mercoledì, 27 agosto 2008, ore 00:10
scarabocchiato da Comicomix in italia, politica, riflessioni, vita, scuola, umorismo, attualità


Alunni e alunne, studenti e studentesse, ragazzi e ragazze, bambini e bambine, fate festa! Finalmente i tempi stanno per cambiare! La scuola italiana, dopo essere stata lasciata per anni in balia di se stessa, può finalmente tornare a guardare con fiducia al futuro: ora è in ottime mani. La guida, con grande sicurezza e conoscenza della materia, una giovane ministro, Maria Stella Gelmini che – a detta di Berlusconi, uno che se ne intende – su certe cose è talmente brava ed esperta che dovrebbe andare a insegnarle nelle scuole. La giovane ministro ha le idee chiare. Lei sa cosa fare per rimettere a posto la scuola italiana, caduta così in basso che i nostri studenti arrivano sistematicamente ultimi ogni volta che viene fatta a livello internazionale un’analisi comparata delle capacità di apprendimento. I problemi della scuola italiana non sono gli investimenti sempre più risicati, i continui stravolgimenti della struttura scolastica, dei percorsi di apprendimento, o i tagli sistematici delle risorse finanziarie. I problemi della scuola italiana sono altri, ma i rimedi per farla tornare la migliore del mondo sono pronti: il ritorno del 7 in condotta, la reintroduzione del grembiulino a scuola (quest’idea è venuta al premier Berlusconi in persona, mentre s’intratteneva in amichevole colloquio privato con la Ministro Gelmini). Questi provvedimenti che, com’è facilmente comprensibile, cambieranno profondamente il volto della scuola italiana, sono importanti ma non sufficienti. Ma la Ministro Gelmini non si è spaventata, e ha tirato fuori il vero asso nella manica: l’istituzione di corsi intensivi per gli insegnati del sud che, come sanno tutti, soprattutto i ragazzi padani difesi da Bossi, sono incapaci non solo d’insegnare, ma spesso persino di intendere e di volere. Gli insegnanti meridionali, infatti, sono la vera causa della bassa qualità della scuola italiana, e incidono in modo decisivo sulla capacità di apprendimento e di comprensione degli italiani, soprattutto di quelli del nord. Borghezio, ad esempio: non è colpa sua se è diventato così, ma della sua triste storia, tenuta giustamente segreta. Da ragazzo fu costretto a frequentare la scuola di recupero per pirla che ha sede a Castellamare di Stabia. E fu rovinato per sempre. Roberto Calderoli studiò da giovane a Cefalù, Umberto Bossi frequentò il liceo a Gallipoli. Roberto Maroni invece fece le scuole serali per sassofonista a Matera. La Ministro Gelmini ha ragione da vendere: lei stessa è stata fortemente influenzata dalla sua insegnante siciliana. Ma adesso, ragazzi e ragazze, bambini e bambine, potete tirare un grosso respiro di sollievo. Con questi corsi di recupero, in cui verrà spiegato a questi zucconi degli insegnanti del Sud la differenza tra un Pirla e un Bauscia, tra la Bagna Cauda e il Culatello, la scuola farà un deciso passo in avanti. Così, la Ministro potrà mettere in atto le sue proposte per mettere a posto la scuola: tagli al numero di insegnanti,  eliminazione delle risorse, chiusura delle scuole (a partire da quelle per i bambini malati di tumore,  una fantastica idea per sollevare le sorti della scuola alla quale è stata costretta a rinunciare perché un giornale ha denunciato il fatto e la giovane Ministro ha preferito non esagerare con le riforme intelligenti). E così finalmente, di proposta in proposta, di riforma in riforma, la scuola sarà definitivamente abolita. E tutti i ministri e le ministre - con la Gelmini e la Carfagna, bellissime nei loro grembiulini all’ultima moda, sedute sulle ginocchia di Berlusconi – potranno guidare tutti i ragazzi e le ragazze, i bambini e le bambine d’Italia verso il paese dei balocchi.
Buon tutto!
Piccolo avviso per i nostri 36 piccoli lettori: per la prima volta dalla sua nascita, lo Scarabocchio si prende una brevissima pausa di pochi giorni. Torniamo il primo settembre, con una novità...


