mercoledì, 29 aprile 2009, ore 08:26
scarabocchiato da Comicomix in italia, politica, donne, attualità, berlusconi, fini, neuroblastoma


Per le elezioni europee si respira, finalmente, aria di novità. Merito come sempre di Silvio Berlusconi, che vuole un profondo rinnovamento della rappresentanza italiana al parlamento europeo. Una rappresentanza che come abbiamo scritto in altre occasioni, è stata spesso scadente: scarse presenze in aula e nelle commissioni, poca conoscenza delle lingue, difficoltà di stabilire relazioni interpersonali, che nel mondo di oggi sono la base per essere ascoltati, considerati e rispettati. E Silvio, che conosce bene gli esseri umani, ha trovato – come sempre! - la soluzione giusta per essere più considerati dalla politica che conta. Un rinnovamento che si basa sulla scelta di “gente altamente specializzata, che in tutte le 23 commissioni ci siano dei professionisti”. Gente che sappia relazionarsi con gli altri, di bella presenza e che conosca l’uso delle lingue. Ed eccolo allora al lavoro, scegliendo personalmente e dopo un accurato esame, scritto e soprattutto orale, tante belle facce nuove. Una schiera di donne: belle, brave, intelligenti. Con curriculum di tutto rispetto, preparate su tutto, dall’ambiente all’economia, dalla scuola alla salute. Anche a rischio di far infuriare la mogliettina Veronica, preoccupata per il superlavoro a cui è costretto il suo adorato maritino. Ma che risultati, quanta bella gente! Gente come l’ex annunciatrice Rai Barbara Matera, l’affascinante pianista sassarese Cristina Ravot e Licia Ronzulli, Angela Sozio la rossa del Grande Fratello e Albertina Carraro (figlia di Franco). Gente come Eleonora Gaggioli che può vantare addirittura di aver recitato in Don Matteo e in Elisa di Rivombrosa, Camilla Ferranti, reduce da Incantesimo e la giornalista....(NOME RIMOSSO A RICHIESTA DELL'INTERESSATA). Gente in gamba, e per nulla incline alla piaggeria o al servilismo: gente come Giovanna Del Giudice, vicepresidente del movimento “Silvio ci manchi”. Ovviamente ci sono anche le piacevoli conferme: le deputate Lorenzin, Giammanco e Mannucci, dette anche 90-60-90. Purtroppo, come al solito, c’è chi per invidia, cattiveria, mancanza di rispetto,  critica e insulta. Oltre ai soliti comunisti acidi, stavolta ci si mettono anche quelli della Fondazione Fare futuro. In un  articolo pubblicato sul web magazine della fondazione del noto sovversivo Gianfranco Fini, attaccano ingenerosamente le scelte del premier. "Le donne non sono gingilli da utilizzare come specchietti per le allodole e la cooptazione di giovani, talvolta giovanissime, signore di indubbia avvenenza ma con un background che difficilmente può giustificare la loro presenza in un'assemblea elettiva come la Camera dei deputati o anche in ruoli di maggiore responsabilità è un modo di fare politica con il corpo delle donne. Niente a che vedere con il bravo Gianfranco, che riuscì a portare in politica un genio come Alessandra Mussolini. Proseguono i futuristi di Fini: “Assistiamo ad una dirigenza di partito che fa uso dei bei volti e dei bei corpi di persone che con la politica non hanno molto a che fare, allo scopo di proiettare una falsa immagine di freschezza e rinnovamento. Questo uso strumentale del corpo femminile, al quale naturalmente le protagoniste si prestano con estrema disinvoltura, denota uno scarso rispetto da un lato per quanti, uomini e donne, hanno conquistato uno spazio con le proprie capacità e il proprio lavoro, dall'altro per le istituzioni e per la sovranità popolare che le legittima". E l’adorata mogliettina Veronica, che parla di “Ciarpame senza pudore attraverso il paravento delle curve e della bellezza femminile, e con la sfrontatezza e la mancanza di ritegno del potere che offende la credibilità di tutte e questo va contro le donne in genere e soprattutto contro quelle che sono state sempre in prima linea e che ancora lo sono a tutela dei loro diritti” Mara Carfagna avrà certamente letto ed applaudito la mogliettina del capo. E sarà rimasta sorpresa dalle incredibili rivelazioni contenute nell’articolo di FareFuturo: l’Italia ha una bassa percentuale di donne elette alla Camera dei deputati (21,3%). Chissà chi ha deciso le liste, forse è stato il Grande puffo. Altra incredibile rivelazione è che l’Italia, insieme a Grecia e Portogallo, ha pochissime donne ministro, e addirittura sembra che vengano messe in posti di scarsa rilevanza, solitamente senza portafoglio, oppure tradizionalmente "femminili", come l’istruzione. La Ministro Gelmini ha trasecolato: non ci voleva credere! Bravo Fini, bravi amici della Fondazione Fare Futuro. Meno male che c’è la destra di regime, che ci spiega queste cose che noi, gente di sinistra abituati alla frequentazione dei salotti buoni (l’edicolante, il bidello, il professore delle medie, l’impiegata di banca) non avevamo mai notato! Mentre tornate a dormire, vogliamo dirvi che le cose nel tempo sono comunque molto cambiate: qualche anno fa era il glorioso tempo dei nani e le ballerine, oggi è il tempo di Silvio e le Veline. E’ un grande cambiamento, ammettetelo: ora si volta pagina. Anzi, per colpa vostra (e forse della mogliettina arrabbiata?) Silvio è stato costretto ad una parziale marcia indietro: alle bellocce con poca esperienza e conoscenza del parlamento è stato costretto, accidenti a voi, ad affiancare persone esperte, solide, di provata fede e rettitudine morale. Dei professionisti: Paolo Cirino Pomicino, (o, per rinnovare, sua figlia). E soprattutto la trionfale candidatura di ritorno del figliol prodigo del PdL: Clemente Mastella. Scriveteci un bell'articolo!

