
Oggi il cielo sopra l’Italia sembra più bello e più grande del solito. Sembra ancora più blu dipinto di blu questo cielo italiano, mentre scorrono le ore e si avvicina la notte. E’ una notte speciale: la notte di San Silvestro. Sembra davvero quasi di volare: tutti pronti, allegri, a festeggiare. In fila come polli d’allevamento, con la dannata voglia di fare un tuffo giù, di non pensare e di stare bene, in questo mondo che sembra davvero volare, veloce come il vento, verso l’ignoto domani che al tempo stesso inquieta e incuriosisce. Ed eccoci qui, ancora una volta come ogni anno, pronti per la festa. Un po’ preoccupati per la crisi di audience di sua santità Benedetto XVI e per quella brutta storia del pesce adulterato, ma anche sorridenti ed orgogliosi pensando a Silvio Berlusconi che veglia sul suo futuro. Comunque tutti pronti, tra carrelli affrettati della spesa, o tirati a lucido davanti allo specchio pronti per uscire o più semplicemente quieti in pantofole nel salotto di casa. Ma questo cielo blu notte che trasuda allegria riflette centomila punture di spillo: i piccoli e grandi dolori che ognuno si porta con sé, amarezze e disillusioni, per un torto subito, un amore perduto, un senso che non c’è. Per questo, stanotte, sotto il cielo liquido esplode come una bomba la voglia di far festa, anche solo per poche ore, lasciando lo squallore dell’esistenza quotidiana fuori della porta di casa. Per ognuno di noi ha dda passà a nuttata, tra brindisi e fuochi d’artificio, chi a casa propria, chi a qualche cenone di periferia, chi tra le 9 portate al modico prezzo di 500 euro, alle Calandre di Padova o all’Enoteca Pinchiorri di Firenze. Allegri, soddisfatti, quasi commossi perché Barack Obama festeggerà il capodanno con una cena tutta italiana. Molto più che felici per le feste sfrenate che i vip si regaleranno a Saint Moritz o a Cortina, e che cercheremo di imitare nei buffet improvvisati dentro i palazzetti dello sport, scacciando lo sguardo dalle migliaia di disperati che sbarcano a Lampedusa: via, a casa loro! Almeno stanotte, niente punture di spillo, anche se siamo tutti consapevoli che l’anno che sta arrivando tra un anno passerà. E così, ascolteremo il presidente Napolitano che ci augurerà un 2009 sereno, carico di promesse, di armonia, pace e felicità. E brinderemo, sotto questo cielo blu notte, squarciato da fuochi colorati, in questa nuttata che non riesce a passare. Chissà allora se stasera, entrando nell’anno che verrà, un brivido freddo come una puntura di spillo riuscirà a farci guardare, almeno per un momento, laggiù a Gaza, sotto quello stesso cielo dove uccelli di fuoco regalano dei veri fuochi, artefici di morte. Laggiù dove un amico partito da tanto tempo, e al quale inviamo un piccolo sorriso, ci racconta un’antica novella. Quella di uomini che si scannano tra loro e scannandosi ammazzano molti cuori innocenti. Senza un vero perché.
Buon tutto!
Io chiedo come può l’uomo
uccidere un suo fratello
eppure siamo a milioni
in polvere qui nel vento
Io chiedo quando sarà
che l’uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare
e il vento si poserà...


