lunedì, 25 febbraio 2008, ore 15:09
Il sole, puntuale come ogni anno, buca il cielo e comincia a scrollarsi di dosso il freddo dell’inverno, sciogliendo la neve. Le mimose tinteggiano di una nuova luce fresca il paesaggio infreddolito. E torna, come ogni anno, il festival di Sanremo, con le sue luci, le ombre, le canzoni e canzonette, le invidie, le trame. Un po’ come la vita: tutto sempre uguale, eppure sempre diverso. Ogni volta, chissà perché, mi sorprende il pensiero di un giorno lontano, lontano nel tempo. E rivedo te in un sorriso, nell'espressione di un volto per caso. Te che, in una notte di gennaio del 1967, proprio nel corso di un Festival di Sanremo, hai detto “Ciao amore ciao”, e te ne sei andato. Non si sa bene come, non si sa perché. Semplicemente è andata così. E la vita, questa linea stretta che corre leggera, questo attimo breve come un fiocco di neve, svanì in un lampo, in quella notte di gennaio. Non so se tu abbia avuto ragione. Perché forse è vero (come dicevi tu) che la vita che scorre sottile, un giorno dopo l’altro, un passo dopo l'altro, sembra sempre la stessa, e dipinge il cammino di strade sempre uguali, delle stesse facce, delle stesse case. E forse è vero anche che i nostri occhi intorno cercano l'avvenire che avevano sognato, ma i sogni restano sempre sogni mentre l’avvenire è ormai quasi passato. Ma anche se la speranza sembra a volte davvero un'abitudine, io continuo a pensare, nonostante tutto, che un giorno cambierà. Forse non sarà domani, non so dirti come e quando, ma vedrai, vedrai che cambierà. Per questo continuo ad ascoltare canzoni, anche se spesso sono solo canzonette. Perché a volte capita che quella musica, quelle parole che ci attraversano la vita, siano come i piccoli raggi di sole che sorridono in queste mattine ancora fredde. E magari guardando un paesaggio, prende come un'illogica allegria di cui non si sa il motivo; come se improvvisamente ci si prenda il diritto di vivere il presente. E allora respiro profondamente questa vita che passa veloce, come quel fiocco di neve che cadde in gennaio del 1967. La vita è forse una storia sbagliata, da non raccontare, ma è un’avventura, una storia diversa per gente normale, una storia comune per gente speciale. Forse un po' complicata. E anche se spesso ti prende una strana amarezza, perché ti sembra che non ci sia una canzone per te, ti senti solo e sembra che la festa che è appena cominciata sia già finita, forse, in questa strana storia da non raccontare, forse c'è amore un po' per tutti, e tutti quanti hanno un amore, in questa strana e cattiva strada che corre impazzita senza un senso. E pensi che non sarà domani, ma un bel giorno cambierà. E ti guardi intorno, mentre il sole buca le colline, e pensi che c'è gente che ha avuto mille cose, tutto il bene e tutto il male, e che si perde per le strade del mondo come è successo a te, in quella notte di gennaio a Sanremo. Chissà se avevi ragione tu, oppure ho ragione io. Forse, entrambe le cose. Io so solo che a me piace vedere l’inverno cadere sul sorriso delle persone, e so che a volte basta poco per trovare una piccola ragione d’allegria; a volte può bastare persino una rosa. E ora, in questi giorni in cui il freddo comincia a svanire, e sul palco di Sanremo si stanno per riaccendere quelle luci che ti videro cantare, e nuove canzonette scivoleranno silenziose nell’oblio, penso che passerà anche questa stagione senza far male, e anche questa pioggia sottile, come passa il dolore. E la vita sarà, domani, e domani, e domani, sempre un giorno incerto, di nuvole e sole. Ma ad ogni istante c’è qualcuno a cui puoi regalare, o che può regalarti, una rosa. Basta poco. E così, mentre ripenso alla tua vita spezzata in quella notte di gennaio del 1967, e le luci del palco del festival di Sanremo sono ancora spente, ripenso alle tante vite silenziose spezzate troppo presto, ai troppi fiocchi di neve sciolti in un istante dal sole. Non so se ci sia il paradiso, ma penso anch’io che se ci fosse, dio lo avrebbe fatto soprattutto per chi non ha sorriso ma ha vissuto con la coscienza pura. E così, mentre un’illogica allegria accarezza dolcemente il mio sorriso, dico ai signori benpensanti che l'inferno esiste solo per chi ne ha paura. E che anche tu, Luigi, tu che come tutte le più belle cose vivesti solo un giorno come le rose, se c’è un paradiso, stai lì. In questa giornata di sole, nell’aria già primaverile, sembra quasi di sentirti cantare, lontano, lontano, nel tempo.
Buon tutto!
Questo post è dedicato a Luigi Tenco e ad altri amici che hanno allietato e allietano il cammino dei nostri giorni con le loro parole, i loro pensieri e la loro musica. A Fabrizio, Sergio, Giorgio, oltre che a Luigi, chiediamo scusa per avere indegnamente utilizzato la loro poesia, e speriamo che ovunque si trovino ci possano perdonare
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