
Notte fonda, e tutto buio intorno in un silenzio irreale. Ho paura. Non riesco a sopportare questo silenzio e questo buio senza fine. Ma un’ora fa un temporale ha fatto saltare l’energia elettrica, non c’è nessuno in casa, neppure il gatto, uscito nel freddo in cerca di un po’ d’amore. Eppure, mi sembra di sentire un sussurro sommesso, una melodia lontana che scava nell’anima come gli occhi di un bambino alla ricerca del perché. Allora mi siedo sul pavimento e l’ascolto. E’ strano, sembra come una voce che chiama. Come d’incanto mi sento sereno e, ascoltando quella voce, comincio a pensare. A me, alla mia vita che a grandi passi si avvia alla sera, alle tante notti passate a guardare lassù, in alto, verso un punto lontano. E mi sembra di vedermi, confuso e affannato nei miei giorni a spasso nel tempo: anche io, come tutti, mi perdo in un diluvio di parole che si rincorrono andando incontro ad un senso che non c’è. In quel mondo colorato di cartone dove apparire è l’unica cosa che conta. In cui il rispetto per la vita e per gli altri diventa solo un’altra frase, un composto di suoni disarticolati che si rincorre, senza pace, senza memoria. Senza verità. E quel rumore che regna sovrano toglie significato a ogni azione, ad ogni gesto, ad ogni pensiero. E ogni cosa perde di senso, e il rumore copre lo strazio di quest’assenza che stringe il cuore di paura e rende la vita assurda. Ed è proprio ora, immerso in questo silenzio irreale, che all’improvviso non ho più paura, anzi sono assurdamente calmo. Tutto sembra come sospeso: i ricordi, le gioie, i dolori, le luci della città e i suoi rumori, i giorni insulsi senza una meta né un perché. E proprio così, all’improvviso, tutto s’illumina di nuovo. Ma non è l’elettricità: è una luce leggera, che filtra dalle persiane chiuse, forse – chissà - dai miei pensieri di ieri. E questa luce sommessa quasi m’acceca, distratto come sono dall’oscurità infinita del mondo multicolore. E all’improvviso comprendo quasi il senso profondo di questo rumore assordante, a queste luci multicolori. Il controllo. Il controllo dei miei sensi, del mio corpo. O, forse, dei miei pensieri. Perché è accecato da queste luci, assordato da questi rumori, che non riesco più a vedere con chiarezza oltre il buio del tempo che fugge. E non riesco più a sentire quella voce sommessa: la voce della luna. Invece adesso la sento. Chissà, forse è solo un momento di follia, come quando i miei dubbi s’attorcigliano e mi aggrovigliano il cuore. O forse è la curiosa consapevolezza che oltre queste luci finte, oltre questi suoni artificiali, esiste un punto lontano e sperduto, a cui ci si può aggrappare. Quel punto è la vita. La vita che torna, che rinasce impetuosa. Oltre il vento e oltre la notte. E forse più in là, in quella valle incantata e surreale che è il futuro ignoto come la notte, in questa valle piccola come un villaggio e sterminata come un continente, ci sono sogni da sognare. E all’improvviso ho voglia di correre, verso quella voce che canta impetuosa come un torrente di cristallo. Forse è così, o forse è solo il rumore del mio cuore, che batte tranquillo nel buio della notte. Ed la sua voce che mi sta chiamando. Ora riesco a sentirla.
Buon tutto!
“Eppure io credo che se ci fosse un po' più di silenzio, se tutti. facessimo un po' di silenzio, forse qualcosa potremmo capire” (Da “La voce della Luna “ di Federico Fellini)
P.s.: Lisa ci ricorda che oggi è il giorno giusto per fare una piccola offerta in favore della lotta al neuroblastoma. Accorrete numerosi!

