
Per le elezioni europee si respira, finalmente, aria di novità. Merito come sempre di Silvio Berlusconi, che vuole un profondo rinnovamento della rappresentanza italiana al parlamento europeo. Una rappresentanza che come abbiamo scritto in altre occasioni, è stata spesso scadente: scarse presenze in aula e nelle commissioni, poca conoscenza delle lingue, difficoltà di stabilire relazioni interpersonali, che nel mondo di oggi sono la base per essere ascoltati, considerati e rispettati. E Silvio, che conosce bene gli esseri umani, ha trovato – come sempre! - la soluzione giusta per essere più considerati dalla politica che conta. Un rinnovamento che si basa sulla scelta di “gente altamente specializzata, che in tutte le 23 commissioni ci siano dei professionisti”. Gente che sappia relazionarsi con gli altri, di bella presenza e che conosca l’uso delle lingue. Ed eccolo allora al lavoro, scegliendo personalmente e dopo un accurato esame, scritto e soprattutto orale, tante belle facce nuove. Una schiera di donne: belle, brave, intelligenti. Con curriculum di tutto rispetto, preparate su tutto, dall’ambiente all’economia, dalla scuola alla salute. Anche a rischio di far infuriare la mogliettina Veronica, preoccupata per il superlavoro a cui è costretto il suo adorato maritino. Ma che risultati, quanta bella gente! Gente come l’ex annunciatrice Rai Barbara Matera, l’affascinante pianista sassarese Cristina Ravot e Licia Ronzulli, Angela Sozio la rossa del Grande Fratello e Albertina Carraro (figlia di Franco). Gente come Eleonora Gaggioli che può vantare addirittura di aver recitato in Don Matteo e in Elisa di Rivombrosa, Camilla Ferranti, reduce da Incantesimo e la giornalista....(NOME RIMOSSO A RICHIESTA DELL'INTERESSATA). Gente in gamba, e per nulla incline alla piaggeria o al servilismo: gente come Giovanna Del Giudice, vicepresidente del movimento “Silvio ci manchi”. Ovviamente ci sono anche le piacevoli conferme: le deputate Lorenzin, Giammanco e Mannucci, dette anche 90-60-90. Purtroppo, come al solito, c’è chi per invidia, cattiveria, mancanza di rispetto, critica e insulta. Oltre ai soliti comunisti acidi, stavolta ci si mettono anche quelli della Fondazione Fare futuro. In un articolo pubblicato sul web magazine della fondazione del noto sovversivo Gianfranco Fini, attaccano ingenerosamente le scelte del premier. "Le donne non sono gingilli da utilizzare come specchietti per le allodole e la cooptazione di giovani, talvolta giovanissime, signore di indubbia avvenenza ma con un background che difficilmente può giustificare la loro presenza in un'assemblea elettiva come
A proposito: per gente competente, brava, intelligente, giovane (indipendentemente dalla misura del reggiseno), ci sarà spazio la prossima volta. Forse.
