
Alunni e alunne, studenti e studentesse, ragazzi e ragazze, bambini e bambine, fate festa! Finalmente i tempi stanno per cambiare! La scuola italiana, dopo essere stata lasciata per anni in balia di se stessa, può finalmente tornare a guardare con fiducia al futuro: ora è in ottime mani. La guida, con grande sicurezza e conoscenza della materia, una giovane ministro, Maria Stella Gelmini che – a detta di Berlusconi, uno che se ne intende – su certe cose è talmente brava ed esperta che dovrebbe andare a insegnarle nelle scuole. La giovane ministro ha le idee chiare. Lei sa cosa fare per rimettere a posto la scuola italiana, caduta così in basso che i nostri studenti arrivano sistematicamente ultimi ogni volta che viene fatta a livello internazionale un’analisi comparata delle capacità di apprendimento. I problemi della scuola italiana non sono gli investimenti sempre più risicati, i continui stravolgimenti della struttura scolastica, dei percorsi di apprendimento, o i tagli sistematici delle risorse finanziarie. I problemi della scuola italiana sono altri, ma i rimedi per farla tornare la migliore del mondo sono pronti: il ritorno del 7 in condotta, la reintroduzione del grembiulino a scuola (quest’idea è venuta al premier Berlusconi in persona, mentre s’intratteneva in amichevole colloquio privato con
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Piccolo avviso per i nostri 36 piccoli lettori: per la prima volta dalla sua nascita, lo Scarabocchio si prende una brevissima pausa di pochi giorni. Torniamo il primo settembre, con una novità...

E’ il 24 luglio del
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“To Pietri Dorando - In remembrance of the Marathon pace from
Dedicato anche a Shizo Kanakuri, che corse la sua maratona mettendoci 54 anni, e ad Abebe Bikila,il più grande di tutti.

In Italia negli ultimi tempi si è affacciata nuova generazione di politici. Vengono da quella splendida regione che è il Veneto. Sarà un caso, ma le cose sono visibilmente migliorate: si respira un’aria nuova, in questo paese lassista e sprecone. Il merito è dei due profeti di questa rivoluzione, due veneti doc: il Ministro Renato Brunetta e il Presidente della Regione Giancarlo Galan. Il Ministro Brunetta in meno che non si dica ha travolto quei fannulloni dei dipendenti pubblici. Ministeri, Regioni, Province e soprattutto le Aziende Sanitarie Locali sono stati rivoltati come un calzino: spariti i fannulloni, la gente va a lavorare anche se ha la polmonite. E poi, chi raggiunge i risultati viene premiato, gli regalano l’abbonamento a Tv sorrisi e canzoni. Il Ministro brunetta, dall’alto del suo scranno, può essere soddisfatto. Il Presidente Giancarlo Galan è un uomo talmente intelligente da essere soprannominato Gianni e Pinotto; egli ha reso il Veneto
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L’Italia è un paese meraviglioso, soprattutto da un 2 mesi. Il mondo già ci invidiava il nostro sole, il nostro mare, i nostri monumenti. Ora ci invidia il nostro Governo, il migliore del mondo. E poi i nostri Sindaci, i più belli, i più bravi, i più buoni.L’invidia è una brutta bestia: così un famoso giornale inglese ha attaccato la nostra amata Italia, accusata di essere il paese dove tutto è vietato. Sindaci italiani che finalmente si danno da fare per far tornare sicurezza, ordine, decoro, pace e pulizia. Il merito è del Ministro Maroni, un uomo dall’intelligenza nello sguardo, che ha ampliato i poteri dei sindaci, incaricandoli della vigilanza “su tutto quanto possa interessare la sicurezza e l'ordine pubblico, informandone preventivamente il prefetto” La sicurezza e l’ordine pubblico erano davvero a rischio, e l’Italia era diventata una terra pericolosa: Mafia che rialza la testa, il paese con la più alta mortalità sul lavoro, corruzione diffusa, strade affollate e poco sicure, servizi pubblici inefficienti. Ma per fortuna ora alla nostra tranquillità ed incolumità ci pensano i nostri sindaci-sceriffi. Ad esempio, il tagliaerba, strumento pericoloso che alcuni scalmanati usano, minacciando la nostra sicurezza. Adesso, a Forte dei Marmi, questi facinorosi sono stati sistemati. Purtroppo, solo nel fine settimana. E i proprietari di cani? Quei delinquenti che attentano all’incolumità della gente perbene? Li ha sistemati il sindaco di Sirolo, dove i cani non possono entrare. E che dire di quei mascalzoni che nonostante gli avvisi di polizia, carabinieri, esercito, si ostinano a fare i castelli di sabbia sulle spiagge? E’ intervenuto