
Ci sono cose che voi umani non potete neppure immaginare. Così impensabili da sembrare inventate. Questa ci è stata raccontata al telefono dalla nostra riservatissima fonte d’informazioni: il tabaccaio di Ferro di Cavallo, che ci ha raggiunto mentre ce ne stavamo a prendere il sole sul bagnasciuga di Otranto. E’ una storia che parla di una battaglia di civiltà che viene combattuta, da anni, da un manipolo di eroici combattenti della libertà. Si tratta della santa battaglia per il finanziamento (pubblico) delle scuole private. Queste scuole, di ispirazione laica (molto di rado) o di ispirazione cattolica (molto più frequentemente) sono spesso migliori della schifiltosa scuola pubblica, fonte di ogni spreco e lordume (ogni tanto ci sono dirigenti scolastici che pretendono addirittura di aprire un laboratorio, o di rinnovare i banchi scolastici, che sfrontati!). Una scuola pubblica piena anche di insegnanti fannulloni, come direbbe l’altissimo, il Ministro Brunetta. Insegnanti che vivono con stipendi da nababbi, addirittura superiori a mille euro: che vergogna! Meno male che ci hanno pensato la bravissima Ministro Gelmini e il superlativo Ministro Tremonti a tagliare un po’ di fondi alla scuola pubblica: così imparano, questi mangiapane a tradimento! Invece, le scuole private sono straordinarie: hanno la moquette, l’aria condizionata, i fari antinebbia e gli alzacristalli elettrici di serie, alcune persino qualche bravo insegnante. Ma hanno un piccolo difetto: per frequentarle ci vogliono un sacco di soldi. Così, solo pochi fortunati danarosi possono accedervi, e molti altri, per risparmiare, sono costretti a rivolgersi alla scuola pubblica (che schifo! Che vergogna!). Ma nell’Italia di oggi, grazie all’azione incessante e generosa del partito di cui sopra, e anche di molte associazioni benefattrici dell’umanità (da Comunione e Liberazione alla Conferenza Episcopale Italiana, tanto per non fare nomi) c’è chi combatte per consentire di far abbeverare alla fonte del sapere anche i figli del popolo, di quei poveri cristi che, altrimenti, dovrebbero accontentarsi di quei pidocchiosi professori della scuola pubblica. E così, per iniziativa di alcune regioni italiane, sono nati i buoni scuola. Si tratta in pratica di fondi pubblici assegnati a delle famiglie, con i quali queste famiglie di indigenti possono pagare le salatissime rette scolastiche di queste meravigliose scuole private. Ovviamente, il beneficio viene concesso dietro presentazione di apposita domanda e la selezione è strettamente legata al reddito: solo quelli che hanno un reddito inferiore ad un impiegato di medio livello possono accedervi. Gli altri, giustamente, devono pagarsela da soli. Un’iniziativa lodevole, degna di quel nuovo corso che ispira la politica italiana, il corso Robin Hood, come pare verrà ribattezzata Via XX settembre a Roma, la sede del Ministero dell’Economia. Ma ecco che quel dispettoso del tabaccaio di Ferro di cavallo entra in scena, e rovina questa edificante favoletta. Perché, secondo lui, scorrendo i dati dei beneficiari di questi buoni scuola si scopre che essi non sono, ovviamente, i ricchissimi operai delle catene di montaggio, e neppure quei nababbi fannulloni dei dipendenti pubblici. Ma, com’è naturale, imprenditori, commercianti, ristoratori, avvocati, medici. Il popolo, insomma: gente indigente, che allega la propria dichiarazione dei redditi, in cui si certificano redditi annuali prossimi allo zero, o a 2 mila euro annui per i più fortunati, ma che non vuole giustamente rinunciare al meglio dell’istruzione scolastica per i propri teneri rampolli, e può pagare così rette di 7 mila o 8 mila euro per ciascun figlio. Il tabaccaio di Ferro di Cavallo – che è un tipo mite e gentile, ma un po’ malizioso – ci raccontava al telefono che non si può neppure accusare chi ha pensato al provvedimento in questi termini di non fare i dovuti controlli. Perché, leggendo i bandi, si scopre che il beneficio può essere concesso anche pagando il beneficiario con un assegno circolare, quindi senza accedere (se non con costosissimi e complicati controlli a campione) ai conti correnti dei dichiaranti. La conversazione si è interrotta (la linea non è delle migliori) ma avremmo voluto dire al nostro amico Tabaccaio che solo un malizioso come lui potrebbe pensare che in questa vicenda ci sia qualcosa di poco chiaro. E comunque, se ci leggi, caro Tabaccaio di Ferro di Cavallo, tu che sei una persona semplice del popolo, che non hai studiato e ti guadagni da vivere vendendo giornali e sigarette e sprecando un po’ del tuo tempo facendoci queste telefonate mentre siamo sotto l’ombrellone a Otranto, a chi vuoi che importino queste storielle d’agosto?
Buon tutto!