A proposito: per gente competente, brava, intelligente, giovane (indipendentemente dalla misura del reggiseno), ci sarà spazio la prossima volta. Forse.

Buon tutto!

 

Cari piccoli lettori dello Scarabocchio, non dimenticatevi di firmare per destinare il 5 per mille a qualcuno di vostra fiducia. Noi, come ogni anno, lo facciamo in favore dell’Associazione per la lotta al neuroblastoma.


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lunedì, 27 aprile 2009, ore 15:28
scarabocchiato da Comicomix in ambiente, europa, attualità, berlusconi


Qualche giorno fa il Parlamento europeo ha votato per la nascita di un'Agenzia europea per la qualità dei prodotti agroalimentari. In pratica, una Efsa 2. Perché 2? Perché l’Efsa 1 esiste già: è l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), che grazie al grande impegno del nostro Silvio Berlusconi, fu collocata a Parma strappandola alle grinfie di Helsinki. Ora nascerà l’Efsa 2. E le autorità di Parma ci sono rimaste male. Perché, anche se nelle intenzioni questa nuova agenzia collaborerà strettamente con l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) di Parma e con le unità della Commissione Ue responsabili della tutela della qualità alimentare e maggiore tutela comunitaria e internazionale per Dop e Igp, in molti vedono questa proposta come un possibile depotenziamento di quella di Parma. Povero Presiedente del ConSilvio, povero cavalier Berlusconi, che su questa vicenda si era speso personalmente e con una particolare generosità? Quanto sarà afflitto, umiliato, disperato per lo sgarbo e il torto subito?  Perché, nonostante la pronta candidatura di Parma, avvenuta sin dal 2000, quale sede “naturale” per un Authority sulla sicurezza alimentare, le demoplutocrazie burocratiche di Bruxelles avevano assegnato la sede dell’Efsa ad Helsinki, calda ed accogliente città finlandese. Silvio Berlusconi, primo ministro italiano, non poteva accettare un così grave affronto. E fece il possibile e l’impossibile per convincere i suoi colleghi europei per cambiare la decisione, dando l’Authority alla città del cibo per eccellenza: la nostra bellissima [[Parma]]. Per vincere la sua guerra, arrivò persino al sacrificio estremo: rispolverando tutte le arti da playboy che ben conosceva, e lasciando a bocca asciutta per una sera, le veline, le letterine e le ministre di turno, riuscì dopo una notte di incontro al calor bianco a convincere persino la primo ministro finlandese, la signora Tarja Halonen. La guerra fu vinta: Parma ebbe la sua brava Authority, e Silvio un altro cuore femminile nella sua nutritissima collezione. Fu un grandissimo successo, che tutto il mondo ci invidiò: il viagra, all’epoca, non era così diffuso. Ovviamente, per sbrigare la formalità, il governo italiano dovette promettere un sacco di cose: dare all’Efsa in tempi brevi una sede confacente all’importanza dell’Agenzia. Costruire una Scuola Europea a Parma, in collegamento con l’Efsa, visto il numero di funzionari di Bruxelles che sarebbero dovuti arrivare. Creare collegamenti aerei tra Parma e l’Europa, le sue città principali. Berlusconi fece tutte le promesse che gli venivano richieste. Sappiamo bene che fare promesse è la cosa che