venerdì, 30 gennaio 2009, ore 08:09
scarabocchiato da Comicomix in pensieri, italia, politica, giustizia, democrazia, attualità, berlusconi


Sta per uscire uno scandalo che forse sarà il più grande della storia della Repubblica. Il terribile annuncio lo ha dato il premier Silvio Berlusconi parlando di intercettazioni in un comizio,  riferendosi all'archivio di Gioacchino Genchi, consulente dell'ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris, titolare dell'inchiesta Why Not. Come spesso gli succede, il presidente Berlusconi ha ragione. Di fronte alla gravità di questi presunti tabulati in possesso dell’ex funzionario della Polizia, le stragi di Piazza Fontana e di Brescia, l’attentato alla Stazione di Bologna e il mistero di Ustica diventano bagatelle di quartiere: quisquilie, bazzecole, pinzillacchere. Ma chi volete che se importi delle connivenze tra Stato e terrorismo che insanguinarono gli anni ’70? Non parliamo poi di insignificanti sciocchezzuole come l’occupazione di mezza Italia (e forse pure dell’altra mezza) da parte di mafia, camorra, ‘ndrangheta, sacra corona unita, che “fatturano” 90 miliardi di euro all’anno. E delle connivenze tra potere politico ed economico con queste mafie. Sono solo barzellette,  buone per farsi una risata sorseggiando un caffè. Mentre è gravissimo ed inaccettabile che in Italia un sacco di gente sia sotto intercettazione. Secondo i sondaggi del proprietario di Mediaset sarebbero circa 12 miliardi di persone. E’ gravissimo, e la gente ha paura persino di parlare nei parchi pubblici: perché p chiaro che i nemici sono dappertutto. Ma Berlusconi non è abituato starsene con le mani in mano. E punta dritto alla fine delle intercettazioni. Perché possiamo tenerci la mafia, la camorra, la devastazione del territorio, le tangenti, la corruzione, i pedofili, il Grande Fratello e persino Maria de Filippi. Ma le intercettazioni proprio no. E' indispensabile una normativa più severa, bisogna fare le riforme, ripete ossessivamente Berlusconi da mesi ai suoi alleati, all'opposizione e anche al Quirinale. D’altronde, è innegabile che il problema della giustizia sia serissimo. Lo ha detto anche il ministro Alfano nella sua relazione sullo stato della Giustizia, snocciolando i dati su lentezze, inefficienze, ritardi dell'amministrazione della giustizia. Le riforme sono indispensabili. Per risolvere questi problemi, e rassicurare tutto il popolo italiano che resta con il fiato sospeso ecco pronto il rimedio:  l'emendamento è pronto. Non quello sulle riforme dei codici e delle procedure, sull’innovazione nell'organizzazione della giustizia, sulle maggiori risorse umane e finanziarie. Ovviamente si faranno, ma dopo. Per ora, si risolve la vera grande emergenza, lo scandalo degli scandali: la riforma delle intercettazioni . La durata infinita dei processi, una maggiore equità per vittime dei reati e per gli imputati possono aspettare ancora un po’: 50 o 70 anni. La vita, si sa, è fatta di priorità. Quando finalmente si potrà mettere un argine allo scandalo, e le uniche intercettazioni possibili saranno quelle sui novantenni accompagnati dai genitori, tutta l’Italia degli onesti potrà tirare un respiro di sollievo. Sarà l’ennesima grande riforma di questo governo, che renderà più felici gli italiani, soprattutto la criminalità  che potrà far crescere ancora il suo fatturato. E alleati, opposizione, insomma tutti applaudiranno il nostro adorato primo ministro, che ha sempre ragione. Pensandoci un momento, però, su una cosa, caro Silvio, hai torto. Perché è vero che le intercettazioni sono sicuramente un fatto gravissimo, un’emergenza nazionale, uno scandalo enorme, molto più grave delle stragi di Stato e della massiccia infiltrazione mafiosa nei partiti, istituzioni, economia. Ma non è il più grande scandalo della storia dell’Italia. C’è un altro scandalo ancora più grave: il fatto che tu sia il capo del governo di una delle più grandi nazioni del mondo, che molta gente non si accorga di che razza di persona tu sia, e del fatto che a te non c’è al momento nessuna alternativa credibile. Questo, caro Silvio, è uno scandalo davvero più grave di qualsiasi altro.