il sindaco di Eraclea, e questi delinquenti hanno le ore contate. Ma anche i Sindaci nelle città più grandi non stanno con le mani in mano. A Genova, chi osa attentare alla sicurezza acquistando una bottiglia di vino e di birra ed esce in strada viene assalito da orde di vigili urbani per alla sicurezza e al decoro cittadino. Anche se cerca di scusarsi, dicendo che è un regalo per un amico. A Novara chi distrugge la quiete pubblica osando sedersi in più di due persone su una panchina dopo le 11 di sera, viene punito a dovere. Sono stati così neutralizzati orde di pensionati che osavano addirittura giocare a carte nei parchi pubblici nelle fresche sere estive. Purtroppo in altre città le forze del male vincono: a Vicenza, dopo aver emesso una sacrosanta ordinanza che vietava ai cittadini-criminali di sdraiarsi sull’erba di un prato, il comune ha deciso inspiegabilmente di rimuoverla, mettendo di nuovo a rischio l’incolumità degli acari e delle formichine. Speriamo che alle prossime elezioni gli onesti cittadini di Vicenza puniscano come merita questo sindaco amico dei delinquenti. Ma per fortuna a riscattare il bene che avanza c’è il nostro vecchio amico Flavio Tosi. A Verona, il sindaco eroe ha stroncato quei pericolosi criminali (quasi tutti travestiti da bambini, i peggiori) che mangiavano un panino davanti a un monumento. E’ riuscito con un abile stratagemma ad eliminare i pericolosi delinquenti travestiti da barboni che dormivano sulle panchine, mettendoci in mezzo i braccioli: le signore perbene possono stare più comode. Un eroe, un mito, un esempio per tutti i sindaci sceriffi. Lui è un vero sindaco-sceriffo! Ma, come tutti gli eroi, è un puro e non vuole essere lodato. I sindaci hanno tante cose a cui pensare, ha detto. Ecco che, con il genio che gli è proprio, Tosi indica qualcosa per cui non serve il divieto: pensare. Non perché pensare non sia pericoloso, anzi: è pericolosissimo. Ma per fortuna, da un po’ di tempo, non c’è neppure bisogno di vietarlo. Viene così naturale...
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L’eroe dei popoli padani uscì di casa che erano già sera. Una brezza fresca accarezzava i monti intorno Ponte di Legno. C’era gente, e musica, e canti, e balli. L’eroe dei popoli padani vide un tricolore appeso ad una finestra per festeggiare le medaglie olimpiche della giornata e disse “Mettettelo al cesso!”. Tutti intorno risero. Un gruppo di ragazze in costume verde da miss gli si fecero intorno, abbracciandolo e baciandolo. Alcune, con evidente commozione. L’eroe dei popoli padani dette alla più carina una bella pacca al sedere e le disse: “Sei più bella di una mucca frisona!”. La ragazza sorrise, confusa da quelle parole dense di poesia, allontanandosi e mischiandosi tra la gente. L’eroe scese in piazza, accendendosi un Garibaldi e si divertì a bruciarlo lentamente, seduto al bar. La gente invocava il suo nome, in un crescendo parossistico di eccitazione. Si mangiava Polenta Taragna e si beveva Franciacorta a volontà. L’eroe sorrise compiaciuto, avvicinandosi al palco per il suo discorso, mentre agitava il medio sul viso, per un fastidioso prurito. Appena salito sul palco, chiamò i popoli a raccolta, dicendo “Noi ce l’abbiamo duro”. La folla applaudiva freneticamente, le donne con un occhio alla pancia gonfia di vino e polenta del marito, e con l’altro rivolto ai camerieri mediorientali e palestrati, a cui facevano un inequivocabile occhiolino. L’eroe dei popoli padani cominciò il suo discorso solo quando il suo luogotenente, il dentista di Bergamo, diede il segnale. “Popolo della Padania, ascolta!” La gente tacque di colpo, presagendo la solenne importanza del momento. “Un governo centralista e ottuso, per strangolare i comuni della Padania governati dai nostri uomini ha deciso di abolire la principale tassa dei comuni, l’ICI.” Il silenzio si fece teso. “Bene, noi non staremo con le mani in mano a farci prendere per i fondelli da questo Governo liberticida” La folla taceva ancora, il tempo sembrava sospeso. “Ora io vi dico: Basta! E vi prometto che io rimetterò l’ICI, perché ogni comune abbia i mezzi per mantenersi!” Dopo un silenzio di un attimo che parve infinito, la folla scattò in piedi, in un applauso senza fine. C'era chi piangeva, chi urlava, chi si spellava le mani. Solo un tipo in mezzo alla folla restava fermo. Cercava di ricordarsi dove fosse l’eroe dei popoli padani, e il suo luogotenente, e gli altri del nord, in quel pomeriggio di primavera quando il governo di cui l’eroe faceva