gli piace di più e gli riesce meglio. Per iniziare, c’era da fare l’inaugurazione. Ed ecco in quattro e quattr’otto sede (provvisoria) scuola (provvisoria) e aeroporto con i voli (provvisori). Un trionfo del governo Berlusconi: era riuscito là dove tutti avevano fallito: portare in Italia un pezzo d’Europa. “Quando abbiamo assunto la responsabilità del governo non c’era nessuno che si sarebbe giocato un soldo sulla possibilità che un’agenzia ormai assegnata alla Finlandia, potesse cambiare indirizzo e venire in Italia”. Bravo, bravo, bravo! Al pari di Bruxelles e Strasburgo, Parma era diventata una capitale europea! L’inaugurazione dell Efsa fu un vero trionfo: Silvio e il Presidente della Commissione europea [[Barroso]], mano nella mano, rapiti dall’avvio di questa fantastica Agenzia. Che solo a Parma poteva stare: perché, come disse Silvio, “Non c’è alcuna possibilità di confronto tra il culatello di Parma e la renna affumicata”. A Berlusconi fare promesse piace tantissimo: è un sognatore, un visionario, un generoso. Ma mantenerle gli piace molto meno: è noioso, burocratico, realistico. E così, anno dopo anno, direttore dopo direttore, rinvio dopo rinvio, l’Efsa è in crisi. Il bilancio 2007 mostra che dei 61 milioni di euro di budget, 24 (poco meno della metà) vanno per pagare gli stipendi dei 326 dipendenti (14 milioni) e per le spese di recruitment (2 milioni l' anno!). Dei 19 milioni di attività operative all’acquisto e conservazione libri sono destinati solo 6 mila euro, alla biblioteca speciale 8 mila, alle spese di pubblicazioni: 25 mila. E tra gli 8,6 milioni spesi per le infrastrutture, compare una voce monstre per l' affitto (2,3 milioni l' anno): perché, nonostante l’inaugurazione con Silvio e Barroso, l’Efsa non ha ancora una sede. Che ne è stato di tutte quelle promesse? A Berlusconi fare promesse piace ma mantenerle è noioso. Forse per questo che i lavori per la vera e definitiva sede dell’Efsa sono ancora in alto mare: dovrebbero partire  a maggio del 2009 e concludersi nel 2011, ma l’accelerazione è stata data, dopo anni di litigi, ritardi e decisione contrastanti nel febbraio del 2009. Sarà per questo che della sede Scuola Europea non c’è traccia, che solo ora il Governo ha individuato il metodo di "leasing in costruendo" sul progetto predisposto dal Comune di Parma che prevede la costruzione della nuova Scuola Europea nella zona del Campus universitario, ma i soldi non ci sono, visto che il disegno di legge per la scuola è stato discusso il 26 marzo 2009, curiosamente proprio dopo il voto europeo che dava il via a EFSA2. E sarà sempre per la noia del mantenere le promesse che l’aeroporto di Parma, a cui furono destinati 20 milioni di euro per l’investimento ha collegamenti con Tirana, con Bucarest, con Borgo a Buggiano. Ma, a parte una quindicina di giorni proprio in coincidenza con l’inaugurazione dell’Efsa, non ci sono voli per Bruxelles né per Parigi, né per Berlino, né per Strasburgo. A Londra ci va un aereo al mese, se si ricordano di mettergli il carburante. E per tutto il resto, c’è la cara vecchia automobile, o se si vuole la bicicletta, per andare a Milano o a Bergamo: come ai bei tempi in cui gli aeroplani non volavano!