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lunedì, 25 agosto 2008, ore 08:24
scarabocchiato da Comicomix in pensieri, riflessioni, vita, sport


E’ il 24 luglio del 1908 a Londra. Fa un caldo innaturale ed insolito per queste parti. Un uomo corre verso l’orizzonte. Si chiama Dorando Pietri. E’ solo, ha una maglietta bianca con il numero 19. Corre, e sente voci confuse gridargli qualcosa in una lingua incomprensibile. Dorando viene da un piccolo paese lontano, viene dall’Italia. E’ nato in Emilia e vive a Carpi. Un giorno, circa 4 anni fa, mentre serviva una cliente nel suo negozio di frutta e verdura, vide un uomo correre verso l’ignoto. Non si sa perché, ma  Dorando si mise a seguire quell’uomo, che correva sulla strada. Lo seguì, correndo a perdifiato, con  i polmoni che fanno male ed il cuore che batte violentemente nel petto, senza sapere dove andasse e perché. E da allora Dorando corre, corre a perdifiato per le strade dell’Italia e del mondo, corre più veloce del vento impetuoso delle sere d’inverno. Anche oggi, 2 ore e mezzo fa, è partito, assieme ad altri 59 uomini in maglietta e calzoncini, ognuno con il numero appuntato sul petto, davanti ad uno splendido castello, dove gli hanno spiegato vive la regina d’Inghilterra. Corre, Dorando, corre verso il traguardo, verso lo stadio di White City . E’ veloce e ha staccato tutti gli altri: i gallesi, il sudafricano, e quell’americano strafottente, che lo ha guardato alla partenza con aria di sfida e gli ha detto: “Poor italian! I’’ll win!”. Dorando è un po’confuso, stordito dal sole e dal caldo. Gli rimbalzano in testa le grida attutite delle gente attorno, ma continua a correre veloce, con il cuore che schizza in gola, passo dopo passo, metro dopo metro. Vede in lontananza lo stadio, il traguardo, la fine e la vittoria. Dorando corre ancora, ma è stanco, com’era stanco quel soldato greco, Fidippide,  che molti secoli prima di lui correva verso Atene per annunciare la vittoria sui persiani a Maratona. E’ stanco, come quando alla fine della giornata passata al negozio di frutta tornava in fretta a casa, e incontrava decine e decine di uomini come lui, che andavano di corsa verso la loro sera, il riposo, la serenità. Corre, corre verso lo stadio, verso il traguardo, mentre le forze scivolano via, come scivolano veloci i giorni e le notti che corri controvento, senza senso e senza meta. E tutto s’annebbia, proprio all’ingresso dello stadio, e Dorando sbaglia strada, e lo fanno tornare indietro, e lui continua a correre sempre più esausto. Corre, come corrono tutti,  verso l’infinito, piccoli punti sperduti nel tempo, che vanno a perdifiato verso quel traguardo lontano, quel punto verso l’orizzonte in cui la notte e il giorno si confondono. Ora Dorando è dentro lo stadio, sente l’urlo della folla lontano. Ora non corre più, barcolla, senza energie, come capita in certe giornate in cui il vento ti soffia più forte in faccia e hai solo voglia di sdraiarti e dormire, magari per l’eternità. Non ce la fa più, Dorando. Ma c’è chi lo aiuta, lo sostiene, lo sorregge, mentre i 75 mila dello stadio assistono impietriti in un assordante silenzio. Cade, ma lo tirano su, perché bisogna rialzarsi, correre, arrivare al traguardo. Vincere. Finalmente, Dorando spalanca gli occhi, esala un forte respiro, e passa il traguardo, stendendosi a terra, mentre tutti felici battono le mani. Dorando ha vinto. Quel piccolo uomo italiano ha corso più veloce di tutti. Ha vinto, e a nulla servirà l’invidia dell’americano sconfitto, che otterrà la squalifica di Dorando e prenderà la medaglia al suo posto. Tutta quella fatica, quella sofferenza, quel dolore nel petto non svaniranno nel nulla. No, Dorando ha vinto, anche se non gli daranno mai quella medaglia. Ha vinto come vincono i piccoli uomini: in silenzio, senza medaglie, tornando a casa, un giorno dopo l’altro, mentre la vita scivola silenziosamente verso il traguardo, verso la porta dell’infinito. Quel traguardo che Dorando ha varcato, a Sanremo, in una fredda notte di febbraio del 1942. E chissà se può ancora correre lassù, tra le nuvole, felice come in quella giornata di sole in cui si mise a inseguire il vento, in quei giorni di primavera in cui tutto sembra ancora poter accadere.
Buon tutto!