Berlusconi, lo sanno tutti, è un uomo molto fortunato. Tutta la sua splendida vita lo dimostra. Dal nulla ha costruito un impero. Tutto da solo. Una grande impresa, anche se qualche malalingua invidiosa dice che ha avuto un aiutino da amici di un suo amico siciliano, Marcello Dell’Utri. Un’abilità impareggiabile, una fortuna incredibile che lo ha portato poi a realizzare il sogno più bello: diventare un grande statista, di alta levatura anche se non di alta statura. Ma la fortuna di Berlusconi è come il suo “proprietario”: pensa solo a Iddu, come dicono sempre gli amici di quel suo amico siciliano. E così, ecco i 5 anni di governo dal 2001-2006 nei quali, certo non solo per colpa sua, si trovò ad affrontare uno dei peggiori periodi di stagnazione dell’economia italiana. E subito dopo quel gran fortunato di Prodi ha beccato gli unici due anni buoni dell’ultimo decennio. Ma Silvio si è preparato per la riscossa. E’ tornato pronto a sfoderare la sua abilità e la sua buona stella per dimostrare a tutti che lui è il migliore, l’unico, il solo. E invece, che ti va a capitare? Come lui ha rimesso piede a Palazzo Chigi, ecco esplodere la peggiore crisi dai tempi della Grande depressione. Ma Berlusconi è un grande, lo sanno tutti: persino in Cina, quando la sua foto appare sui giornali, la gente guarda, sorride e dice, in quel dolcissimo italiano che solo i cinesi sanno usare: “Glande! Glande! Glande!” Berlusconi è così grande che ha subito pensato a come superare i marosi di una crisi così crudele. Ha deciso di prendere tutte le misure necessarie per l’Italia. Misure strabilianti, decisive, che rilanceranno i consumi e riporteranno la felicità in tutti gli italiani. Le misure, pensate assieme a quel genio incompreso dell’economia che risponde al nome di Giulio Tremonti e inserite in un pacchetto ribattezzato “Le 3 carte dei tre monti”, sono davvero incredibili e risolutive. Verrà varato un bonus pronta cassa di 12 centesimi di euro (i 2 centesimi li metterà generosamente Berlusconi di tasca sua) per tutti. Ehm…non proprio per tutti: solo per le famiglie con 15 figli e con un reddito inferiore ai 100 euro al mese. Verranno aumentati gli ammortizzatori sociali, togliendoli dalle risorse per le inutili opere pubbliche del Fas. Verrà adottato un calmiere sui mutui per tutte le famiglie indebitate. Ehm…non proprio per tutte, una piccola clausola dice che riguarderà quelli che hanno solo una rata residua da pagare e un tasso d’interesse superiore al 255%. Verrà finanziata ancora la social card, una bella elemosina di 3 euro una tantum per tutti i pensionati. Insomma, non proprio per tutti: ci sarà una piccola restrizione, i beneficiari dovranno avere almeno 90 anni ed essere accompagnati a riscuotere dai loro genitori. L’effetto di queste misure sull’Italia sarà strabiliante. Emilio Fede ha garantito che l’Italia risorgerà, e se lo dice lui c’è da avere, appunto, fede. La guarigione della nostra nazione da tutti mali è assicurata: spariranno la crisi, i dolori, le preoccupazioni. Sparirà la congiuntura negativa, i soldi che non bastano per arrivare alle fine del mese. Sparirà questo, ed anche altro. Forse, sparirà anche l’Italia. Ma questo, in fondo, è solo un trascurabile dettaglio.
Buon tutto!


Stamattina, mentre ci recavamo a piedi dalla nostra riservatissima fonte d’informazione (che come sanno i nostri 36 piccoli lettori è il tabaccaio di Ferro di cavallo) per sapere le ultime notizie della tragicomica lite in corso tra D’Alema e Veltroni sulla commissione di vigilanza Rai, abbiamo incrociato il signor Rossi e il signor Bianchi, 2 nostri vicini di casa, che litigavano furiosamente. Stavano discutendo su una cosa di vitale importanza: il Sig. Bianchi tira ripetutamente lo sciacquone durante la notte, e il rumore dello scarico aveva svegliato, come sempre, il Sig. Rossi. Di fronte a una questione di tale importanza, la crisi economica, il surriscaldamento delle temperature, o la supremazia tra Juve ed Inter ovviamente scompaiono. Poco lontano, la signora Neri e la signora Verdi inveivano l’una contro l’altra, perché il cagnolino dei signori Verdi aveva come al solito calpestato le rose della signora Neri, la cui bambina di 6 mesi, una vera maleducata, aveva osato piagnucolare tutta la notte perché gli stavano spuntando i dentini. Ma la vera tragedia si stava compiendo poco più avanti, dove tre signori stavano venendo alle mani perché il ragionier Mancini aveva avuto l’ardire di piantare addirittura un albero nel cortile condominiale, senza aver neppure inviato regolare raccomandata con ricevuta di ritorno per chiedere il permesso. Un vero scandalo, un'onta da lavare con il sangue. E, guardandosi attorno, sui balconi, era tutto un fiorire di urla per per un cane che abbaia o per una lavatrice che centrifuga, insulti per il posto al parcheggio al centro del cortile o per i bimbi che tirano il pallone contro la saracinesca, pugni per l'acqua che piove dal balcone del piano di sopra. Perché 6 italiani su cento sono in causa col vicino. Questo fiume fantasmagorico di dispetti e di ritorsioni arriva nelle aule di tribunale occupando la metà dei giudizi civili e un bel numero di processi penali. A Roma c'è un'intera sezione del Tribunale che si occupa solo di contenzioso condominiale. E’ bellissimo andare ogni tanto tra quelle stanze disadorne, e ascoltare tanti avvocati sulla cacchetta del cane fatta nell’aiuola sbagliata o sul portiere che taglia l'erba alle sei del mattino, o vedere un magistrato sommerso da una montagna di citazioni, notifiche, memorie e comparse che dopo 3 anni di udienze costeranno ai litiganti in media dai 2 ai 3 mila euro ciascuno. Perché ogni anno, per queste utilissime liti di condominio, si spendono circa 3 miliardi di euro, quasi una manovra Finanziaria. Soldi ben spesi, indubbiamente. Purtroppo – si sa, siamo in Italia - i poveri condomini che si lamentano del cane del vicino non ottengono mai la giusta sentenza che stabilisca lo sfratto del cane. Si sa che i magistrati sono dei fannulloni! E per fortuna che il 73% cento dei contrasti si risolve dolcemente, a colpi di insulti, durante le assemblee condominiali: i 2 milioni di cause sono solo un quarto delle liti. E di questi 2 milioni di cause, quelle che arrivano alla sentenza sono appena due su cinque, perché le altre tre si chiudono dopo le prime udienze con un accordo tra gli avvocati. A tarallucci e vino, o giù di lì. Certo ogni tanto, com’è giusto che sia, ci scappa anche il morto: il 3,5% dei delitti matura nei rapporti di vicinato. E’ bello vedere tutta questa energia spesa per questi utilissimi motivi. La micro-conflittualità del caseggiato, come la chiamano i sociologi, è il sale della vita: come si potrebbe sopravvivere se la vita quotidiana non fosse allietata da queste battaglie rancorose che si combattono all’ombra del buongiorno-e-buonasera? Mentre su Ferro di cavallo il sole faceva capolino tra i balconi, sulla trincea del condominio il signor Rossi e il signor Bianchi erano ormai prossimi a darsele di santa ragione per uno scarico di sciacquone di troppo. Le radio diffondevano una vecchia canzone e nuvoloni neri si scorgevano all’orizzonte. Li abbiamo invitati a smettere e li abbiamo salutati con un sorriso. Per un attimo si sono fermati, poi hanno cominciato ad insultarci, minacciando di portarci in tribunale. Perché avevamo osato intrometterci nei loro affari.
