lega nord, la “Credieuronord”, banca di cui – sempre per semplificare – lo stesso Balocchi era consigliere d'amministrazione. Pare che non fu semplice tranquillizzare i soci, tanti piccoli risparmiatori leghisti rovinati, quando intentarono un’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori e dei direttori generali per il risarcimento dei danni. Ma sembra che la specialità del nostro Maurizio sia lo scambio di mogli, un semplice e simpatico giochino che ha fatto con un suo amico e collega di partito Edouard Ballaman. Nel 2001, durante l’ondata liberale e liberista che, al grido di “Roma Ladrona”, avrebbe dovuto semplificare il vecchio sistema clientelare, il neosottosegretario agli Interni Maurizio nel paese dei Balocchi ha assunto come collaboratrice Tiziana Vivian, la moglie di Ballaman. Per una semplice coincidenza, contemporaneamente, l’allora neoquestore della Camera Edouard Ballaman arruolò nel suo ufficio a Montecitorio la signora Laura Pace, la compagna di Balocchi. Tutto a spese di cchi? Se ci si pensa, è semplice, no? Nel paese dei Balocchi il nostro Maurizio pare abbia imparato la semplice arte della speculazione immobiliare. Si parla di una fatta a Punta Salvore, in Istria, che vide come investitori nella “Ceit srl” molti esponenti della Lega Nord, compresa la moglie di Umberto Bossi. Una geniale e semplicissima operazione, che finì semplicemente con la sparizione di 2 miliardi e il fallimento della società. Il magistrato Paolo Luca – sicuramente, una toga rossa - contestò all'intero consiglio di amministrazione un complicatissimo reato, la bancarotta fraudolenta e il falso. Ma il nostro Balocchi, instancabile, non se ne è curato, e a ha continuato a rendersi protagonista di tanti altri semplici episodi come questi, che Gianantonio Stella ha documentato in un suo articolo. E chissà adesso cosa s’inventerà, per semplificarci ancora di più la vita, il sottosegretario Maurizio Balocchi.Starà di certo studiando qualcosa, laggiù nel paese dei Balocchi dove si era rifugiato, assieme ai suoi amici, Lucignolo e Pinocchio. Qualcosa di bello,di grande. Una semplificazione totale. Lasciamolo in pace, lasciamolo lavorare, lasciamolo semplificare. Non ce ne pentiremo.
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Cari 36 piccoli lettori dello Scarabocchio. Non ci crederete ma domani sabato 17 maggio su Comicomix dopo un po’ di vacanza, trovate un nuovo episodio della nostra serie a fumetti, 20 – un generazione tutta da ridere. Si intitola Decisone critica. Se vi va, naturalmente...