Se vuoi concludere la lettura del post, scoprire come va a finire e sorriderci su, vai a Giornalettismo

 

Buon tutto!


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venerdì, 24 aprile 2009, ore 16:56
scarabocchiato da Comicomix in pensieri, riflessioni, ambiente, vita, economia, attualità


Siamo tutti puntini sperduti, che navigano a tentoni nel buio in cerca di un qualcosa che non sappiamo pure di preciso cosa sia. Eppure, a volte, improvvisamente tutto si fa chiaro. Vedere la foto con la quale la Nasa ha ricostruito una ipotetica terra di notte rende tutto più chiaro. Il buio non c’è più, e tutto diventa luminoso, come quei continenti illuminati a giorno: la vecchia cara Europa, Gli USA, il Giappone. Le aree di nuovo benessere, alcune zone della Cina, ad esempio. In quello sfavillio di luci, che assomiglia tanto alla notte coperta di stelle, si chiarisce bene perché nel mondo c’è ancora tanto da fare: perché anche nel buio che tutti ci avvolge, non siamo tutti uguali. C’è chi c’ha, come direbbe qualcuno, e c’è pure chi non c’ha. E’ vero, lo sapevamo già. Lo sapevamo che le stelle stanno a guardare. E che anche gli uomini e le donne di una bella fetta di pianeta, con la vita illuminata a giorno per 24 ore su 24, immersi di vita e di problemi noiosi e antipatici da sgridare, non sanno neppure cosa significhi l’idea di una notte nera e senza fine. Ma guardando quello sterminato spazio nero che è il continente africano, o buona parte dell’America latina, o della stessa Asia nelle sue aree abitate, il pensiero si schiarisce come nessuna lampadina o faro illuminato a giorno nella notte europea giapponese o americana riesce a fare. E la luce della voglia di cambiare e di combattere perché le cose cambino, perché  gli uomini la smettano di guardare il mondo come farebbero delle stelle immobili e lontane, perchè si costruisca un domani dove tutti insieme si viva in un mondo forse meno illuminato a giorno ma più illuminato per tutti torna ad essere forte, e chiara.

Buon tutto!


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mercoledì, 22 aprile 2009, ore 11:02
scarabocchiato da Comicomix in pensieri, politica, vita, democrazia, attualità, berlusconi, libertà