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Qualche giorno fa il Parlamento europeo ha votato per la nascita di un'Agenzia europea per la qualità dei prodotti agroalimentari. In pratica, una Efsa 2. Perché 2? Perché l’Efsa 1 esiste già: è l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), che grazie al grande impegno del nostro Silvio Berlusconi, fu collocata a Parma strappandola alle grinfie di Helsinki. Ora nascerà l’Efsa 2. E le autorità di Parma ci sono rimaste male. Perché, anche se nelle intenzioni questa nuova agenzia collaborerà strettamente con l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) di Parma e con le unità della Commissione Ue responsabili della tutela della qualità alimentare e maggiore tutela comunitaria e internazionale per Dop e Igp, in molti vedono questa proposta come un possibile depotenziamento di quella di Parma. Povero Presiedente del ConSilvio, povero cavalier Berlusconi, che su questa vicenda si era speso personalmente e con una particolare generosità? Quanto sarà afflitto, umiliato, disperato per lo sgarbo e il torto subito? Perché, nonostante la pronta candidatura di Parma, avvenuta sin dal 2000, quale sede “naturale” per un Authority sulla sicurezza alimentare, le demoplutocrazie burocratiche di Bruxelles avevano assegnato la sede dell’Efsa ad Helsinki, calda ed accogliente città finlandese. Silvio Berlusconi, primo ministro italiano, non poteva accettare un così grave affronto. E fece il possibile e l’impossibile per convincere i suoi colleghi europei per cambiare la decisione, dando l’Authority alla città del cibo per eccellenza: la nostra bellissima [[Parma]]. Per vincere la sua guerra, arrivò persino al sacrificio estremo: rispolverando tutte le arti da playboy che ben conosceva, e lasciando a bocca asciutta per una sera, le veline, le letterine e le ministre di turno, riuscì dopo una notte di incontro al calor bianco a convincere persino la primo ministro finlandese, la signora Tarja Halonen. La guerra fu vinta: Parma ebbe la sua brava Authority, e Silvio un altro cuore femminile nella sua nutritissima collezione. Fu un grandissimo successo, che tutto il mondo ci invidiò: il viagra, all’epoca, non era così diffuso. Ovviamente, per sbrigare la formalità, il governo italiano dovette promettere un sacco di cose: dare all’Efsa in tempi brevi una sede confacente all’importanza dell’Agenzia. Costruire una Scuola Europea a Parma, in collegamento con l’Efsa, visto il numero di funzionari di Bruxelles che sarebbero dovuti arrivare. Creare collegamenti aerei tra Parma e l’Europa, le sue città principali. Berlusconi fece tutte le promesse che gli venivano richieste. Sappiamo bene che fare promesse è la cosa che gli piace di più e gli riesce meglio. Per iniziare, c’era da fare l’inaugurazione. Ed ecco in quattro e quattr’otto sede (provvisoria) scuola (provvisoria) e aeroporto con i voli (provvisori). Un trionfo del governo Berlusconi: era riuscito là dove tutti avevano fallito: portare in Italia un pezzo d’Europa. “Quando abbiamo assunto la responsabilità del governo non c’era nessuno che si sarebbe giocato un soldo sulla possibilità che un’agenzia ormai assegnata alla Finlandia, potesse cambiare indirizzo e venire in Italia”. Bravo, bravo, bravo! Al pari di Bruxelles e Strasburgo, Parma era diventata una capitale europea! L’inaugurazione dell Efsa fu un vero trionfo: Silvio e il Presidente della Commissione europea [[Barroso]], mano nella mano, rapiti dall’avvio di questa fantastica Agenzia. Che solo a Parma poteva stare: perché, come disse Silvio, “Non c’è alcuna possibilità di confronto tra il culatello di Parma e la renna affumicata”. A Berlusconi fare promesse piace tantissimo: è un sognatore, un visionario, un generoso. Ma mantenerle gli piace molto meno: è noioso, burocratico, realistico. E così, anno dopo anno, direttore dopo direttore, rinvio dopo rinvio, l’Efsa è in crisi. Il bilancio 2007 mostra che dei 61 milioni di euro di budget, 24 (poco meno della metà) vanno per pagare gli stipendi dei 326 dipendenti (14 milioni) e per le spese di recruitment (2 milioni l' anno!). Dei 19 milioni di attività operative all’acquisto