C’era una volta, in un paese lontano lontano, quello che passerà alla storia dell’umanità come il migliore governo del mondo. Uomini e donne di grande sagacia e intelligenza, di elevata statura intellettuale e di alte qualità morali. In mezzo a loro, un ministro svettava sopra tutti. Riusciva a fare ombra persino al capo del governo. Questo Ministro si chiamava - che domande! - Renato Brunetta. Per via delle sue enormi capacità, era stato messo in uno dei ministeri più importanti. Un posto chiave, per il quale avevano litigato pazzi da novanta come Brontolo, Eolo, Gongolo. Alla fine, erano rimasti in lizza Pisolo e Brunetta. E vinse, naturalmente, il più sveglio dei due: Pisolo, che finì nella favola di Biancaneve. Renatolo invece, grazie alla promessa da Silviolo – che aveva tanti difetti, ma era un uomo d’onore – fu sistemato in un incarico degno di lui: il Ministero della Funzione Pubblica. Talmente importante che Cucciolo non lo volle occupare. Ma il nostro piccolo Renato, che tutti chiamavano Renatino, sapeva che non conta dove sei, ma è importante elevarsi sopra gli altri in qualsiasi cosa sei chiamato a fare, se la fai. E lui si mise d’impegno, decidendo di rivoluzionare la Pubblica Amministrazione italiana. Che, ne aveva davvero bisogno. Così, pensa che ti ripensa, varò un pacchetto di misure con il modesto obiettivo di far diventare la Pubblica Amministrazione in Italia efficiente, trasparente, meritocratica. Una favola, un compito gigantesco, ma che a lui sembrò facile come scalare uno sgabello. E detto fatto, varò in pochi giorni nientepopodimeno che un “piano industriale per la PA”, che non solo avrebbe resa efficiente in un nanosecondo (forse anche meno) l’attività degli uffici pubblici, ma che avrebbe reso l’Italia più bella, più superba, più alta, più tutto. E avrebbe fatto risparmiare, secondo Renatino, circa 20 miliardi di euro all’anno allo Stato. Chissà perché, si chiedevano tutti, nessuno ci aveva mai pensato, se era così facile. Tutti erano felici ed erano già pronti per fare a Renatino un monumento. Alcuni decisero di piantare un bonsai gigante, alto 70 centimetri, davanti agli uffici del Ministro. Ma come in tutte le favole che si rispettino, ecco arrivare la strega cattiva: Giulio Tremonti che, quando si trattò di scrivere nero su bianco i risparmi del Piano di Renatino, che tutti iniziavano già a chiamare Pianino, stimò i risparmi promessi dal nostro Brunettolo pari a zero. Puf, svaniti come la scarpetta di Cenerentola a mezzanotte. Il nostro piccolo, povero Ministro era disperato, non tanto per la mancata realizzazione degli alti obiettivi che si era posto: erano favolosi, anzi proprio una favola, e alle favole ormai non ci crede più nessuno. La ragione era che Renatino s'era preso un impegno con i suoi elettori e le sue elettrici: se in un anno non fosse riuscito a realizzare quanto promesso, rivoluzionando la Pubblica Amministrazione, si sarebbe dimesso. No, non pensate che la disperazione dipendesse dal fatto che Renatino avesse paura di perdere la poltrona: era un uomo così disinteressato che si era mantenuto comunque il posto da parlamentare, nonostante i rimproveri del suo stesso partito. No: la disperazione per l’alto funzionario, per l’elevato Ministro della Funzione Pubblica dipendeva dal fatto che se si fosse dimesso dopo un anno, sarebbe passato alla storia come il Ministro più breve della Repubblica Italiana. E questo, il povero Piccolo Renato, non lo riusciva proprio a sopportare. Nelle favole, si sa, alla fine tutti vivono felici e contenti.
Buon tutto!
Questo post è frutto tra l’altro di 2 splendide giornate veneziane, trascorse in compagnia di amici carissimi. Un sorriso speciale per loro.