
Tutto è pronto. 7 piccoli uomini (e donne), con uno stuolo di persone al seguito, stanno arrivando per il via alla piccola riunione che ogni anno li vede assieme in qualche parte di questo pianeta e che si svolgerà oggi e domani a L’Aquila, a due passi dalle macerie che hanno seppellito centinaia di persone solo poche settimane fa. Oggi più che mai, vista dall’alto dei monti d’Abruzzo, nella cittadella assediata dalle case scaricate, appare come un monumento di inutilità, impotenza e vanità. Il piccolo uomo che farà gli onori di casa non riesce a darsi pace, alle prese con scandali e scndaletti, con l’ossessione di vedere “oscurato” il suo bello spettacolo, organizzato con la cura maniacale di un impresario di successo da qualche nuova, scottante rivelazione sulla sua vita privata. La zona dove si riuniranno gli 8 piccoli capi dei paesi più ricchi della terra è blindata da uno spiegamento immenso di uomini, pronti a proteggerli da attacchi terroristici o dalla furia della terra, se per caso dovesse decidersi a tremare ancora, come accadde poche settimane fa. E la città ferita è deserta, abbandonata a se stessa, trafitta dal silenzio e dallo sperdimento di chi ha perso la vita, gli affetti, la casa, il futuro. Nelle tende di Paganica, o di Onna, quella riunione degli 8 capi dei paesi più ricchi del mondo da piccola si fa minuscola, vuota, inutile, un eco lontana di sirene, elicotteri, strette di mano false e sorrisi vuoti. E cresce la sensazione di vuoto e di sperdimento, e gli attacchi della stampa al piccolo uomo che farà gli onori di casa sembrano anch’essi un’amara nuvoletta di polvere, che passerà nel vento di Coppito come le nuvole veloci che accarezzano i monti d’Abruzzo. I terremotati ammassati nelle tende, tra puzzo di piscio e zanzare che non danno pace, ascoltano le tante promesse di una rapida ricostruzione. E ascoltano le promesse sui 15 miliardi da dare, finalmente, ad altri terremotati della vita, ai bambini e alle famiglie che vivono da secoli in tende senz’acqua e senza cibo: i 15 miliardi per l’Africa. L’Africa dimenticata, ferita, distrutta, che da qui, tra questi monti d’Abruzzo, non sembra poi così lontana, con i suoi figli e le sue figlie lasciati a morire di noia e di stanchezza. E anche se c’è chi, almeno una volta, unico e solo, si è ricordato di loro, gli ha prestato anche se solo per un giorno, la voce per parlare a chi non ha mai tempo per ascoltare, non si può far finta di dimenticare che anche a loro quei piccolo uomini e donne, e soprattutto il piccolo uomo che fa gli onori di casa in questa terra d’Abruzzo, hanno già fatto tante volte tante promesse. Promesse non mantenute, perché è così che funziona nelle piccole riunioni tra i piccoli uomini che fanno finta di decidere i destini di tutti noi piccoli punti sperduti nell’Universo. E per questo in terra d’Abruzzo quegli uomini e donne chiusi a chiave nelle tende in attesa che passi anche questa piccola riunione, come tutto passa lieve come il vento che accarezza le montagne dell’Abruzzo, raccolgono le mani tese di quei fratelli e sorelle d’Africa, che muoiono lentamente e in silenzio, perché è così che si muore nel mondo ogni giorno. La piccola riunione forse sarà un successo d’immagine, o forse sarà solo il luogo per leggere di scandali, scaldaletti. Ci saranno visite, e cene, e promesse. Alla fine del giorno, sull’imbrunire dei monti, resteranno solo quelle tende dimenticate. Quella città vuota soffocata dalle macerie. Quei visi lontani (eppure tanto vicini) dei bambini dell’Africa violentata da piccoli uomini senza vergogna.
Buon tutto!