E’ una notte di dicembre. La città è ferma, sotto una pioggia sporca che cade nei viali luccicanti di auto e una nebbiolina sottile che scivola silenziosa tra i passi svelti e distratti dei passanti. Un angelo vola silenzioso sopra i tetti, passando sopra i cuori di migliaia di persone, ognuna persa nei fatti suoi. Vola nelle vie del centro, tra gente frettolosa che rincorre gli ultimi pacchetti stanchi per la festa ormai imminente, nelle case lucide e tirate a festa dove si preparano cenoni da consumare di fretta. Anch’io cammino ignaro a passi lenti, trascinando il mio malumore avvizzito, mentre guardo la gente infreddolita. Chissà se anche stanotte il mio pensiero vagherà tra i mille ricordi di felicità che ho perduto, o se il mio sguardo si poserà, come sempre, nel silenzio della notte, su quell’albero pieno di luci che recita in un angolo, di fronte al caminetto di casa. Chissà…L’angelo intanto continua a volare, passa nelle vie più spente e vuote, quelle dove le luci di natale non entrano mai, in mezzo a chi vive in case di cartone, o in chi passa la notte in ospedale a masticare il veleno della vita che va via, nei manifesti strappati di una vecchia stagione di gioventù volata via come un pallido raggio di sole nella nebbia dei pensieri. L'angelo allarga il suo sguardo e vola veloce come il vento impetuoso, anche là dove non piove mai, e la gente muore in un momento senza neppure sapere perché, per una guerra, una miseria, un niente insensato che tutto avvolge e sembra portare via. Vola, come volano i cuori del mondo, anestetizzati dalle ipocrite promesse di chi pensa solo a sé, mentre le nuvole piangono nebbia sopra di me, che continuo a vagare a tentoni in questo buio freddo, con il passato che resta a farmi una dolce e malinconica compagnia. Ma ecco che all’improvviso, quell’Angelo mi vede, raccoglie in un momento tutti i miei pensieri di un tempo, il mio freddo cinismo, le notti passate invano a cercare un senso che non c’è. Si ferma, e non visto comincia a guardare quaggiù verso di me. All’improvviso, mentre vado verso il punto in cui tutto si confonde e la voglia di chiudere gli occhi e dormire, forse per sempre, si fa più profonda, me lo trovo davanti. Mi guarda dritto negli occhi e mi regala un sorriso. Uno splendido, semplice, illuminante sorriso di bambino. E capisco che non posso interrompere questo sforzo forse inutile, che devo continuare a correre controvento perché quel sogno irraggiungibile di un natale sereno per tutti i cuori che battono assieme su questa terra sembri ancora a portata di mano. E rivedo Luca, Noemi, Eleonora, e ripenso a Yusuf, a Kalem, a Dolores, ai corridoi del Gaslini, ai paesi del Congo e del Darfur assetati dal sole e dalla cupidigia della belva umana, alle favelas di Rio. E improvvisamente sorrido.
Forse non è tempo di dormire, ma di continuare il faticoso cammino che mi porterà fino a te.
Ai 36 piccoli lettori, silenziosi o parlanti, di questo piccolo scarabocchio senza importanza. E pure a tutti i non lettori
A Roby e Lory, Angela e Maurizio e tutti gli C. e affini, Mirella, Lucio e anche altri.
Ad Alberto, Bruno, Filippo, Elisa, e tanti tanti altri che non posso nominare
A Franca, Massimo e il resto, Riccardo (che ha ispirato questo Canto di natale con un suo splendido racconto), Lisa e tribù , Maria Teresa e le sue sorelle, Annuska & C., Ciro, Maddalena, Mauro, Lodovica, Alessandro, Audrey, Nonno Adriano, Donatella, Milena, Carlo, Pietro e a tutti quelli che non sono citati ma sono comunque qui dentro di me.
A Cinzia, Alice, Anna e Alessandro, con amore inesauribile.
E a tutti gli angeli che, sporcandosi le mani e camminando controvento, rendono questo cammino più bello da fare.
Buon Tutto!


Walter Veltroni è seduto sulla poltrona del suo terrazzo, e guarda verso l’imbrunire dei colli di roma magica, sorseggiando un caffè. Lo fa spesso, tra un sonnellino e l’altro. Lo schermo del portatile lancia agenzie di arresti di politici e amministratori locali del Partito democratico a Pescara, a Napoli, in Basilicata. La luce del tramonto arrossa i contorni della città, mentre una pioggerella malinconica cade sulle strade in lontananza, sopra a milioni di elettori disillusi che fuggono inseguiti da berlusconiani sghignazzanti. Walter fa un mesto sorriso, appoggiando la tazzina del caffè sul tavolino, dove appunti confusi svolazzano. Sono le idee a cui il segretario del Pd sta alacremente lavorando.