e conservazione libri sono destinati solo 6 mila euro, alla biblioteca speciale 8 mila, alle spese di pubblicazioni: 25 mila. E tra gli 8,6 milioni spesi per le infrastrutture, compare una voce monstre per l' affitto (2,3 milioni l' anno): perché, nonostante l’inaugurazione con Silvio e Barroso, l’Efsa non ha ancora una sede. Che ne è stato di tutte quelle promesse? A Berlusconi fare promesse piace ma mantenerle è noioso. Forse per questo che i lavori per la vera e definitiva sede dell’Efsa sono ancora in alto mare: dovrebbero partire a maggio del 2009 e concludersi nel 2011, ma l’accelerazione è stata data, dopo anni di litigi, ritardi e decisione contrastanti nel febbraio del 2009. Sarà per questo che della sede Scuola Europea non c’è traccia, che solo ora il Governo ha individuato il metodo di "leasing in costruendo" sul progetto predisposto dal Comune di Parma che prevede la costruzione della nuova Scuola Europea nella zona del Campus universitario, ma i soldi non ci sono, visto che il disegno di legge per la scuola è stato discusso il 26 marzo 2009, curiosamente proprio dopo il voto europeo che dava il via a EFSA2. E sarà sempre per la noia del mantenere le promesse che l’aeroporto di Parma, a cui furono destinati 20 milioni di euro per l’investimento ha collegamenti con Tirana, con Bucarest, con Borgo a Buggiano. Ma, a parte una quindicina di giorni proprio in coincidenza con l’inaugurazione dell’Efsa, non ci sono voli per Bruxelles né per Parigi, né per Berlino, né per Strasburgo. A Londra ci va un aereo al mese, se si ricordano di mettergli il carburante. E per tutto il resto, c’è la cara vecchia automobile, o se si vuole la bicicletta, per andare a Milano o a Bergamo: come ai bei tempi in cui gli aeroplani non volavano!
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Siamo tutti puntini sperduti, che navigano a tentoni nel buio in cerca di un qualcosa che non sappiamo pure di preciso cosa sia. Eppure, a volte, improvvisamente tutto si fa chiaro. Vedere la foto con la quale
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Caro Silvio Berlusconi,
Lei ha annunciato che, per la prima volta da quando è un uomo politico, parteciperà ad una manifestazione per commemorare il 25 aprile, perché “di questa festa non se ne appropri soltanto una parte”. Lo accoglieremo a braccia aperte, come un figliol prodigo che torna alla casa. Sarà davvero bello vederLa sfilare in mezzo a noi. E non si preoccupi se qualcuno fischierà. La maggior parte di noi sarà contenta di vederLa festeggiare. Però, signor Presidente, mi creda: se Lei per anni non ha festeggiato il 25 aprile, è un suo problema. Perché il 25 aprile si festeggia il ritorno alla libertà. E Lei, che della libertà si è sempre definito un alfiere, Lei che ha addirittura fondato un partito che si chiama “Il Popolo delle libertà” avrebbe dovuto da sempre essere al nostro fianco. Ma non importa, meglio tardi che mai. Siamo lieti che si unisca a noi. Lo sarà anche un distinto signore di 80 anni. Lui, che nel
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C’era una volta, nel paese più bello del mondo, Biancosilvio: il figlio del principe azzurro e di Biancaneve. Biancosilvio regnava felice nel suo bel castello con accanto i suoi servi più fidati, i 7 nani: Bonaiutolo, Bondolo, Tremontolo, Schifanolo, Dell’Utrolo,
Perché Mastro Cacciaro era un fautore dell’”urbanistica bulgara”, e dalla sua abitazione, Ca’Farsetti, pensava per la città appoggiata sul mare la conservazione di un patrimonio unico che tutto il mondo invidiava al Belpaese, mentre per i suoi quartieri di terraferma lo sviluppo di piste ciclabili per incentivare l’uso della bicicletta, un noto simbolo comunista. Brunettolo, invece, che tanto aveva imparato dal suo signore e padrone Biancosilvio in materia di case e di edilizia, sognava per la sua adorata città una pioggia sana e vivificatrice: una pioggia di cemento. Per questo, si preparava a cacciare il Cacciaro, ed aveva chiamato un mastro architetto veneziano, Sior Carraro l’Umberton, che era stato un politico famoso nell’epoca d’oro di Santo Craxio, e che da sempre immaginava per la sua Veneziola