“To Pietri Dorando - In remembrance of the Marathon pace from Windsor to the Stadium - July. 24. 1908 - Queen Alexandra.”

Dedicato anche a Shizo Kanakuri, che corse la sua maratona mettendoci 54 anni, e ad Abebe Bikila,il più grande di tutti.


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venerdì, 22 agosto 2008, ore 08:44
scarabocchiato da Comicomix in italia, riflessioni, vita, salute, umorismo, attualità


In Italia negli ultimi tempi si è affacciata nuova generazione di politici. Vengono da quella splendida regione che è il Veneto. Sarà un caso, ma le cose sono visibilmente migliorate: si respira un’aria nuova, in questo paese lassista e sprecone. Il merito è dei due profeti di questa rivoluzione, due veneti doc: il Ministro Renato Brunetta e il Presidente della Regione Giancarlo Galan. Il Ministro Brunetta in meno che non si dica ha travolto quei fannulloni dei dipendenti pubblici. Ministeri, Regioni, Province e soprattutto le Aziende Sanitarie Locali sono stati rivoltati come un calzino: spariti i fannulloni, la gente va a lavorare anche se ha la polmonite. E poi, chi raggiunge i risultati viene premiato, gli regalano l’abbonamento a Tv sorrisi e canzoni. Il Ministro brunetta, dall’alto del suo scranno, può essere soddisfatto. Il Presidente Giancarlo Galan è un uomo talmente intelligente da essere soprannominato Gianni e Pinotto; egli ha reso il Veneto la Regione più efficiente e produttiva d’Italia. Al confronto, l’Alitalia pare un successo. Ma questi grandi uomini veneti hanno vinto la loro guerra soprattutto grazie alla Lega Nord, il partito che ha fatto della lotta agli sprechi e al parassitismo di Roma ladrona il suo cavallo di battaglia. La Lega, il partito che ha tra le sue fila il Ministro Roberto Calderoli, che tutti considerano ormai un vero piccolo statista, un vero piccolo padre della patria, un vero piccolo creti. La Lega, il partito che pretende il federalismo, cioè la responsabilità e il potere tutto nelle mani dei governi regionali e locali, perché è la risposta giusta contro l’inefficienza e gli sprechi. E i risultati si vedono. I fatti parlano. I direttori generali delle Aziende sanitarie Locali del Veneto, ad esempio, sono diventati tutti bravissimi, lo dice Galan. Anzi geniali. Nonostante siano pochi (appena 24, e dire che volevano farne uno per ogni campanile di Venezia) e sotto pagati (solo 154 mila euro annui a testa), sono uno più bravo dell’altro. Per questo sono stati premiati, ricevendo un premio extra di 40 mila euro per ciascuno. Circa 960 mila euro pagati dalla Regione e quindi versati dal contribuente. Ma sono schivi, e pure modesti: non volevano farlo sapere a nessuno. Il premio gli è stato consegnato proprio sotto ferragosto, a uffici praticamente chiusi. L’assessore che ha consegnato loro il premio è naturalmente un esponente della Lega Nord, Sandro Sandri, da poco Assessore alla sanità. Ha controllato gli obiettivi fissati a questi manager, ha verificato cosa avevano fatto, ha scritto una delibera in cui afferma “che non hanno completamente raggiunto gli obiettivi loro assegnati” e ha deciso quindi di dar loro il meritatissimo premio. Qualche mugugno, a fronte di quella frase “non completo raggiungimento degli obiettivi” c’è stato. Un consigliere regionale ha detto che “questo regalo di ferragosto non è mica tanto meritato. Il lavoro ad oggi è scadente. In questi anni c’è stata una gestione politica dei primari dei reparti” Si tratta del Consigliere Daniele Stival, un noto comunista curiosamente  iscritto (per sbaglio?) al Gruppo della Lega Nord. Eppure, i risultati di questi manager straordinari, tutti promossi dalla Regione Veneto, la regione dell’efficienza, la regione dei Galan, dei Brunetta, della Lega Nord di Calderoli, è sotto gli occhi di tutti: le Asl hanno una brillantissima gestione, 284 milioni di euro di passivo. I servizi offerti sono di qualità straordinaria: si aspettano circa 420 giorni per una mammografia o per una visita oculistica. E poi, l’Assessore Sandro Sandri è fresco di nomina, non ha colpe. Prima era consigliere regionale, ma è stato dichiarato decaduto, perché si era candidato nonostante fosse incompatibile, perchè presidente di Veneto innovazione. Un altro comunista travestito da esponente della Lega Nord,  Emilio Zamboni, gli ha fatto causa, e lo ha fatto destituire. Ma siccome era una brava persona, e un buon padre di famiglia, Galan gli ha trovato subito un altro posto, dove continua a fare il bene del Veneto. E adesso è pronto, immaginiamo per la gioia di Brunetta, di Galan, di tutti i federalisti, a continuare la sua opera contro gli sprechi e per aumentare l’efficienza. Non si capisce proprio perché l’ottimo Daniele Stival (ohi che mal) si lamenta. Quando gli daranno finalmente  il federalismo, e il Veneto sarà finalmente tutto in mano ai Veneti, di storie del genere ne potrà vedere parecchie.
Buon tutto!