Buon tutto!


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mercoledì, 28 gennaio 2009, ore 17:56
scarabocchiato da Comicomix in politica, umorismo, attualità, bossi, giornalettismo


C’erano una volta i democristiani: Piccoli, Storti e Malfatti. Comandavano l’Italia con il pugno di latta nel guanto di lanetta. Fanfani, Rumor, Colombo: erano soldati e generali della Balena Bianca. Avevano occupato le istituzioni, le banche, le imprese pubbliche. Costruivano clientele e si mangiavano tutto. Infatti li chiamavamo i forchettoni. Poi arrivarono anche i socialisti e il confine della decenza fu solennemente varcato. Ma all’inizio degli anni ‘90, dalle brume nebbiose ed operose delle valli del Veneto e della Lombardia è arrivata la razza padana guidata dal suo leader Bossi: Umberto I, l’imperatore dei Celti. La musica da allora è cambiata. Via gli arrivisti, i corrotti, i lottizzatori, le clientele, la corsa alle poltrone, i posti assegnati a parenti e amici, tutti svaniti come la nebbia al sole. Basta con Roma ladrona. Basta, adesso tocca a noi! L’aria nuova s’è vista subito con la maxitangente Enimont per Umberto Bossi e Alessandro Patelli. Poi c’è stato l’antico rito celtico dello “scambio delle mogli“, quelle dei deputati Ballaman e Balocchi, assunte nei rispettivi staff a spese del contribuente. Poi l’infaticabile Corrado Callegari che da anni  fa il doppio lavoro (e doppio stipendio, circa 30 mila euro mensili): parlamentare e di amministratore unico di Veneto Agricoltura. E poi l’aria si è fatta vento: parlamentari, amministratori locali, portaborse, bancari e banchieri, dirigenti Rai, amministratori Alitalia. Un vento impetuoso che ha spazzato via la nebbia da Malpensa, e che si è fatto uragano  per l’Expo 2015. Il condottiero Umberto I alla conquista della Fiera di Milano. La presidenza della Fondazione Fiera, la vera cassaforte del gruppo, dove ora c’è Luigi Roth, un fedelissimo del Governatore Formigoni. Un democristiano, insomma. Mentre il condottiero lì vuole sieda un vero padano. Per questo ha fondato l’Osservatorio sulla trasparenza e l’efficacia del sistema fieristico lombardo. L’assessore regionale Davide Boni dice che serve a garantire che in Fiera le cose vadano tutte nel senso giusto: “Interverremo nei procedimenti di nomina degli amministratori: siamo un partito con una classe politica e amministrativa di tutto rispetto, è arrivato il momento di fare grandi cose”. Per fare grandi cose servono proprio dei veri padani: intelligenti, coraggiosi, fidati. L’Imperatore Umberto I dispone di uomini di indubbia intelligenza e di cui si fida come di se stesso: Maroni, Calderoli, Borghezio, Pippo, Pluto, Paperino. Altro che i forchettoni democristiani: gente così non si vedeva dai tempi di Franceschiello di Borbone. Ma lui guarda sempre avanti, lui è più oltre. Per l’Osservatorio ci vuole il meglio: uno con talento, classe, cultura. Un vero cavallo di razza padana, anzi un delfino, anzi una trota: suo figlio Renzo Bossi. Giovanissimo, ma già esperto e navigato: partecipa da tempo ai vertici ristretti a Palazzo Grazioli, fianco a fianco al padre e a Berlusconi. Le scelte fondamentali di quei vertici partono dal cervello di Renzo. E si vede. Insomma, Renzo Bossi, il  piezz’ e’ core, il delfino, la trota dell’Imperatore Umberto I, ha le carte in regola, è  uno dei più grandi geni padani. Uno più oltre, talmente più oltre che, come tutti i geni, non è compreso dai suoi contemporanei. Per questo, è stato bocciato alla maturità nel 2007 in un liceo di Varese. Per questo l’anno dopo si è ripresentato a Tradate, in un istituto religioso privato, con una tesina straordinaria su Carlo Cattaneo, in cui pare si sostenesse che Dio c’è e vota Lega, è stato bocciato una seconda volta all’esame di maturità, scatenando il ricorso al TAR del padre-imperatore e la sua ira funesta contro gli insegnati “terroni“. Ma siccome geni si nasce e trote si diventa, e i geni sono sempre incompresi, e infine non c’è due senza tre, Renzino è stato bocciato una terza volta. Ma questo non mette in discussione il suo indubbio valore. Renzo la maturità e l’esperienza ce l’ha nel sangue: la maturità del delfino (anche se con lo sguardo da trota) e quindi non gli servono esami. Anche perché, come dicono i suoi amici su Facebook,Dopo il Tar la Corte di Cassazione. Nessuno è maturo fino alla sentenza definitiva. E lui è il figlio del vento del nord che tutto cambia, il piezz ‘e core dell’imperatore Umberto I. Non è mica figlio di un forchettone democristiano: loro ai vertici con Kissinger, con Nenni o con Malagodi non portavano i figli, ma solo una forchetta nascosta sotto la giacca. Quindi Renzino, non ti curar di loro, ma guarda e passa (ricordati che non è un canto celtico, ma un passo della Divina Commedia). Vai all’Osservatorio, fai il tuo dovere di padano: vigila sulla futura maxi trota (pardon, torta) di appalti per l’Expo 2015. Pensa a Cattaneo, alla mamma e al futuro della Padania e dell’Italia. Non ti servono esami. E vedi di tenerti pronto: in barba a tutti gli invidiosi che ironizzano su di te, grazie alla logica meritocratica padana che spazza via la nebbia democristiana dalle valli del Veneto e della Lombardia, sei ormai maturo per diventare Presidente. Qualcosa si troverà. O forse ancora meglio: Ministro della Pubblica Istruzione.

