lunedì, 25 agosto 2008, ore 08:24
scarabocchiato da Comicomix in pensieri, riflessioni, vita, sport


E’ il 24 luglio del 1908 a Londra. Fa un caldo innaturale ed insolito per queste parti. Un uomo corre verso l’orizzonte. Si chiama Dorando Pietri. E’ solo, ha una maglietta bianca con il numero 19. Corre, e sente voci confuse gridargli qualcosa in una lingua incomprensibile. Dorando viene da un piccolo paese lontano, viene dall’Italia. E’ nato in Emilia e vive a Carpi. Un giorno, circa 4 anni fa, mentre serviva una cliente nel suo negozio di frutta e verdura, vide un uomo correre verso l’ignoto. Non si sa perché, ma  Dorando si mise a seguire quell’uomo, che correva sulla strada. Lo seguì, correndo a perdifiato, con  i polmoni che fanno male ed il cuore che batte violentemente nel petto, senza sapere dove andasse e perché. E da allora Dorando corre, corre a perdifiato per le strade dell’Italia e del mondo, corre più veloce del vento impetuoso delle sere d’inverno. Anche oggi, 2 ore e mezzo fa, è partito, assieme ad altri 59 uomini in maglietta e calzoncini, ognuno con il numero appuntato sul petto, davanti ad uno splendido castello, dove gli hanno spiegato vive la regina d’Inghilterra. Corre, Dorando, corre verso il traguardo, verso lo stadio di White City . E’ veloce e ha staccato tutti gli altri: i gallesi, il sudafricano, e quell’americano strafottente, che lo ha guardato alla partenza con aria di sfida e gli ha detto: “Poor italian! I’’ll win!”. Dorando è un po’confuso, stordito dal sole e dal caldo. Gli rimbalzano in testa le grida attutite delle gente attorno, ma continua a correre veloce, con il cuore che schizza in gola, passo dopo passo, metro dopo metro. Vede in lontananza lo stadio, il traguardo, la fine e la vittoria. Dorando corre ancora, ma è stanco, com’era stanco quel soldato greco, Fidippide,  che molti secoli prima di lui correva verso Atene per annunciare la vittoria sui persiani a Maratona. E’ stanco, come quando alla fine della giornata passata al negozio di frutta tornava in fretta a casa, e incontrava decine e decine di uomini come lui, che andavano di corsa verso la loro sera, il riposo, la serenità. Corre, corre verso lo stadio, verso il traguardo, mentre le forze scivolano via, come scivolano veloci i giorni e le notti che corri controvento, senza senso e senza meta. E tutto s’annebbia, proprio all’ingresso dello stadio, e Dorando sbaglia strada, e lo fanno tornare indietro, e lui continua a correre sempre più esausto. Corre, come corrono tutti,  verso l’infinito, piccoli punti sperduti nel tempo, che vanno a perdifiato verso quel traguardo lontano, quel punto verso l’orizzonte in cui la notte e il giorno si confondono. Ora Dorando è dentro lo stadio, sente l’urlo della folla lontano. Ora non corre più, barcolla, senza energie, come capita in certe giornate in cui il vento ti soffia più forte in faccia e hai solo voglia di sdraiarti e dormire, magari per l’eternità. Non ce la fa più, Dorando. Ma c’è chi lo aiuta, lo sostiene, lo sorregge, mentre i 75 mila dello stadio assistono impietriti in un assordante silenzio. Cade, ma lo tirano su, perché bisogna rialzarsi, correre, arrivare al traguardo. Vincere. Finalmente, Dorando spalanca gli occhi, esala un forte respiro, e passa il traguardo, stendendosi a terra, mentre tutti felici battono le mani. Dorando ha vinto. Quel piccolo uomo italiano ha corso più veloce di tutti. Ha vinto, e a nulla servirà l’invidia dell’americano sconfitto, che otterrà la squalifica di Dorando e prenderà la medaglia al suo posto. Tutta quella fatica, quella sofferenza, quel dolore nel petto non svaniranno nel nulla. No, Dorando ha vinto, anche se non gli daranno mai quella medaglia. Ha vinto come vincono i piccoli uomini: in silenzio, senza medaglie, tornando a casa, un giorno dopo l’altro, mentre la vita scivola silenziosamente verso il traguardo, verso la porta dell’infinito. Quel traguardo che Dorando ha varcato, a Sanremo, in una fredda notte di febbraio del 1942. E chissà se può ancora correre lassù, tra le nuvole, felice come in quella giornata di sole in cui si mise a inseguire il vento, in quei giorni di primavera in cui tutto sembra ancora poter accadere.
Buon tutto!