Caro Silvio Berlusconi,

Lei ha annunciato che, per la prima volta da quando è un uomo politico, parteciperà ad una manifestazione per commemorare il 25 aprile, perché “di questa festa non se ne appropri soltanto una parte”. Lo accoglieremo a braccia aperte, come un figliol prodigo che torna alla casa. Sarà davvero bello vederLa sfilare in mezzo a noi. E non si preoccupi se qualcuno fischierà. La maggior parte di noi sarà contenta di vederLa festeggiare. Però, signor Presidente, mi creda: se Lei per anni non ha festeggiato il 25 aprile, è un suo problema. Perché il 25 aprile si festeggia il ritorno alla libertà. E Lei, che della libertà si è sempre definito un alfiere, Lei che ha addirittura fondato un partito che si chiama “Il Popolo delle libertà” avrebbe dovuto da sempre essere al nostro fianco. Ma non importa, meglio tardi che mai. Siamo lieti che si unisca a noi. Lo sarà anche un distinto signore di 80 anni. Lui, che nel 1944 a 16 anni abbandonò la casa per seguire l’esercito inglese nella risalita che lo portò dall’Umbria fino a Venezia. Lui che è sempre stato “comunista” ma che ha sempre amato il suo paese, la libertà, la democrazia. Lui che è sempre stato comunista ma ha sempre pianto davanti al cimitero anglo-americano di Anzio, dove tutte quelle croci bianche ci parlano di tanti ragazzi che vennero a morire in terra straniera per ridare la libertà ai nostri nonni, ai nostri padri, a noi. Certo Lei, signor presidente del Consiglio, avrà letto le dichiarazioni di un ministro del suo governo, un certo Ignazio La Russa, che distingue tra i “partigiani rossi” e gli altri, dicendo che i primi non possono essere celebrati come portatori di libertà. Parole che hanno dato un grande dispiacere a quel distinto signore di 80 anni che era contento della sua adesione alla festa del 25 aprile. Un signore di 80 anni che ha combattuto per la libertà rischiando la vita e la sua gioventù e che ha festeggiato con gioia ogni anno dal 1945 sino ad oggi, assieme ai suoi amici cattolici, liberali, repubblicani, socialisti. Mentre quel suo ministro non ha mai festeggiato, anzi, per molto tempo e anche recentemente, ha difeso coloro che combattevano – naturalmente, in buona fede - “dall’altra parte”. Che, per non essere ipocriti, era la parte della dittatura, di Hitler, dello sterminio degli ebrei. Quel distinto signore sa bene che  in nome del comunismo sono stati fatti tanti errori. Lo diceva già nel 1956, quando pochi se ne erano accorti. Ma sa anche che quei ragazzi di allora ci regalarono un sogno. Ci regalarono questo paese un po’ malandato e con tanti problemi. Ma tutto sommato anche vivo, vitale, con tante energie positive. Un paese che - come ci ricordano quei ragazzi italiani di allora, di diversa fede politica, di diverso orientamento religioso che scelsero di combattere tutti insieme per la libertà di tutti – non è di proprietà di nessuno. Ma in cui ognuno di noi, comunista o ex comunista, liberale o ex liberale, democristiano  o ex democristiano, post fascista, qualunquista, leghista ha il diritto di sentire “suo”. Tutti i giorni dell’anno. Anche il 25 aprile. Per questo, nel darle il caloroso benvenuto tra i partecipanti alla festa della liberazione, le ricordiamo di essere con noi non solo a parole e non solo per un giorno. A difesa della libertà, della Costituzione italiana (su cui Lei ha anche giurato), della democrazia non come costruzione formale ma sostanziale. Lo deve a se stesso, ai suoi figli, a noi, e a quel distinto signore di 80 anni che da giovane comunista regalò assieme a tutti gli altri e agli ango-americani la libertà. Quel signore che da 64 anni festeggia con gioia il 25 aprile: il mio papà.

Buon tutto!


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lunedì, 20 aprile 2009, ore 19:53


C’era una volta, nel paese più bello del mondo, Biancosilvio: il figlio del principe azzurro e di Biancaneve. Biancosilvio regnava felice nel suo bel castello con accanto i suoi servi più fidati, i 7 nani: Bonaiutolo, Bondolo, Tremontolo, Schifanolo, Dell’Utrolo, La Russolo e il più piccolo di tutti: Brunettolo. Brunettolo era il suo servo prediletto: per questo diceva sempre che era un Re nato. Brunettolo veniva da una città incantata, la città più bella del belpaese: Veneziola. Era una città costruita tutta sull’acqua, piena di monumenti, di scorci unici al mondo. E calli, campi, chiese, palazzi, canali, sottoporteghi. Un posto talmente bello che è difficile persino immaginarlo. Purtroppo, anche quella città, come nel resto del Belpaese, era prigioniera di una terribile dittatura di un manipolo di briganti ed assassini, una setta terribile che tutti chiamavano La sinistra. Brunettolo viveva a corte, circondato da tutti gli onori e favori delle damigelle, attratte dalla sua avvenenza e dalla sua statura unica al mondo. Era ricco, bello e famoso: Il suo padrone Biancosilvio se lo teneva sempre accanto, sentendosi così più alto e dunque più vicino alle vette della sapienza. E gli aveva concesso una onoreficienza mai assegnata prima: lo aveva nominato signore dei tornelli. Ma Brunettolo non era felice: soffriva di una grande nostalgia per la sua amata Veneziola, da cui si era allontanato da tanti anni. E in cuor suo aveva un sogno: liberare Veneziola dal giogo oppressivo di Mastro Cacciaro, che teneva schiava la città e ne soffocava la sua naturale vocazione.