Buon tutto!

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lunedì, 26 gennaio 2009, ore 12:19
scarabocchiato da Comicomix in italia, sport, umorismo, attualità, berlusconi, gaber


Il trasferimento del fuoriclasse brasiliano Ricardo Kakà dal Milan al Manchester City, accordo già scritto e firmato che prevedeva poco meno di 130 milioni di euro per il Milan e un ingaggio tra i 18-20 milioni di euro al giocatore (più un sacco di optional tra cui una poltrona in pelle umana), è improvvisamente saltato. Le nostra riservatissima fonte  d’informazione, il tabaccaio di Ferro di Cavallo ce ne ha svelato i retroscena. Non si è trattato di una scelta dettata dal cuore, e neppure di un’indicazione del padreterno, come ha dichiarato lo stesso fuoriclasse brasiliano (dio, se c’è, dovrebbe avere qualcosa di meglio da fare). Si tratta invece di un’oscura trama di Gianfranco Fini e Giulio Tremonti che, quando Berlusconi ha detto che  il suo successore non sarà uno di loro due, ma uno dei giovani di belle speranze del centro destra, hanno perso la testa. Perché è dura competere con geni politici come Mara Carfagna, Angelino Alfano e soprattutto Daniele Capezzone (quello attualmente in pole position). Così, in preda all’ira, Fini ha somministrato a Berlusconi un potente farmaco per bloccare l’evacuazione intestinale. A piccole dosi, giorno dopo giorno, durante le trattative che vedevano il nostro presidente trattare con il Manchester City per la cessione del calciatore brasiliano, il farmaco ha reso Berlusconi completamente stitico. Il povero Silvio era disperato, sembrava Massimo D’Alema costretto a sventolare una bandiera rossa: svogliato, depresso, gonfio come dopo un’iniezione di collagene al centro Messegué. E le conseguenze politiche della vicenda si facevano di ora in ora più drammatiche: i precari licenziati erano arrabbiatissimi: naturalmente, per la perdita del grande campione brasiliano. I leader della Lega nord gridavano al tradimento della Padania, in seguito a voci messe in giro ad arte da Fini su un imminente acquisto della Roma da parte di Berlusconi. Per fortuna 2 eroi hanno scoperto l’intrigo, preso le contromosse e sventato il complotto. Il primo è stato Emilio Fede che,  mentre scodinzolava in un angolo, ha visto Fini allungare le mani sul bicchiere di Berlusconi e ha cominciato ad ringhiare finché il secondo, Gianni Letta, non si è accorto quello che Fini stava mettendo in quel bicchiere. Purtroppo però non era sufficiente: ormai il danno era fatto. Silvio sembrava bloccato per sempre, il Manchester aveva in tasca il cartellino del giocatore e i consensi del governo crollavano sotto il peso delle contestazioni di miliardi di operai cassintegrati, abilmente camuffati da tifosi del Milan. A quel punto Gianni Letta ha dato - da fine stratega politico qual è  - il consiglio giusto a Berlusconi: “Presidente, si renda conto che non può restare a lungo senza Kakà. E per questo, deve fare uno sforzo”. Silvio, come si fosse svegliato da un incubo, ha cominciato sforzarsi come un ossesso: rantolava e sbuffava, come Roberto Calderoli in visita a Napoli. Niente da fare, e anche Gianni Letta sembrava rassegnato. Ma Emilio Fede è un uomo dalle mille risorse. Sfoderando la lingua come sa far lui ha lubrificato il deretano presidenziale, mentre Gianni Letta gli accarezzava amorevolmente il parrucchino dicendogli “Spinga! Presidente, Spinga! Forza, che ci siamo! Si vede già la testa! Forza, un ultimo sforzino!” E alla fine Berlusconi si è sbloccato: dal suo didietro presidenziale è finalmente fuoriuscito Giulio Tremonti proprio come mamma l’ha fatto. I due cattivi sono stati puniti come meritavano: a Fini è stato somministrato dell’ottimo olio di ricino (che a lui però piace perché gli ricorda la sua Giovinezza) mentre Tremonti è stato mandato  a studiare una materia che non capisce, l’economia. Berlusconi aveva di nuovo ripreso Kakà, le contestazioni sono rientrate, i consensi hanno ripreso a salire. Kakà era salvo. Il Milan era salvo. Berlusconi è salvo. L’Italia va a rotoli, ma chissenefrega.