“To Pietri Dorando - In remembrance of the Marathon pace from Windsor to the Stadium - July. 24. 1908 - Queen Alexandra.”

Dedicato anche a Shizo Kanakuri, che corse la sua maratona mettendoci 54 anni, e ad Abebe Bikila,il più grande di tutti.


Permalink * commenti (19)
Commenti
#1   25 Agosto 2008 - 10:17
 
Buongriono a tutti...
sono rientrata dopo 2 settimane e sono molto felice di ritrovarvi...
Questa storia, che mi era sconosciuta, è come una parabola sulla vita... e contiene una sua massima e un invito: corri dietro ai tuoi sogni anche se l'invidia del prossimo cercherà di farti squalificare...

Buon tutto anche a te!
Kaishe
utente anonimo

#2   25 Agosto 2008 - 10:20
 
Mi pare, purtroppo, di vedere in Pietri, il prototipo e lo stesso destino dei tanti italiani di valore, ma che sono stati scippati da ben altri fannulloni della propria dignità e umanità.
utente anonimo

#3   25 Agosto 2008 - 13:51
 
Un post dal sapore del romantiscimo di altri tempi. Un post per ricordare i valori veri dello sport.

Questo di Dorando, è un vero episodio da far conoscere.

Oggi oramai anche le Olimpiadi sono sempre più business...

Daniele il Rockpoeta
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#4   25 Agosto 2008 - 14:50
 
Grazie per averlo ricordato così, come meritano i veri campioni.
Un bel servizio su Rai Sat eXtra inserito su YouTube http://www.youtube.com/watch?v=7iZfpm6E3zk per gustare visivamente, quello che hai scritto nel tuo bellissimo articolo. ciao*
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#5   25 Agosto 2008 - 15:25
 
Bellissimo post.. davvero!!!!
Un caro abbraccio dalla tribù riunita (e la vostra?), Lisa
[ps: come procedete?????? ^_^]
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#6   25 Agosto 2008 - 16:56
 
Sono sicura che lassù, da qualche parte, corre ancora...
utente anonimo

#7   25 Agosto 2008 - 18:34
 
Un grande abbraccio simbolico a tutti quelli che correndo inseguono i loro sogni e sognando corrono verso un orizzonte chiamato UTOPIA perchè sanno che quello è l'unico modo per dirsi VIVI!!!!!!!!!!!!!
Un abbraccio ai Comicomix sempre bravi!!!!!!!!!!!
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#8   25 Agosto 2008 - 22:09
 
Ma io non lo sapevo.

La trasmissione di Radiopop, che curava i servizi sportivi dalla Cina" si intitolava, per l'appunto, "Dorando". chissà se c'entra?
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#9   25 Agosto 2008 - 23:16
 
il fornaretto di carpi era un grande!!
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#10   25 Agosto 2008 - 23:33
 
hai raccontato la storia molto bene..
tutti gli sport richiedono sacrificio, ma la maratona è una di quelli che ammiro di più, piccoli grandi uomini, spesso africani o maghrebini ma non solo, abituati forse a vivere in posti dove "si deve" camminare per kilometri perchè i piedi sono i più veloci mezzi di trasporto..
un abbraccio
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#11   26 Agosto 2008 - 08:22
 
conoscevo già questa storia, grazie x avermi rinfrescato la memoria
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#12   26 Agosto 2008 - 08:35
 
dorando pietri fu premiato con una speciale coppa ed è entrato nella leggenda,ciao.
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#13   26 Agosto 2008 - 09:27
 
Non conoscevo la storia di Dorando: è commovente
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#14   26 Agosto 2008 - 09:53
 
Grazie per avere ricordato la storia di Dorando Pietri con questo bellissimo post.

Giuseppe
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#15   26 Agosto 2008 - 12:07
 
Dedicato a tutti quelli che si dopano e che rendono lo Sport povero.
Grazie, ragazzi, per questo "post".
Daniele
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#16   26 Agosto 2008 - 14:24
 
interessante...complimenti!!!

http://www.siamotuttimcgyver.blogspot.com/
utente anonimo

#17   26 Agosto 2008 - 21:52
 
Un saccheggiato ciao!!!!!!!!!!
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#18   27 Agosto 2008 - 12:32
 
Lo sport dovrebbe essere fatto appunto per sport e allora era così. Ciao.
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#19   28 Agosto 2008 - 01:19
 
Un grande personaggio, ancora più grande di una di quelle mani che lo sorressero: erano di Sir Arthur Conan Doyle :)
W lo sport vero.
S.
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