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mercoledì, 20 agosto 2008, ore 08:26
scarabocchiato da Comicomix in pensieri, italia, politica, riflessioni, vita, umorismo, attualità


L’Italia è un paese meraviglioso, soprattutto da un 2 mesi. Il mondo già ci invidiava il nostro sole, il nostro mare, i nostri monumenti. Ora ci invidia il nostro Governo, il migliore del mondo. E poi i nostri Sindaci, i più belli, i più bravi, i più buoni.L’invidia è una brutta bestia: così un famoso giornale inglese ha attaccato la nostra amata Italia, accusata di essere il paese dove tutto è vietato. Sindaci italiani che finalmente si danno da fare per far tornare sicurezza, ordine, decoro, pace e pulizia. Il merito è del Ministro Maroni, un uomo dall’intelligenza nello sguardo, che ha ampliato i poteri dei sindaci, incaricandoli della vigilanza “su tutto quanto possa interessare la sicurezza e l'ordine pubblico, informandone preventivamente il prefetto” La sicurezza e l’ordine pubblico erano davvero a rischio, e l’Italia era diventata una terra pericolosa: Mafia che rialza la testa, il paese con la più alta mortalità sul lavoro, corruzione diffusa, strade affollate e poco sicure, servizi pubblici inefficienti. Ma per fortuna ora alla nostra tranquillità ed incolumità ci pensano i nostri sindaci-sceriffi. Ad esempio, il tagliaerba, strumento pericoloso che alcuni scalmanati usano, minacciando la nostra sicurezza. Adesso, a Forte dei Marmi, questi facinorosi sono stati sistemati. Purtroppo, solo nel fine settimana. E i proprietari di cani? Quei delinquenti che attentano all’incolumità della gente perbene? Li ha sistemati il sindaco di Sirolo, dove i cani non possono entrare. E che dire di quei mascalzoni che nonostante gli avvisi di polizia, carabinieri, esercito, si ostinano a fare i castelli di sabbia sulle spiagge? E’ intervenuto il sindaco di Eraclea, e questi delinquenti hanno le ore contate. Ma anche i Sindaci nelle città più grandi non stanno con le mani in mano. A Genova, chi osa attentare alla sicurezza acquistando una bottiglia di vino e di birra ed esce in strada  viene assalito da orde di vigili urbani per alla sicurezza e al decoro cittadino. Anche se cerca di scusarsi, dicendo che è un regalo per un amico. A Novara chi distrugge la quiete pubblica osando sedersi in più di due persone su una panchina dopo le 11 di sera, viene punito a dovere. Sono stati così neutralizzati orde di pensionati che osavano addirittura giocare a carte nei parchi pubblici nelle fresche sere estive. Purtroppo in altre città le forze del male vincono: a Vicenza, dopo aver emesso una sacrosanta ordinanza che vietava ai cittadini-criminali di sdraiarsi sull’erba di un prato, il comune ha deciso inspiegabilmente di rimuoverla, mettendo di nuovo a rischio l’incolumità degli acari e delle formichine. Speriamo che alle prossime elezioni gli onesti cittadini di Vicenza puniscano come merita questo sindaco amico dei delinquenti. Ma per fortuna a riscattare il bene che avanza c’è il nostro vecchio amico Flavio Tosi. A Verona, il sindaco eroe ha stroncato quei pericolosi criminali (quasi tutti travestiti da bambini, i peggiori) che mangiavano un panino davanti a un monumento. E’ riuscito con un abile stratagemma ad eliminare i pericolosi delinquenti travestiti da barboni che dormivano sulle panchine, mettendoci in mezzo i braccioli: le signore perbene possono stare più comode. Un eroe, un mito, un esempio per tutti i sindaci sceriffi. Lui è un vero sindaco-sceriffo! Ma, come tutti gli eroi, è un puro e non vuole essere lodato. I sindaci hanno tante cose a cui pensare, ha detto. Ecco che, con il genio che gli è proprio, Tosi indica qualcosa per cui non serve il divieto: pensare. Non perché pensare non sia pericoloso, anzi: è pericolosissimo. Ma per fortuna, da un po’ di tempo, non c’è neppure bisogno di vietarlo. Viene così naturale...
Buon tutto!