Buon tutto!

 

Un sorriso libero, libero come un uomo, al Signor G., che ieri avrebbe compiuto 70 anni.

“Ma io ti voglio dire che non è mai finita, che tutto quel che accade fa parte della vita”

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venerdì, 23 gennaio 2009, ore 16:54
scarabocchiato da Comicomix in pensieri, bambini, vacanze, angelo


Cari 36 piccoli lettori dello Scarabocchio…

Nel mondo in questi giorni stanno accadendo tante cose: alcune belle altre molto meno. C’è gente che ride, gente che piange. Gente che nasce e gente che muore. C’è chi chiude le finestre per ripararsi dal freddo e dalla pioggia che cade, e chi vede filtrare, oltre il vetro, guardando verso l’orizzonte, un timido raggio di sole. Tante cose si potrebbero dire. Barak Obama diventa Presidente degli Usa, dando a un pezzo di mondo una nuova frontiera e una nuova speranza, mentre a gaza, in Darfur, in Congo e in mille altri posti del mondo la gente continua a piangere, soffrire. Morire. Ieri, oggi, domani, non manca mai qualcosa che può farci riflettere di quanto avviene in questa pazza palla di fango e di cielo.

Oggi, però, noi non siamo qui per commentare – a modo nostro, in punta di piedi, cercando sempre di regalare un sorriso – qualche episodio si cronaca, di attualità e di politica. Si potrebbe dire qualcosa sul ddl sul Federalismo fiscale, o sulla vicenda Milan-Manchester City-Kakà. Lo faremo presto. Molto presto. Per la precisione, da lunedì. Oggi, per una volta, vogliamo solo ringraziarvi tutti dell’incredibile affetto che ci avete regalato in questi giorni, che per i Comicomix e il loro scarabocchio sono stati…i giorni dell’Angelo.

Insomma: Torniamo lunedì. Se vi va.

Buon tutto!