parte aveva abolito l’ICI. Ma – forse per colpa del Franciacorta – le idee gli si annebbiarono, e si convinse ben presto che forse faceva confusione: erano stati gli altri, i cattivi, Romano e i suoi prodi a soffocare il grido di libertà che dalla Padania intera si levava compatto. E anche quel tizio, senza più freni, si mise ad applaudire. L’eroe dei popoli padani concluse il suo discorso tra un grappino ed un rutto, mentre la gente s’avvicinava, lo toccava, gli baciava le mani. Molti piangevano. L’eroe dei popoli padani si allontanò, dirigendosi a casa, stanco ma soddisfatto. Già vedeva i commenti, le polemiche, gli editoriali sui giornali. Entrò in casa che il telefono già squillava. Sapeva che dall’altra parte c’era il Presidente del ConSilvio. Alzò la cornetta, e sentì la voce preoccupata del suo caro amico dire: “Cribbio, Umberto, ma che caspita hai combinato?” “Mo non preoccuparti, Shilvio..E’ tutta una tattica per tenere alta la guardia e far parlare di me. Mo lo shai che shono tuo amico...” Il Presidente del ConSilvio, ancora perplesso, disse: “Ma Umberto, cos’hai? Non ti senti bene? Hai uno strano accento...” L’eroe dei popoli padani lo rassicurò. “Mo no, non ti preoccupare, mo sharà la linea disturbata. Dormi tranquillo, amico mio, Lo shai che sharò sempre tuo fedele compagno...volevo dire amico.” E riattaccò. Da lontano, sentiva l’eco della voce del suo luogotenente, che spiegava ai giornali che avevano frainteso: l’eroe non voleva rimettere l’ICI, quella tassa brutta e cattiva abolita un mese e mezzo prima. Ma solo istituire una nuova tassa comunale sulla casa. L’avrebbero chiamata Pippo, o Paperino, o Val Brembana. O Sciur padrun da li beli braghi bianchi. Il nome si sarebbe deciso poi. Ma non ICI, questo era sicuro. L’eroe dei popoli padani sorrise. Si tolse quella buffa maschera da Umberto Bossi. La luce della luna illuminò allo specchio il viso sornione di Romano Prodi.
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Dopo lunga assenza, tornano gli aggiornamenti su Comicomix. Se vi va, trovate un'illustrazione di nella Galleria Jolly: Amore e Psiche

Roma è invasa dai barbari. Ma non preoccupatevi: non sono arrivati i cosacchi in Piazza San Pietro, come molti temevano negli anni 50. E non è in atto uno sbarco di extracomunitari: da quando si è insediato il migliore governo dell’universo non ci sono più. Non sono - ovviamente – spariti, ma se ne stanno rintanati a debita distanza dalle telecamere dei Tg o delle penne dei giornalai (pardon, giornalisti). Ma Roma è invasa lo stesso: da qualche mese, sono arrivati gli alemanni. Hanno conquistato la città eterna, con virile ardore. Alla loro testa c’è il Sindaco, Gianni, l’alemanno. Uno che sa il fatto suo: in questi mesi – tutti i romani possono testimoniarlo - Roma è completamente cambiata. Niente più code sulla Salaria e sulla Nomentana, tutti parcheggiano gratis, niente cartacce sulle strade del centro, pure il ponentino sembra più gradevole. E i romani, che non è affatto vero che detestano gli stranieri, sono felici, più ottimisti, anche se la frutta è sempre più cara. I Commercianti sprizzano gioia da tutti pori, anche se le vendite per i saldi crollano. Gli anziani e i disabili hanno perso l’assistenza, ma battono le mani. Tutti sono contenti, basta che si voltino a guardare lassù verso il Campidoglio, dove il loro sindaco osserva la città e lavora senza sosta: anche se è uno straniero, la gente è contenta. In fondo, Franza o Alemannia, basta che se magna. Ma al Sindaco non basta essere accettato. Vuole essere Amato. Amato per sempre. Per questo ha deciso di cambiare Roma, come Nerone. Per rifarla più bella e più superba che pria. Il Sindaco alemanno su Roma e il suo futuro, ha grandi idee: solo che non se le ricorda. Per questo ha deciso di istituire una Commissione che gliele rammenti. Qualcuno si chiede a che servano i partiti, Storace il federale si è chiesto a che servano, a questo punto, i consigli comunali e le assemblee elettive. Oltre che, naturalmente, a dare qualche stipendio a funzionari di partito e portaborse, quelli di Storace compresi. Il Sindaco straniero per scegliere il duce (pardon, il Presidente) della commissione si è guardato intorno, tra tutti gli alemanni schierati a Piazza Venezia. Ha visto fior di economisti, architetti, giuristi, intellettuali: Lando Buzzanca, Luca Barbareschi, Ignazio
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Ai nostri 36 piccoli lettori, Buon ferragosto...ci si vede, per chi vuole, la prossima settimana!