Buon tutto!
Incredibile ma vero: un nuovo aggiornamento su Comicomix, nella galleria di JollyViola: un'interpretazione "particolare" di Biancaneve. Solo se vi va, s'intende!

Emma Marcegaglia è un vero orgoglio nazionale, una donna che dà lustro all’Italia nel mondo: il Wall Street Journal l’ha inserita, unica italiana, il presidente di Confindustria nella classifica della “Top women to watch”. E guardare Emma è davvero un bel guardare. Emma si è fatta da sola, ultima figlia di una dinastia che dal nulla ha creato un impero industriale, con un fatturato di oltre 4 miliardi di euro e 6.500 dipendenti in 50 insediamenti produttivi in Italia e all'estero, tutti attivi nel settore metallurgico. Operosità, onesta, etica d’impresa. E’ stato bellissimo vederla eletta Presidente di Confindustria. Che orgoglio nazionale! Una donna del settore metallurgico, una vera lady d’acciaio o come la chiamavano i giovani industriali, un Black and Decker: che poesia! Emma era una bambina d’oro: da piccola con il fratellino maggiore Antonio giocava a fare a turno il direttore amministrativo e il capo del personale delle bambole. Che dolcezza! Emma è dolce, ed è una persona generosa: al precipitare della crisi Alitalia, la dolce Emma ha deciso di partecipare, naturalmente senza chiedere niente in cambio, allo straordinario progetto industriale della CAI, rivendicando orgogliosamente la sua partecipazione “simbolica” a nome di tutta l'industria italiana. Che generosità! Emma ha anche una grande intraprendenza, un immenso coraggio, una chiara e innovativa visione del futuro. Lo dimostra in ogni occasione, come nella recente battaglia sull’ambiente contro i burocrati dell’Unione europea, nella proposta di riforma dei contratti, disposta a far passare a costo di non condividerla con il più grande e rappresentativo sindacato italiano. Che indipendenza! Ma Emma è anche capace di sapere cambiare idea: dopo anni passati a gridare “giù le mani dello Stato dall’Economia”, “viva la mano invisibile del mercato”, “abbasso i lacci e lacciuoli” eccola cambiare coraggiosamente idea, e chiedere a gran voce aiuti a pioggia per banche e imprese in crisi. Che dirittura morale! Emma è una donna con un’etica indiscutibile. E con un gran senso della famiglia: quando il gruppo Marcegaglia, qualche anno fa comprava l'acciaio da alcune società di trading incaricate di riversare i margini di guadagno su appositi conti cifrati in Svizzera intestati all’adorato papà Steno non si è tirata indietro, e ha voluto anche lei i suoi conti cifrati. Che tenerezza, che amor filiale! Ed Emma è stata la prima a consolare tutta la famiglia, quando il fratellino maggiore Antonio ha patteggiato davanti al gup milanese Paola Belsito una pena di 11 mesi di reclusione per l'imputazione di corruzione di funzionari Enipower, in cui questa storia dei conti cifrati era venuta fuori. Che coraggio! Ma Emma è una donna forte. Senza macchia e senza paura. Anche adesso che la storia dei 17 conti congelati gestiti dal fratellino Antonio è tornata a galla. Anche ora che una richiesta del Ministero pubblico della Confederazione elvetica, spedita la scorsa settimana al procuratore aggiunto di Milano Francesco Greco, riparla dei conti esteri della famiglia Marcegaglia, tra cui il rapporto cifrato 688340, intestato a Steno ed Emma Marcegaglia in cui tra settembre e dicembre 2003, sono stati trasferiti sul conto della Preziofin Sa presso
Buon tutto!