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mercoledì, 21 gennaio 2009, ore 12:15
scarabocchiato da Comicomix in pensieri, riflessioni, bambini, berlusconi, giornalettismo


Il 2009 è stato un anno indimenticabile. Un anno che ci ha dato poco, è vero. Ma in compenso, ci ha tolto molto. Ne sono successe di cose, di cotte e di crude. A pensarci, non sembrano neppure accadute davvero. L’anno si è aperto il 20 gennaio, con un piccolo evento di provincia, l’insignificante insediamento del presidente USA Barak Obama, di cui l’unica cosa che si ricorda è l’assenza dell’unico grande  protagonista della politica mondiale Silvio Berlusconi. Senz’altro più importante la nascita, il 27 marzo, del Partito delle Libertà, il PdL, seguita in tutto il mondo, Thaiti compresa. Un partito vero, con gruppi dirigenti scelti democraticamente. Come voluto fortissimamente da Fini, lo statuto infatti non prevedeva l’elezione del presidente Berlusconi per acclamazione. Silvio ha scelto - più sobriamente - di farsi solo incoronare imperatore. Anche se poi,  sorprendendoci come solo lui sa fare, ha preferito direttamente autoincoronarsi. Nessuno può dimenticare la commozione e l’entusiasmo di quel giorno. Un entusiasmo mondiale, che si è fatto irrefrenabile quando  la grande conferenza di pace del G20, riunitasi il 24 aprile alle Bahamas sotto la presidenza di Barak Obama e la regia di Hillary Clinton, ha impresso una clamorosa svolta alla definizione di un nuovo ordine mondiale. Dopo tanti discorsi e pacche sulle spalle, finalmente un comunicato che lanciava al mondo un grande messaggio, già entrato nella storia:  “State buoni se potete“. Un successo il cui merito va soprattutto all’ Italia, come ha sottolineato il presidente Berlusconi. Successo non scalfito neppure dal piccolo incidente capitato al ministro degli esteri Franco Frattini, picchiato dalla polizia dell’isola  perché scambiato per un maggiordomo dell’albergo intrufolatosi alla riunione plenaria, e che si è difeso dicendo: “I’m on holiday, I’m only a tourist”. Sono in vacanza, sono solo un turista. Un evento altrettanto indimenticabile è la fiaccolata che si è svolta il 13 maggio in Lombardia, a Gemonio, Varese, e giù giù fino alla Val Seriana, Val Trompia e Val Sabbia, organizzata dalla Lega nord con la partecipazione di 47 miliardi di lombardi per festeggiare il trionfo in parlamento della Legge Calderoli che ha approvato i principi generali del Federalismo Fiscale. Umberto Bossi aveva gli occhi pieni di lacrime mentre ha annunciato alla folla commossa che la Lega era riuscita ad ottenere, nero su bianco nel testo della legge,  l’attuazione del federalismo in appena 52 anni (salvo complicazioni): entro il 2061. Dopo il grandissimo successo della difesa di Malpensa, un vero trionfo. Mancava Roberto Maroni, cacciato dal governo e dal partito quando si è scoperto che il suo vero nome era Robert Maromba, che non è di Varese ma è nato a Nairobi, in Kenia, da padre africano e madre siciliana: aveva falsificato i documenti e non era in regola con il permesso di soggiorno. Lo hanno espulso dall’Italia, come ricorderete tutti, il 28 aprile. E ricorderete tutti anche il 4 giugno, il giorno che il ministro Tremonti - dopo aver ascoltato il Governatore della Banca d’Italia Draghi nelle considerazioni finali snocciolare tutti i dati sul crollo della produzione industriale, dei consumi, dell’occupazione, del Pil - ha sfoggiato il suo colto aplomb istituzionale a metà tra Colbert e Toqueville con influenze di “Er Monnezza” e ha dichiarato ai suoi colleghi in una riunione a Bruxelles “Quello lì è una gVandissima testa di cazzo, pVima o poi lo tVonco“. E ha poi proseguito, a metà tra Adam Smith e il Mago Otelma, commentando il fatto che le entrate fiscali fossero in caduta libera e le spese lievitassero