
Quando si leggono certe cose l’amarezza, il disgusto, la rabbia, la delusione prendono il soppravvento sul nostro sorriso. E’ davvero triste vedere come si è ridotto il nostro paese, la nostra amata Italia. Non c’è più rispetto per niente e per nessuno. Ormai, anche di fronte ai valori fondanti della nostra società, della nostra civilità, della nostra convivenza civile c’è chi si ostina a passare il segno. E’ quello che sta succedendo ad una terra che da sempre portiamo nel cuore, la splendida Sicilia. Laggiù, tra gli agrumeti e i cedri, tra il mare e il marzapane, tra i cannoli e gli arancini, si consuma l’ennesimo sfregio a ciò che di più importante c’è in Italia: la famiglia. Un pover’uomo, un certo Francesco Scoma, che voleva solo vivere la sua vita in santa pace godendosi i suoi affetti più cari, la sua amata famiglia, è stato costretto a candidarsi contemporaneamente alla Presidenza della provincia, al parlamento nazionale, alla Presidenza dell'Assemblea regionale siciliana, e – dopo le elzioni – a diventare Assessore regionale alla famiglia. Ma soffriva come un cane, lontano dai suoi affetti. Lo strazio lacerante che provava varcando il proprio ufficio era tale che non è riuscito a resistere. E ha deciso di assumere il cugino all’interno dell’Assessorato, al "controllo strategico" dell'assessorato. Dopotutto, se proprio qualcuno ne doveva controllare l’operato, che meglio di un parente? In fondo, come dice il proverbio, i panni sporchi si lavano – a spese del contribuente - in Famiglia. Ma non era sufficiente. Così, mosso da commozione, l'assessore alla Presidenza della Regione Giovanni Ilarda, visto che il suo povero collega provava una nostalgia canaglia per i suoi parenti lontani, ha deciso di assumere nel suo staff una sorella del povero Scoma, Antonella. E il presidente del parlamento Francesco Cascio, che ha visto quanto ancora si sentisse solo e triste, ha assunto anche Deborah Civello, una cognata del povero Francesco, che giusto un paio di anni fa era scivolata in una brutta storia di 448 assunzioni senza concorso nelle municipalizzate di Palermo. Il poveretto, finalmente rincuorato dalla vicinanza dei suoi cari, era pronto a lavorare per il bene del paese, circondandosi di altri amici carissimi, come la sorella del presidente del Senato, Rosanna Schifani, nominata per chiamata diretta "componente della segreteria tecnica" dell'assessore Francesco Scoma nel giugno scorso, quando, improvvisamente, qualcuno ha trovato questo suo comportamento scorretto ed ha fatto scoppiare uno scandalo. Ma come, siamo o non siamo il paese della famiglia? Cosa avrebbe mai fatto di male, questo pover’uomo di Francesco Scoma? Ha solo voluto tenere accanto a sé il calore della famiglia, l’affetto della famiglia. Tutti abbiamo famiglia e sappiamo quanto è importante la famiglia. E quindi, il povero Scoma voleva solo tenere gli Scoma tutti insieme come una grande famiglia all'assessorato alla Famiglia. Il povero Francesco è molto amareggiato: è una vita che la sua famiglia si sacrifica per il bene della Sicilia. Il povero Francesco ricorda ancora il suo papà, Carmelo, che fu sindaco di Palermo dal gennaio del 1976 all'ottobre del 1978, gli anni in cui Vito Ciancimino stava finendo la sua opera di abbellimento della città di Palermo assieme alla sua famiglia di Corleone. E adesso, ecco quest’altra ingiusta accusa. Ha ragione, il povero Francesco, a lamentarsi: intervistato da "Viva Voce" di Radio
Ecco caro Francesco, sappi che noi ti siamo vicini, e vogliamo lanciarti questo affettuoso abbraccio da lontano per rincuorarti in questo momento difficile. In fondo, come ha detto quel signore di Milano, che poi ha fatto tanta strada ed ora è presidente del consiglio, quando ha venduto al proprio fratello i propri giornali “Ma che un fratello di un editore non può fare l’editore?
Buon tutto!