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lunedì, 18 agosto 2008, ore 00:19
scarabocchiato da Comicomix in italia, politica, riflessioni, vita, fumetti, umorismo, attualità, bossi


L’eroe dei popoli padani uscì di casa che erano già sera. Una brezza fresca accarezzava i monti intorno Ponte di Legno. C’era gente, e musica, e canti, e balli. L’eroe dei popoli padani vide un tricolore appeso ad una finestra per festeggiare le medaglie olimpiche della giornata e disse “Mettettelo al cesso!”. Tutti intorno risero. Un gruppo di ragazze in costume verde da miss gli si fecero intorno, abbracciandolo e baciandolo. Alcune, con evidente commozione. L’eroe dei popoli padani dette alla più carina una bella pacca al sedere e le disse: “Sei più bella di una mucca frisona!”. La ragazza sorrise, confusa da quelle parole dense di poesia, allontanandosi e mischiandosi tra la gente. L’eroe scese in piazza, accendendosi un Garibaldi e si divertì a bruciarlo lentamente, seduto al bar. La gente invocava il suo nome, in un crescendo parossistico di eccitazione. Si mangiava Polenta Taragna e si beveva Franciacorta a volontà. L’eroe sorrise compiaciuto, avvicinandosi al palco per il suo discorso, mentre agitava il medio sul viso, per un fastidioso prurito. Appena salito sul palco, chiamò i popoli a raccolta, dicendo “Noi ce l’abbiamo duro”. La folla applaudiva freneticamente, le donne con un occhio alla pancia gonfia di vino e polenta del marito, e con l’altro rivolto ai camerieri mediorientali e palestrati, a cui facevano un inequivocabile occhiolino. L’eroe dei popoli padani cominciò il suo discorso solo quando il suo luogotenente, il dentista di Bergamo, diede il segnale. “Popolo della Padania, ascolta!” La gente tacque di colpo, presagendo la solenne importanza del momento. “Un governo centralista e ottuso, per strangolare i comuni della Padania governati dai nostri uomini ha deciso di abolire la principale tassa dei comuni, l’ICI.” Il silenzio si fece teso. “Bene, noi non staremo con le mani in mano a farci prendere per i fondelli da questo Governo liberticida” La folla taceva ancora, il tempo sembrava sospeso. “Ora io vi dico: Basta! E vi prometto che io rimetterò l’ICI, perché ogni comune abbia i mezzi per mantenersi!” Dopo un silenzio di un attimo che parve infinito, la folla scattò in piedi, in un applauso senza fine. C'era chi piangeva, chi urlava, chi si spellava le mani. Solo un tipo in mezzo alla folla