Perché Mastro Cacciaro era un fautore dell’”urbanistica bulgara”, e dalla sua abitazione, Ca’Farsetti, pensava per la città appoggiata sul mare la conservazione di un patrimonio unico che tutto il mondo invidiava al Belpaese, mentre per i suoi quartieri di terraferma lo sviluppo di piste ciclabili per incentivare l’uso della bicicletta, un noto simbolo comunista. Brunettolo, invece, che tanto aveva imparato dal suo signore e padrone Biancosilvio in materia di case e di edilizia, sognava per la sua adorata città una pioggia sana e vivificatrice: una pioggia di cemento. Per questo, si preparava a cacciare il Cacciaro, ed aveva chiamato un mastro architetto veneziano, Sior Carraro l’Umberton, che era stato un politico famoso nell’epoca d’oro di Santo Craxio, e che da sempre immaginava per la sua Veneziola  un nuovo sviluppo economico fatto di case, palazzi, ponteggi e costruzioni. Ci aveva provato molte volte, il povero Brunettolo a diventare il doge di Veneziola. Ma senza successo. Stavolta, sentiva nel Belpaese l’aria giusta: neuroni a pezzi, sinapsi arrugginite, coscienza civile ridotta ai minimi termini. Era pronto per modernizzare la città e sottrarla alla dittatura della sinistra. Il primo obiettivo era costruire in riva alla laguna, che Brunettolo sognava “luogo di connessione della città antica con la città di terraferma”, la povera Mestrole di cui nessuno parlava mai, che per Brunettolo doveva conquistare “la sue residenze sul proprio waterfront, in un paesaggio comune che avrebbe legato le due città, l’antica e la moderna”, Veneziola e Mestrole, costruendo quartieri residenziali lungo l’area della Laguna, liberandola dai vincoli paesistici ventennali che La Sinistra dittatrice imponeva ai poveri Venezianoli derelitti.

Un sogno bello, nuovo moderno. Come l’altro che Brunettolo accarezzava: Dracula Presidente dell’Avis. A nulla servivano i pareri di illustri architetti ed urbanisti del Belpaese e di Veneziola, che dicevano che “il waterfront lagunare va salvaguardato nelle sue unicità, soprattutto dai Pili a Campalto, magari anche proprio attraverso nuovi collegamenti ciclabili e pedonali che uniscano le sue isole, come previsto dal piano regolatore” o che si trattava di “una proposta demenziale perché è noto che nel Veneto e nel veneziano ci sono molte più case di quelle che servono e che il problema è semmai quello degli affitti troppo alti”. Pareri di gente invidiosa, mediocre, senza slanci e senza visione del futuro. Brunettolo per la sua adorata città voleva il meglio. E già immaginava, una volta finito il Mose, un nuovo porto alla bocca di Malamocco, la sublagunare fino al Lido, scavando canali fino a 14 metri. Sorridendo alle calunnie di chi lo accusava che ogni 50 centimetri scavati c’è un milione di metri cubi di fanghi da sistemare, e che raccontava che ai Moranzani ne erano già stati messi 3 milioni e mezzo. E già vedeva i quartieri residenziali spuntare come funghi lungo l’area vincolata della gronda lagunare, con meno aree pedonali e meno piste ciclabili, e invece strade più larghe e scorrevoli per stimolare il commercio in città. Che meraviglia, che sogno: una Veneziola finalmente libera, leggera, pronta ad occupare il posto che le spetta tra i capolavori dall’avidità umana.