come “un semplice  incidente astVologico. Il Governo, comunque, non stava con la mani in mano: con decreto legge, subito convertito con la fiducia del parlamento, l’espressione “avanzo primario” era stata proibita, cancellata dal dizionario e chi la pronunciava sarebbe stato incatenato nelle segrete di Arcore assieme a Tommaso Padoa Schioppa. Pochi giorni dopo, il 6 e 7 giugno, come ricorderete si sono svolte le elezioni europee e amministrative, con risultati che hanno fatto scalpore. La Lega Nord, grazie anche ai successi già ricordati su Malpensa, federalismo fiscale e lotta all’immigrazione, ha ottenuto dal nord Italia riconoscente il 44,44% dei voti. Pare che Berlusconi non stesse nella pelle dalla gioia, quel giorno. Ma le elezioni saranno soprattutto ricordate per l’incredibile risultato elettorale del Partito democratico, il Pd, che ha raggiunto una percentuale di voti mai vista prima: - 15, meno quindici, come Santa Caterina Valfurva in pieno inverno. Un risultato che ha fatto gridare al principale esponente dello schieramento avverso alla sinistra italiana, un raggiante Walter Vetroni: “Distruggere il patrimonio storico dell Pci e della sinistra italiana? Yes, we can!“ Purtroppo però c’è stato anche qualche momento brutto. Il 29 settembre Roberto Villari è stato costretto a lasciare la presidenza della Commissione Vigilanza Rai, dopo che anche sua moglie e suo figlio lo avevano pubblicamente sfiduciato. Era affranto, e aveva ragione, poverino, visto che il suo posto è ancora vacante, maggioranza e opposizione non riescono ad accordarsi sulla rosa di candidati, scelta personalmente da Berlusconi, Veltroni, Di Pietro e Casini: Qui, Quo oppure Qua. Un altro momento difficile è stato il 12 ottobre, quando - dopo l’ennesimo crollo in borsa e l’ispezione aperta da Banca d’Italia per eccessiva esposizione debitoria - il CdA del più grande istituto di credito italiano con alla testa Cesare Geronzi ha deciso di licenziare l’amministratore delegato Alessandro Profumo, mettendo al suo posto il semisconosciuto Mauro Puzza, e ha modificato anche il nome della banca da Unicredit a Unidebit. Ricorderete poi tutti il mercoledì nero, il 25 novembre, quando lo spread tra i nostri Btp decennali e i bund tedeschi è salito a 225 basis point, il debito pubblico ha sfondato quota 1.800 miliardi di euro e le aste dei nostri titoli di stato sono andate quasi deserte, appena una settimana dopo che il Fondo monetario internazionale ci aveva negato gli aiuti richiesti, dopo averli invece concessi a Grecia, Irlanda e Portogallo. Ma per fortuna, c’è Tremonti! Quel genio ha tirato fuori dalla sua lampada il colpo d’ala che ha salvato l’Italia dalla bancarotta e dalla fuoriuscita dall’euro: ha dato in leasing la Repubblica italiana ai Fondi sovrani degli emirati arabi. I  mercati internazionali hanno mostrato subito di gradire il commissariamento di Tremonti e del governo Berlusconi e la loro sostituzione con Alì Babà e i 40 ladroni: nelle situazioni di emergenza, si sa, servono i professionisti.  E l’Italia, anche stavolta, si è salvata. Il nostro paese, infatti, come ha ricordato ancora ieri mattina, il 30 dicembre, nella consueta conferenza stampa di fine anno, il presidente Berlusconi ha un’economia dalle fondamenta solidissime, proprio come il Colosso di Rodi“. Insomma possiamo continuare a stare tranquilli, va tutto bene, tutto come sempre: i gattopardi continuano a regnare, ovviamente accompagnati come sempre dalle iene. Bisogna proprio che tutto cambi perché tutto resti come prima. Perciò, cari amici, libiamo ne’ lieti calici, ed aspettiamo le poche ore che ci separano dal capodanno 2010 in fiduciosa attesa. D’altronde, come diceva la politologa Rossella O’hara, da cui trae ispirazione ogni classe dirigente che si rispetti:  “Domani è un altro giorno