Il primo è “La dissolvenza”, film neorealista in cui un ex-giovane segretario di partito che vive ormai di ricordi, attorniato da centinaia di fotografie di quando Qualcuno era comunista. Ora vive nel disprezzo per la politica moderna, che considera rovinata e corrotta dall'avvento di D’Alema e di Rutelli, ma alla quale, attratto dal sogno morboso della celebrità, non riesce a staccarsi conducendo una doppia vita tra la sfarzosa dimora di Berlusconi, detto l’ultimo impresario, e la umile caverna di Bum Bum Di Pietro, un pastore molisano. In un crescendo di malinconia e passione, tutto si conclude in Abruzzo, dove l’ex-giovane segretario, travolto dagli scandali e da una sonora batosta elettorale, vaga per il lungomare di Pescara dove decide di diventare trasparente. Mentre, tutto concentrato nello sforzo, inizia a sparire s’addormenta, scambia una piscina per il mare e sparisce inghiottito dai flutti.
Il secondo è “Cupio Dissolvi”, romanzo che racconta di due uomini, Walter e Massimo, innamorati della stessa donna, una nobildonna romana di nome Poltrona, e per conquistarla si tirano colpi bassi, tramano oscure macchinazioni a colpi di dossier incrociati. Finché un giorno, decidono di dirimere la questione sfidandosi a un concorso intitolato “Vota il cretino”. La scelta si rivela troppo ardua, neppure una giuria internazionale composta da grandi esperti come George Bush, Tony Blair, Mimì e Cocò riesce a decidersi. E così, mentre il sol dell’avvenire tramonta, la signora Poltrona decide di svanire nel nulla, dedicandosi A Silvio. E ai due resta solo un ricordo lontano del tempo in cui beltà splendea dagli occhi suoi ridenti e fuggitivi.
Il terzo è “Una tangente per te”, una canzone napoletana in cui un assessore in un intercettazione con un parlamentare del Pdl dice: “Non te l’aspettavi eh? E invece: eccola qua!”. Nel ritornello c’è un imprenditore romantico, un certo Romeo, che versa soldi in cambio di un appalto, ma tutto rischia di andare in malore per colpa di una Bocca di Rosa – temporaneamente in trasferta a Napoli - che metteva l’amore sopra ogni cosa e indossava sempre biancheria di pizzo trasparente e di tutto quello che dice la gente non vede non sente ma parla del suo gallo da battaglia, O’ Governatore e della latteria che diventa terra.
Ma ormai è quasi buio, e Walter rabbrividisce avvolto nel plaid dove nel frattempo s’è assopito, e rovescia il caffè sopra quegli appunti, che una folata gelida porta via spargendoli sui tetti di Roma, mentre gocce di pioggia hanno bagnato il suo portatile che si è spento, i pixel dello schermo sciolti come neve al sole, anzi come gli elettori del Pd. E anche Walter mentre il sole scompare dietro il colle, comincia a sparire. Lentamente, pacatamente, silenziosamente. Immerso nel suo placido sonno gli sembra di sentire suonare le sirene. Un’ambulanza viene a prelevarlo, perché nel sonno, non volendo, ha pronunciato la frase: “Berlinguer, ti voglio bene”. E a casa, giustamente, si sono preoccupati.
Ma come in ogni favola che si rispetti, per fortuna c’è un lieto fine. Mentre Veltroni si dissolve nel vento, il testimone viene raccolto dalla sinistra arcobaleno: come dice quell’indiscusso genio della politica di Grazia Francescato, con il clamoroso successo ottenuto in Abruzzo (addirittura il 2,2% dei voti) c’è un nuovo punto di riferimento e la speranza di ricostruire un alternativa a Berlusconi. Ormai è notte fonda, su Roma e sull’Italia. Buonanotte, popolo.
Buon tutto!
Un buon compleanno con tutto il cuore alla carissima Audrey e al suo Logico Kaos. Da tutti i Comicomix, nessuno escluso! Con affetto
