Da qualche giorno mi alzo con l’animo inquieto. Qualcosa mi tormenta. Eppure, tutto sembra andare bene, nella mia vita, in quella dell’Italia, nel mondo: problemi che mesi fa sembravano senza soluzione, come la sicurezza delle persone, i rifiuti di Napoli, la crisi della terza settimana, sono spariti. Risolti. E anche nella mia vita quotidiana tutto va bene. Ma allora perché questo senso di inquietudine, che mi prende lo stomaco, m’impedisce di dormire, mi fa stare male? Pensandoci bene, mentre guidavo nel traffico della mia città, improvvisamente ho capito: qualche giorno fa, all’improvviso, quasi di nascosto, senza che io lo volessi, mi è venuto in mente un dubbio. Piccolo, per carità. Una cosa quasi senza importanza. Un dubbio veloce, che si è dissolto in un attimo. Ma si vede che, senza accorgermene, mi è rimasto addosso. E io mi vergogno, mentre cammino per strada in quest’Italia docile che passa le sue giornate senza dissenso, dove tutto va bene e nessuno osa lamentarsi. Penso: si vedrà che io viaggio con questo dubbio attaccato addosso? E che dirà la gente per bene, dalla faccia serena, che cammina docile, silenziosa e omologata? Certo, potrei difendermi con Tocqueville, che disse che una società libera è l’opposto di una società docile. Ma non so se servirebbe, perché il dubbio sarebbe lì, assieme a me, e con esso la vergogna e l’angoscia. Che dubbio ho avuto? Ma nulla, una sciocchezza. Mentre guardavo quei sondaggi che dicevano che la fiducia dell’Italia in questo Governo è alta e crescente, e un lieve sorriso mi increspava le labbra, ho pensato: E se Berlusconi avesse torto? Se quello che stanno facendo la Gelmini alla scuola, Maroni alla sicurezza, Tremonti all’economia, Brunetta alla Pubblica amministrazione fosse sbagliato? Oddio come mi vergogno, con questo dubbio maligno che non se ne vuole andare. Come vivo male! E dire che prima stavo bene, come tutta la mia bella Italia, che sembra una grande caserma: docile, assuefatta, mansueta. E noi cittadini tutti lì, belli, tranquilli, spettatori silenziosi che guardano lo spettacolo senza aprir bocca. Ma io adesso che faccio, con questo tarlo che s’insinua, mentre non mi tranquillizzano più le parole di quel simpaticone di La Russa, e non sorrido più alle battute di Cicchitto. Come riuscirò ad andare avanti, con questo dubbio maledetto, che non se ne vuole andare? E presto, molto presto, qualcuno si accorgerà della mia nuova condizione. Mi indicheranno tutti, per strada: eccone un altro, uno di quei cattivi soggetti che si portano appresso il dubbio. Loro non sono come la figlia del primo ministro, che se ne infischia del dissenso e plaude a chi decide, anche se prende una decisone sbagliata. Perché un buon cittadino non dissente: segue, sorride, accetta, approva. Una voce fuori del coro, un uomo con un dubbio addosso, è solo un disfattista, un nemico della nazione. Forse, addirittura, un terrorista. Come invidio quell’uomo che dice che la minoranza deve tacere, perché il consenso del Governo è al 70 per cento! Come potrò guardare ancora i volti innocenti dei miei bambini, con questo dubbio addosso? Che diranno di me quando, ascoltando il Capo del governo dire che il Parlamento è poco più di un fastidio da eliminare, una specie di foruncolo, mi verrà istintivo scuotere la testa e dire: Non sono d’accordo!. Mi vengono i brividi, se ci penso: io, che sono sempre stato dalla parte “giusta”, che ho sempre preso in giro chi si oppone, le minoranze, come farò ad andare avanti? Non riuscirò più ad esser docile come una tigre ammaestrata di fronte alla frusta del domatore, non resterò indifferente quando leggerò chi scrive “attenti ai dittatori democratici”. Non potrò più cullarmi, come diceva John Stuart Mill, nella mia "passiva imbecillità"! Non mi resterà altro, per consolarmi, che invocare il poeta, quello che scrisse, tanti anni fa: “Sia lode al dubbio!”