
Lo scarabocchio di Comicomix aderisce oggi allo sciopero virtuale indetto dal SIB (Sindacato Italiano Blogger). Lo sciopero virtuale, per chi non lo sapesse, è una nuova forma di lotta – molto efficace – che consiste nel protestare contro il proprio datore di lavoro andando a lavorare senza percepire stipendio. Non si tratta di una grande novità: nell’antico Egitto, nella Grecia antica e nella Roma imperiale era molto diffuso. Se ne trovano ampie tracce anche nelle piantagioni di cotone del Usa del sud nella prima metà dell ‘800. Il SIB precisa che non vuole prendersi alcun merito per questa geniale trovata, che è stata partorita dai brillanti neuroni del ministro del welfare Maurizio Sacconi, durante lo sciopero virtuale che essi sperimentano da circa 59 anni, con ottimi risultati, vista la brillante carriera del loro “proprietario”. Perchè lo sciopero è uno strumento che va svecchiato, e l'innovatore Sacconi, grande esperto di tecnologie informatiche, ha deciso di adattarlo alla realtà virtuale degli anni 2000. Allo sciopero virtuale ha immediatamente aderito per solidarietà Raffaele Bonanni, ex-sindacalista ed attuale esponente di primo piano del PdL (Paritito dei Leccapiedi). Se quest'iniziativa avrà il successo che merita, verrà immediatamente introdotta la busta paga virtuale: ai lavoratori verranno spediti a casa a mezzo mail (chi non ha il PC, se lo compri, che ostacola il progresso!) i cedolini paga, naturalmente senza soldi e senza accredito sul conto corrente. Ci saranno poi le ferie virtuali, quindici giorni di assoluto relax da passare nel posto di lavoro, poi la pensione virtuale cioè andare al lavoro fino a che non si tirano le cuoia ma naturalmente pagando il datore di lavoro per il disturbo e per l’assitenza sociale prestata. Sarà bellissimo, questo nuovo mondo. virtuale. Poi, con il passare degli anni, anche questo passerà, e bisognerà inventarsi qualcos'altro. Nel frattempo, forse, lo sciopero virtuale dei neuroni degli italiani sarà finito.
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Giulio Tremonti non ce l’ha fatta. Dopo lunghi anni passati a nascondere la sua vera vocazione, ha gettato la maschera. Perché, anche se non ha mai fatto nulla per nascondere la sua antipatia per l’economia, non aveva mai avuto il coraggio di mostrare la sua vera natura, la sua grande passione: il cinema. Perché Giulio Tremonti, da giovane, voleva fare l’attore. Pur essendo naturalmente portato per i ruoli comici (per questo, quando arriva alle riunioni dei ministri di tutto il mondo ed inizia a parlare di economia tutti si mettono a ridere) è sempre stato affascinato dal ruolo dell’agente 007. Il film che ne ha segnato l’inizio della carriera è Dalla Valtellina senza pudore, film nel quale un'affascinante agente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, si dice perdutamente innamorato di lui e pronto a consegnargli il Lektor, una macchina decifratrice che fa sembrare (ma solo per le campagne elettorali) qualsiasi cretino un genio dell’economia. Ma Giulio, subodorando la trappola, va in missione a Roma e combatte una schiera di insidiosi nemici (il governatore della Banca d’Italia,
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Mancano poche settimane all’evento che porterà

Alla fine, Walter Veltroni se n’è andato, rassegnando le sue dimissioni da segretario del Partito democratico, posto nel quale era stato messo eletto da oltre 3 milioni e mezzo di persone e dal quale è stato cacciato da 3 persone e mezzo. Veltroni ha lasciato, uscendo tra gli scroscianti applausi di quelli che l’hanno cacciato, con il toccante addio condensato nella frase: “Perdonali Romano, perché loro lo sanno quello che fanno, ma lo fanno lo stesso. Come io l'ho fatto a te”. La sua leadership si è logorata lentamente, più o meno 15 secondi dopo la sua elezione. Ed è entrata in crisi dopo la sconfitta (davvero imprevedibile, dopo lo stupendo spettacolo dato nei 2 anni di governo Prodi) alle politiche del 2008. Per poi precipitare con la batosta delle regionali in Sardegna. All’uscita di Veltroni c’erano tutti, con le lacrime agli occhi (come i coccodrilli): Fassino, Bersani, Finocchiaro, Rosy Bindi, Franceschini, Letta. Assenti solo D’Alema e Rutelli, ma erano giustificati, erano indaffaratissimi a fare quello che stanno facendo (benissimo e con grande impegno) da 16 mesi: far perdere voti al Pd. Comunque, ora molti esponenti del Pd vogliono andare ad una rifondazione ex novo del Partito democratico, della sinistra e dell’opposizione in generale. Perché effettivamente il Pd è un partito vecchio, decrepito: ha già 16 mesi di vita! Troppi: in politica, come insegna Berlusconi, vince sempre la giovinezza, la freschezza e la novità. Gli elettori del PD possono dormire sonni tranquilli: il gruppo dirigente è già al lavoro per sbriciolare quel poco che resta delle macerie di questi mesi. Le idee sono chiarissime: alcuni dicono che il PD dovrà tornare a guardare a sinistra e ricucire lo strappo con Rifondazione; altri pensano che debba allearsi organicamente con l’UDC di Casini. C’è chi sostiene che bisogna imparare a fare l’opposizione dura e pura come Di Pietro e chi pensa che Di Pietro sia un pericolo per la democrazia. Insomma, la linea politica resta la stessa. L’unico problema, come ha detto il Presidente della provincia di Milano Penati è, : “il vuoto drammatico di leadership del Partito democratico aperto dalle dimissioni di Walter Veltroni” Per riempirlo bisognerà trovare un degno sostituto: uno capace di fare peggio di Veltroni. Difficile, ma non impossibile. Gli elettori del PD sanno che questo gruppo dirigente è un branco di buoni a nulla capaci di tutto. Ed è rassicurato dalla saggezza di Antonello Soro, che dopo aver ringraziato Veltroni per la conduzione di questi mesi, ha detto tra le risate generali che i passi successivi si decideranno collegialmente. Anche su questo le idee sono chiarissime. C’è chi pensa di fare un congresso subito, prima del difficilissimo scoglio delle elezioni europee ed amministrative, chi vuole un traghettatore, un reggente. Si è auto proposta Rosy Bindi, ma alcuni hanno osservato che piuttosto che
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P.s: Vogliamo rassicurare i nostri 36 piccoli lettori. Ci hanno informato che Veltroni si è dimesso…ma ne parliamo venerdì, forse!

Roma la città eterna. Roma, la città che fa innamorare, raccontata da scrittori, registi, pittori e artisti di tutto il mondo, quella dei lucchetti di Ponte Milvio e de l’innamorati pe’ Lungotevere a rubasse li baci a mille là sotto l’arberi. No, nun So’ ricordi der tempo bello che nun c’è più. Perché a Roma per questo San Valentino, c’è stata una grande festa. E non si è proprio badato a spese. Si è distinta tra gli altri
Se ti va, leggi la conclusione del post du Giornalettismo