restava fermo. Cercava di ricordarsi dove fosse l’eroe dei popoli padani, e il suo luogotenente, e gli altri del nord, in quel pomeriggio di primavera quando il governo di cui l’eroe faceva parte aveva abolito l’ICI. Ma – forse per colpa del Franciacorta – le idee gli si annebbiarono, e si convinse ben presto che forse faceva confusione: erano stati gli altri, i cattivi, Romano e i suoi prodi a soffocare il grido di libertà che dalla Padania intera si levava compatto. E anche quel tizio, senza più freni, si mise ad applaudire. L’eroe dei popoli padani concluse il suo discorso tra un grappino ed un rutto, mentre la gente s’avvicinava, lo toccava, gli baciava le mani. Molti piangevano. L’eroe dei popoli padani si allontanò, dirigendosi a casa, stanco ma soddisfatto. Già vedeva i commenti, le polemiche, gli editoriali sui giornali. Entrò in casa che il telefono già squillava. Sapeva che dall’altra parte c’era il Presidente del ConSilvio. Alzò la cornetta, e sentì la voce preoccupata del suo caro amico dire: “Cribbio, Umberto, ma che caspita hai combinato?” “Mo non preoccuparti, Shilvio..E’ tutta una tattica per tenere alta la guardia e far parlare di me. Mo lo shai che shono tuo amico...” Il Presidente del ConSilvio, ancora perplesso, disse: “Ma Umberto, cos’hai? Non ti senti bene? Hai uno strano accento...” L’eroe dei popoli padani lo rassicurò. “Mo no, non ti preoccupare, mo sharà la linea disturbata. Dormi tranquillo, amico mio, Lo shai che sharò sempre tuo fedele compagno...volevo dire amico.” E riattaccò. Da lontano, sentiva l’eco della voce del suo luogotenente, che spiegava ai giornali che avevano frainteso: l’eroe non voleva rimettere l’ICI, quella tassa brutta e cattiva abolita un mese e mezzo prima. Ma solo istituire una nuova tassa comunale sulla casa. L’avrebbero chiamata Pippo, o Paperino, o Val Brembana. O Sciur padrun da li beli braghi bianchi. Il nome si sarebbe deciso poi. Ma non ICI, questo era sicuro. L’eroe dei popoli padani sorrise. Si tolse quella buffa maschera da Umberto Bossi. La luce della luna illuminò allo specchio il viso sornione di Romano Prodi.
Buon tutto!
Dopo lunga assenza, tornano gli aggiornamenti su Comicomix. Se vi va, trovate un'illustrazione di nella Galleria Jolly: Amore e Psiche


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venerdì, 15 agosto 2008, ore 10:45
scarabocchiato da Comicomix in pensieri, italia, politica, vita, vacanze, roma, umorismo, attualità


