
Che scandalo, che vergogna, che inciviltà! L’Italia intera s’indigna di fronte allo scandalo delle dichiarazioni dei redditi. Noi di Comicomix siamo profondamente esacerbati, e sosteniamo incondizionatamente la Procura della repubblica di Roma, che ha aperto un’inchiesta su questa vera e propria emergenza nazionale. Tutto il mondo ci guarda, come ad una terra in cui ogni elementare diritto di cittadinanza viene calpestato con ignominia. Basta! Vergogna! Gli italiani onesti e perbene sono stufi di assistere a questo scandalo senza che nessuno faccia nulla. E meno male che ci ha pensato il Codacons, l’associazione dei consumatori, che ha denunciato l’Agenzia delle entrate e il Ministro (vice ministro) Vincenzo Visco. Chiede 20 miliardi di euro, e cioè circa 520 euro per ciascuno dei 38 milioni di contribuenti italiani. Meno male che c’è chi pensa a noi. A noi chi? Ma come chi? A noi contribuenti onesti, a noi che paghiamo le tasse, perché sappiamo che esse servono a finanziare i servizi pubblici essenziali per tutti i cittadini: Sanità, scuola, Difesa nazionale, Pubblica sicurezza (tema di grande rilevanza, al giorno d’oggi). E che, quando leggiamo che secondo le ultime statistiche sulle dichiarazioni dei redditi ci sono solo poco più di 300 mila contribuenti italiani che guadagnano più di 100 mila euro l'anno ci indignamo profondamente. Sono appena dello 0,74 per cento del totale di coloro che pagano le tasse. A vivere poi con oltre 200 mila euro l'anno è solo una manciata di italiani: 58.650, lo 0,14 per cento degli oltre 40 milioni di contribuenti. Una vera, autentica vergogna. Un vero, autentico scandalo. Al confronto di esso, nulla regge. Deve essere per questo che in questi giorni non si è parlato d'altro, e a tutti è sfuggito che nel frattempo, con una decisione probabilmente di dubbia legittimità, i redditi di tutti gli italiani sono finiti on line. Forse, violando la legge sulla privacy. Non perché i dati non debbano essere resi pubblici ma perché, come stabilisce l'art. 25 della legge 241/90, chi vuole mettere il naso negli affari altrui deve "avere un interesse qualificato e concreto, e deve in ogni caso lasciare traccia della sua domanda di accesso e del suo interesse". La questione è aperta, perchè in altre occasioni analoghe nessuno ebbe nulla da dire. Ma naturalmente, questa sciocchezza ha lasciato giustamente i media, il mondo di internet, la carta stampata, del tutto indifferenti. Come è giusto che sia, a nessuno può importare molto di una leggerezza, diciamo di un errore sulla legge di tutela della privacy. Mentre a tutti interessa che ci siano milioni e milioni di connazionali che, allegramente, girano con macchine di lusso, si fanno vacanze milionarie, spendono e spandono e poi dichiarano al fisco 10 mila euro di reddito, magari protestando con forza perché i servizi pubblici non funzionano. Truffando, quindi, i milioni di italiani onesti. Questo è l’interesse principale, che tutti hanno giustamente compreso, segnalato, e incentivato. Per questo ringraziamo sentitamente le procure di tutta Italia, le associazioni di consumatori e cittadini, e il mondo dei media e di internet. Per essersi occupati della vicenda centrando il punto essenziale, occupandosi cioè, dell’unica cosa davvero rilevante. E un ringraziamento speciale va al paladino della giustizia, all’uomo tutto di un pezzo, al profeta della trasparenza di Internet e della legalità. Si, all’ottimo Beppe Grillo. Che giustamente, si è scagliato come un ossesso. Contro chi? Ma è ovvio: contro quei criminali che hanno messo in rete e reso pubblici le dichiarazioni dei redditi di tutti, comprese le sue. Perché anche per lui, come per quasi tutti gli altri, a prendersela con gli evasori fiscali, si fa sempre in tempo. Lo farà un'altra volta. In fondo, siamo tutti italiani, no?
Buon tutto!