un nuovo sviluppo economico fatto di case, palazzi, ponteggi e costruzioni. Ci aveva provato molte volte, il povero Brunettolo a diventare il doge di Veneziola. Ma senza successo. Stavolta, sentiva nel Belpaese l’aria giusta: neuroni a pezzi, sinapsi arrugginite, coscienza civile ridotta ai minimi termini. Era pronto per modernizzare la città e sottrarla alla dittatura della sinistra. Il primo obiettivo era costruire in riva alla laguna, che Brunettolo sognava “luogo di connessione della città antica con la città di terraferma”, la povera Mestrole di cui nessuno parlava mai, che per Brunettolo doveva conquistare “la sue residenze sul proprio waterfront, in un paesaggio comune che avrebbe legato le due città, l’antica e la moderna”, Veneziola e Mestrole, costruendo quartieri residenziali lungo l’area della Laguna, liberandola dai vincoli paesistici ventennali che
Un sogno bello, nuovo moderno. Come l’altro che Brunettolo accarezzava: Dracula Presidente dell’Avis. A nulla servivano i pareri di illustri architetti ed urbanisti del Belpaese e di Veneziola, che dicevano che “il waterfront lagunare va salvaguardato nelle sue unicità, soprattutto dai Pili a Campalto, magari anche proprio attraverso nuovi collegamenti ciclabili e pedonali che uniscano le sue isole, come previsto dal piano regolatore” o che si trattava di “una proposta demenziale perché è noto che nel Veneto e nel veneziano ci sono molte più case di quelle che servono e che il problema è semmai quello degli affitti troppo alti”. Pareri di gente invidiosa, mediocre, senza slanci e senza visione del futuro. Brunettolo per la sua adorata città voleva il meglio. E già immaginava, una volta finito il Mose, un nuovo porto alla bocca di Malamocco, la sublagunare fino al Lido, scavando canali fino a
Se vuoi continuare a sorridere con Brunettolo il nanolo, leggi loa conclusione del post su Giornalettismo

Berlusconi e il suo governo sono encomiabili. Si stanno spendendo per i nostri concittadini abruzzesi, così duramente colpiti da sisma che ha raso al suolo buona parte della Provincia de L’Aquila come nessun governo aveva mai fatto. Instancabili. Incredibili. Formidabili. Silvio Berlusconi si è recato per giorni e giorni nell’Abruzzo sconvolto dal sisma. Ha stretto mani, ha pianto con dolore sincero accanto ai parenti delle vittime. Ha promesso che farà qualsiasi cosa per far tornare tutto come prima, anzi meglio. E, da uomo d’affari, pragmatico e che non promette invano qual è, si è subito messo in cerca della cosa che, passata la prima emergenza, è più importante per gli Abruzzesi. La fiducia nelle istituzioni, in una ricostruzione delle case rapida ed efficiente. Per queste cose, Berlusconi – che è anche un palazzinaro, pardon costruttore, di gran livello – servono i danè. I soldi, insomma. E per questo lui, capo indiscusso e indiscutibile del centro destra (“Non si muove foglia che Silvio non voglia” è il motto), ha subito preso, una decisione che va proprio nella giusta direzione: non accorpare alle elezioni amministrative ed europee del 7 giugno il referendum abrogativo di parte della Legge elettorale. La legge-porcata, così come la definì colui che l’ha scritta e fatta approvare: il genio della lampada Alì Babà Calderoli. Una scelta che avrebbe permesso di risparmiare minimo 180 milioni di euro, secondo la stima – forse un po’ risicata, alcuni parlano di 300-400 milioni – di un altro genio, Bobo Saxofone Maroni. Quelli che contestano questa scelta e che protestano che in questo modo si sprecano risorse preziose che sarebbero potute andare – per esempio – per la realizzazione delle strutture abitative provvisorie in cui gli oltre 20 mila sfollati dell’Abruzzo potranno passare il prossimo inverno, in attesa che le case comincino ad essere costruite, sono i soliti disfattisti. Silvio Berlusconi ha fatto la cosa giusta, come sempre: ha preferito accontentare la Lega Nord nella sua sacrosanta richiesta di andare a votare in un'altra data, per rendere più difficile il raggiungimento di votanti necessario a rendere valido il referendum. Se passasse il referendum, infatti,
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