Se vuoi continuare a sorridere con Brunettolo il nanolo, leggi loa conclusione del post su Giornalettismo


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venerdì, 17 aprile 2009, ore 10:09
scarabocchiato da Comicomix in elezioni, umorismo, democrazia, attualità, berlusconi, maroni, bossi


Berlusconi e il suo governo sono encomiabili. Si stanno spendendo per i nostri concittadini abruzzesi, così duramente colpiti da sisma che ha raso al suolo buona parte della Provincia de L’Aquila come nessun governo aveva mai fatto. Instancabili. Incredibili. Formidabili. Silvio Berlusconi si è recato per giorni e giorni nell’Abruzzo sconvolto dal sisma. Ha stretto mani, ha pianto con dolore sincero accanto ai parenti delle vittime. Ha promesso che farà qualsiasi cosa per far tornare tutto come prima, anzi meglio. E, da uomo d’affari, pragmatico e che non promette invano qual è, si è subito messo in cerca della cosa che, passata la prima emergenza, è più importante per gli Abruzzesi. La fiducia nelle istituzioni, in una ricostruzione delle case rapida ed efficiente. Per queste cose, Berlusconi – che è anche un palazzinaro, pardon costruttore, di gran livello – servono i danè. I soldi, insomma. E per questo lui, capo indiscusso e indiscutibile del centro destra (“Non si muove foglia che Silvio non voglia” è il motto), ha subito preso, una decisione che va proprio nella giusta direzione: non accorpare alle elezioni amministrative ed europee del 7 giugno il referendum abrogativo di parte della Legge elettorale. La legge-porcata, così come la definì colui che l’ha scritta e fatta approvare: il genio della lampada Alì Babà Calderoli. Una scelta che avrebbe permesso di risparmiare minimo 180 milioni di euro, secondo la stima – forse un po’ risicata, alcuni parlano di 300-400 milioni – di un altro genio, Bobo Saxofone Maroni. Quelli che contestano questa scelta e che protestano che in questo modo si sprecano risorse preziose che sarebbero potute andare – per esempio – per la realizzazione delle strutture abitative provvisorie in cui gli oltre 20 mila sfollati dell’Abruzzo potranno passare il prossimo inverno, in attesa che le case comincino ad essere costruite, sono i soliti disfattisti. Silvio Berlusconi ha fatto la cosa giusta, come sempre: ha preferito accontentare la Lega Nord nella sua sacrosanta richiesta di andare a votare in un'altra data, per rendere più difficile il raggiungimento di votanti necessario a rendere valido il referendum. Se passasse il referendum, infatti, la Lega nord avrebbe meno possibilità di ricattare continuamente l’esecutivo. A chi ha l’ardire di contestare al governo il piccolo e insignificante spreco di questi soldi, che sarebbero potuti andare agli sfollati abruzzesi, Silvio Berlusconi può opporre una nobilissima ragione: se non avesse deciso (da capo assoluto ed indiscusso del centro destra) di fare questo regalino alla Lega nord, Bossi avrebbe fatto cadere il governo. Meno male che Silvio c’é. Già sembra di vederlo dopo il referendum, tornare in pellegrinaggio a L’Aquila, a Onna, nell’Abruzzo sventrato tra i terremotati. A stringere mani, fare promesse, piangere con dolore sincero sulle tombe delle vittime. E rassicurare tutti. I soldi per l’emergenza li avrà trovati un altro genio, il Rag. Ugo Tremonti:ad esempio, rubandoli alle associazioni di volontariato che ricevono i soldi del 5 per mille: malfattori matricolati come l’Associazione per la ricerca contro il Cancro, l’Associazione per la lotta al neuroblastoma, Medici senza frontiere, Amref, e molti altri come loro. Non basteranno, forse, ma saranno comunque meglio di niente. E per le associazioni di volontariato, ci saranno molte strette di mano e pacche sulle spalle da dare.

Buon tutto!


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