Roma è invasa dai barbari. Ma non preoccupatevi: non sono arrivati i cosacchi in Piazza San Pietro, come molti temevano negli anni 50. E non è in atto uno sbarco di extracomunitari: da quando si è insediato il migliore governo dell’universo non ci sono più. Non sono  - ovviamente – spariti, ma se ne stanno rintanati a debita distanza dalle telecamere dei Tg o delle penne dei giornalai (pardon, giornalisti). Ma Roma è invasa lo stesso: da qualche mese, sono arrivati gli alemanni. Hanno conquistato la città eterna, con virile ardore. Alla loro testa c’è il Sindaco, Gianni, l’alemanno. Uno che sa il fatto suo: in questi mesi – tutti i romani possono testimoniarlo - Roma è completamente cambiata. Niente più code sulla Salaria e sulla Nomentana, tutti parcheggiano gratis, niente cartacce sulle strade del centro, pure il ponentino sembra più gradevole. E i romani, che non è affatto vero che detestano gli stranieri, sono felici, più ottimisti, anche se la frutta è sempre più cara. I Commercianti sprizzano gioia da tutti pori, anche se le vendite per i saldi crollano. Gli anziani e i disabili hanno perso l’assistenza, ma battono le mani. Tutti sono contenti, basta che si voltino a guardare lassù verso il Campidoglio, dove il loro sindaco osserva la città e lavora senza sosta: anche se è uno straniero, la gente è contenta. In fondo, Franza o Alemannia, basta che se magna. Ma al Sindaco non basta essere accettato. Vuole essere Amato. Amato per sempre. Per questo ha deciso di cambiare Roma, come Nerone. Per rifarla più bella e più superba che pria. Il Sindaco alemanno su Roma e il suo futuro, ha grandi idee: solo che non se le ricorda. Per questo ha deciso di istituire una Commissione che gliele rammenti. Qualcuno si chiede a che servano i partiti, Storace il federale si è chiesto a che servano, a questo punto,  i consigli comunali e le assemblee elettive. Oltre che, naturalmente, a dare qualche stipendio a funzionari di partito e portaborse, quelli di Storace compresi. Il Sindaco straniero per scegliere il duce (pardon, il Presidente) della commissione si è guardato intorno, tra tutti gli alemanni schierati a Piazza Venezia. Ha visto fior di economisti, architetti, giuristi, intellettuali: Lando Buzzanca, Luca Barbareschi, Ignazio La Russa, Er Pecora. Troppo genio. Il Sindaco si è spaventato, e ha deciso di ripiegare su un nome più modesto: L’ex  Ministro dell’Interno del Governo Prodi, quello di quei tipacci brutti sporchi e cattivi. L’alemanno è scaltro, lo sa che quel tipo non vale nulla. Ma lui è buono, e vuole essere il Sindaco di tutti. Lo dice sempre: tutti i romani sono romani, ma alcuni romani (i tassisti e i palazzinari) sono più romani degli altri. Ma l’alemanno ha le idee chiare, anche se non le ricorda: questa commissione, presieduta da un autorevole esponente della sinistra e in cui siedono alcune delle migliori menti della sinistra, dovrà sanare i ritardi delle giunte di sinistra. Chissà perché a sinistra qualcuno non l’ha presa bene (quelli di Sinistra sono disfattisti e nemici della patria, basta pensare a Bossi, Calderoli e Borghezio). Ad esempio la Lanzillotta, erede del famoso cavaliere della tavola rotonda, che ha criticato l’Amato presidente dell’alemanno Sindaco, dicendo che a questo punto “perché  il centrosinistra non chiama Tremonti ad elaborare un progetto di riforma dell'economia?”. Bella domanda, forse D’Alema e Veltroni, per una volta d’accordo, ci stanno già pensando. Complimenti alla Lanzillotta. E’ bello che ci sia ancora qualche politico con un minimo di coerenza. Infatti, anche se il marito della Lanzillotta farà anch’egli parte della Commissione per Roma, è evidente che non è la stessa cosa. In questa triste storia, il povero Presidente (ex  Ministro) del centrosinistra, abituato a sentirsi amato, si è accorto di non esserlo più tanto e ci è rimasto male, vorrebbe essere giudicato sui fatti. Poverino, non riesce a capire perché ci sia qualcuno a sinistra che pensa  sia sbagliato aiutare un sindaco di destra a smerdare quello che ha fatto (bene o male) la sinistra in 20 anni a Roma.. Poi si è dato una spiegazione: la sinistra è cieca. Complimenti, se n’è accorto per tempo. Speriamo che amando l’alemanno l’Amato si accorga che invece, la destra ci vede benissimo..
Buon tutto!
Ai nostri 36 piccoli lettori, Buon ferragosto...ci si vede, per chi vuole, la prossima settimana!


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