Buon tutto!

E un buon 2009 ad un piccolo Angelo Comichino: Benvenuto, Raggio di sole!

Questo post è stato pubblicato anche su Giornalettismo. Giornalettismo che ha voluto anche per l’occasione regalarci questo dono prezioso:

Grazie a tutti!



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lunedì, 19 gennaio 2009, ore 11:52
scarabocchiato da Comicomix in politica, economia, umorismo, attualità, berlusconi, tremonti


L'economia italiana sta sprofondando in una recessione lunga e durissima, con un Pil che quest'anno diminuirà addirittura del 2% (dopo un -0,6% l'anno scorso). E la dinamica, potrebbe essere ancora più negativa se prendessero corpo i rischi di un ulteriore indebolimento dell'economia mondiale. Andranno male i consumi, che saranno stagnanti nonostante il crollo dell'inflazione e per le famiglie i problemi saranno aggravati dalla frenata delle retribuzioni e dai debiti sempre più pesanti. Questo dice la Banca d’Italia, nel suo ultimo Bollettino economico. In tutti gli altri paesi del mondo i primi ministri si strapperebbero i capelli, e i ministri dell’economia sarebbero terrorizzati e studierebbero accuratamente e scientificamente soluzioni e provvedimenti per contrastare la situazione. Ma noi siamo in Italia: siamo fantascienza, non scienza. Silvio Berlusconi non si strappa mai i capelli: ha speso un patrimonio per trapiantarli, non è mica scemo! E poi, sa di poter contare su un uomo con una tempra eccezionale, un genio dell’economia. Anzi, un santo. Ma che dico santo, uno più grande: un santone! Ed ecco infatti San Giulio Tremonti, che citando Marx e la bibbia predica cosa fare per superare questa drammatica crisi in Usa, in Germania, in Kenya, in Argentina e pure nelle isole Faer Oer. Lui lo sa cosa devono fare questi paesi per risolvere i loro problemi. E in Italia? Ma l’Italia non ha bisogno di nulla, noi stiamo messi meglio degli altri. Chiedetelo alle centinaia di migliaia di precari che stanno perdendo il lavoro, ai milioni di famiglie che non riescono più ad arrivare alla fine del mese, ai lavoratori che stanno andando in cassa integrazione. Vi risponderanno, tutti in coro: “Noi stiamo meglio degli altri!” Ma com’è possibile questo nuovo grandissimo miracolo? Il rimedio Berlusconi e Tremonti, la coppia più bella del mondo, lo hanno già trovato e lo hanno detto in lungo e in largo: basta far girare la moneta. E allora ditelo! Ci voleva tanto? Ora si spiega perché, in giro, nonostante la crisi economica, si vede un sacco di gente che cammina frettolosa e, appena trova un tavolino o anche solo un muretto di fortuna, tira fuori dalle tasche una moneta da 1 euro (quelli più ricchi) o una da 50 centesimi o, quelli “meno abbienti”  con la social card (naturalmente, scarica) una monetina da un centesimo. E comincia a farla girare. I più bravi tenendola in equilibrio, gli altri semplicemente colpendola con l’indice e lasciandola girellare sul tavolo. Dopo aver ripetuto l’esercizio per 3-4 volte, questi signori e queste signore si rialzano con un sorriso smagliante, pieni di allegria e di ottimismo, e tornano in fretta alle loro attività: chi a casa a fare i conti all’osso per far quadrare il bilancio familiare, chi alla ricerca di un nuovo impiego, chi a occupare la fabbrica che chiude, chi a chiedere l’elemosina ai passanti. Girano, girano, girano. E’ il nuovo girotondo. Girano contenti e sereni, questi magnifici italiani con il sorriso anche mentre piove la recessione. Girano gli italiani, girano le monete, così Silvio e Giulio sono contenti. Anche noi non facciamo altro che far girare le nostre monete: lo facciamo dappertutto!. E allora su, lettore che per caso o per scelta passi da queste parti. Non fare il bastian contrario, non boicottare chi con tanto entusiasmo pensa al nostro bene: Fai girare la moneta anche tu: a casa tua, al bar, al lavoro, per strada. Ti sentirai meglio, le cose ricominceranno a girare tutte per il verso giusto. La moneta gira, la gente gira, tutto gira. Gira che ti rigira, cominceranno a girare un po’ anche le palle. Sarà un giramento lieve, piccolo piccolo. Quasi un sussurro. Come una moneta, sempre più piccola e più leggera, nel portafogli.

Buon tutto!


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